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venerdì 18 Settembre 2020
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    “Hanno atteso ottant’anni per prendere il potere… davvero credete rinunceranno ora che sono a un passo?” Con questa frase un’opinionista egiziano indicava la determinazione della Fratellanza Mussulmana nel non farsi intimidire davanti alla prospettiva di non riuscire a prendere il potere nell’Egitto post-Mubarak. Dall’altra parte del resto i militari appaiono egualmente determinati a non concedere spazi agli avversari

     

    CHI HA VINTO? – Il secondo turno delle elezioni presidenziali egiziane si è appena svolto e già la Fratellanza Mussulmana inneggia alla vittoria, proclamando un 52-55% di consensi guadagnato dal loro candidato Mohammed Morsi. Tuttavia Shafiq contesta questi risultati e del resto quelli definitivi si avranno solo giovedì. Quello che è sicuro è che la sfida militari-Fratelli ha raggiunto un nuovo apice con le recenti risoluzioni della Corte Suprema.

     

    TUTTO DA RIFARE – La Corte ha infatti stabilito che un terzo circa dei seggi assegnati alle recenti elezioni parlamentari erano da annullare a causa di modalità incostituzionali. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA) ha quindi sciolto l’intera Assemblea del Popolo (il Parlamento egiziano) in attesa di nuove elezioni da svolgere in futuro. Nel frattempo rimane comunque attiva una commissione di 100 membri che dovrà scrivere la nuova costituzione, ma l’effetto pratico della mossa è quello di riportare il potere nelle mani del CSFA durante questo periodo.

     

    Appare evidente un tentativo di rimescolare le carte del potere mettendo in discussione la recente avanzata dei Fratelli Mussulmani, sperando soprattutto che la crescente disillusione di parte della popolazione nei confronti dei partiti islamici possa rovesciare il risultato in elezioni future.

     

    L’ESERCITO NON MOLLA LA PRESA – Altri fattori mostrano l’intenzione da parte dell’esercito di non mollare la presa. Proprio in questi giorni è stata approvata la risoluzione che regola i poteri del presidente che si sta eleggendo. Forse proprio per pararsi in caso di vittoria di Morsi, tali poteri appaiono notevolmente limitati: il Presidente deve infatti fare riferimento al CSAF per gran parte delle principali funzioni (inclusa la dichiarazione di guerra). Rimane inoltre una misura di dittatoriale memoria: la possibilità di chiedere all’esercito di sopprimere eventuali proteste.

     

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    ATTESA – Va detto però che queste mosse pongono dubbi anche sulla legittimità dei risultati elettorali che usciranno giovedì. La Fratellanza sembra essere pronta alla rivolta attiva se Morsi non dovesse vincere, e del resto per quanto l’esercito abbia sostanzialmente privato di reali poteri la figura del Presidente nulla esclude ulteriori mosse per portare comunque Ahmed Shafiq alla vittoria. La fiducia nel processo elettorale appare comunque messa in crescente dubbio e numerose voci si sono alzate sul fatto che i sondaggi pre-voto siano stati manipolati dall’esercito per favorire il proprio candidato.

     

    Comunque vada giovedì, si ha l’impressione che le tensioni tra i due principali sfidanti rimarranno alte: non sono da escludere nuovi scontri di piazza.

     

    Lorenzo Nannetti

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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