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    L’approccio dell’India alla Terra Promessa

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    Svolte recenti e ostacoli storici di una delle amicizie più complesse del panorama internazionale, quella tra la più grande democrazia del mondo e la prima democrazia del Medio Oriente

    LE ORIGINI DI UNA LUNGA AMICIZIA – Era il 1992 quando India e Israele hanno avviato le proprie relazioni diplomatiche. Dopo decenni di rapporti informali, nati pressoché con la nascita stessa dello stato ebraico (che l’India aveva riconosciuto già nel 1950), si ha quel passaggio a un livello superiore nelle relazioni reciproche che da allora non ha mai smesso di influenzare l’approccio indiano al Medio Oriente e l’approccio israeliano al Sud Asia.
    Per Nuova Delhi, il riconoscimento a livello internazionale del proprio rapporto con Tel Aviv è stato connesso alla fine della Guerra Fredda, che ha portato un cambiamento sostanziale degli equilibri internazionali, e all’esperienza degli scontri nel Kashmir nei primi anni Novanta. Di fronte al nuovo scenario internazionale e all’incapacità (e disinteresse) degli alleati arabi di frenare il Pakistan, l’India ha rivisto la propria politica in Medio Oriente: ridimensionamento del tradizionale approccio pro-Arabo e creazione di un nuovo equilibrio di alleanze.

    QUALI INTERESSI PER NUOVA DELHI – Da quel momento in poi l’India non ha mai smesso di vedere in Israele un prezioso partner con il quale poter cooperare in un numero crescente di settori.
    Tra questi sono centrali la lotta al terrorismo, in cui la cooperazione è nata dall’esposizione di entrambi i Paesi al rischio di attentati da parte di gruppi terroristici operanti ai loro confini; l’ agricoltura, in quanto le capacità sviluppate da Israele nella gestione e massimizzazione delle proprie scarse risorse idriche sono modello cui gli stati indiani non smettono di ispirarsi; la tecnologia militare, settore in cui l’India è per Israele il principale acquirente; la tecnologia civile; l’ energia e il commercio, campo in cui l’India, dal 2013, è diventata per Gerusalemme il terzo partner asiatico e il decimo a livello mondiale, con un aumento del valore degli scambi da 200 milioni di dollari nel 1992 a 4.3 miliardi oggi.

    QUALI FRENI PER NUOVA DELHI- Per l’India, quindi, Israele è indubbiamente un prezioso alleato in numerosi e importanti settori. Eppure, guardando alla politica estera dei governi indiani, da Rao a Singh, emerge come Nuova Delhi abbia sempre cercato di mantenere questi rapporti nell’ombra, di non esporsi nel proprio avvicinamento a Israele. I motivi di questa tradizionale freddezza indiana nei confronti di Gerusalemme erano legati a caratteristiche proprie dell’India e della sua realtà interna e al suo indirizzo di politica estera in Medio Oriente.

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    Fig.1 – Il ministro della Difesa israeliano Moshe Ya’alon visita il salone Aero India 2015 a Bangalore

    POLITICA INTERNA – Relativamente alla prima dimensione – la realtà interna al Paese – l’atteggiamento di Nuova Delhi era dovuto alla necessità di mantenere gli equilibri interni nei rapporti con la comunità musulmana, la cui dimensione e importanza nella vita politica e sociale del Paese la rende da sempre un fattore chiave nelle decisioni del governo. Nel contesto dei rapporti con Israele, la sfida era di evitare la nascita di risentimento nella comunità musulmana indiana. Da un lato, infatti, è una comunità così radicata nella storia e nella realtà del Paese da rendere difficile pensare che potesse percepire un avvicinamento a Israele come una minaccia. Dall’altro lato, però, essa aveva da sempre appoggiato la posizione pro-Palestinese assunta da Nuova Delhi, e quindi – pur consapevole dei benefici delle relazioni con Gerusalemme a livello economico – avrebbe potuto interpretare un radicale avvicinamento a Israele come una pericolosa inversione di rotta a livello politico. Nei rapporti con Gerusalemme, appariva quindi necessario per i Governi indiani non confondere avvicinamento economico e supporto politico, così da evitare di inviare un messaggio sbagliato in patria.

    POLITICA ESTERA – Guardando alla seconda dimensione – la politica indiana in Medio Oriente – qui la sfida era quella di riuscire a mantenere un delicato equilibrio nel proprio approccio alla regione. Questo ha spinto Nuova Delhi a cercare di conciliare i tradizionali rapporti con i Paesi arabi con le nuove relazioni diplomatiche con Gerusalemme. Questa ricerca di equilibrio ha fatto che sì che i rapporti economico-commerciali con Israele, nonostante la loro importanza nel processo di sviluppo e crescita dell’economia del Paese, abbiano sempre ricevuto scarso rilievo nel discorso politico indiano.

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    Fig.2 – Riapertura di un centro ebraico a Mumbai

    ORA ALLO SCOPERTO – Quello che era stato l’approccio mantenuto dai vari Governi indiani nelle relazioni con Israele, è in fase di una svolta – ancora da vedere quanto sostanziale – con Modi. Non solo le relazioni economiche continuano a crescere (come però avevano fatto anche sotto i precedenti governi), ma l’amicizia Nuova Delhi-Gerusalemme è stata apertamente riconosciuta dall’India.
    Già in settembre Modi e Netanyahu, durante il loro incontro a due, avevano ribadito la volontà di migliorare le relazioni, il cui solo limite, nelle parole del Primo ministro israeliano, «è il cielo». Altrettanto importante, poi, la visita in India del ministro della Difesa israeliano, Moshe Ya’alon, che ha dichiarato la disponibilità di Israele ad aumentare la cooperazione tecnologica con l’India nel settore militare, e ha mostrato il proprio apprezzamento per la determinazione di Modi a portare le relazioni indo-israeliane “out of the closet”. A completare quella che si presenta come una vera e propria disponibilità dell’India a dare nuovo rilievo e luce alla partnership con Gerusalemme è stato l’annuncio del viaggio di Modi in Israele. Prima visita di un primo ministro indiano a Tel Aviv, non può che essere segnale positivo di una nuova sicurezza in politica estera dell’India, ora non più timida nel dichiarare i propri interessi e riconoscere i propri amici.

    EQUILIBRIO TRA IERI E OGGI – Per essere, però, svolta di successo non può prescindere dal considerare quelli che erano i tradizionali freni individuati dai precedenti Governi e mantenere, quindi, una posizione di equilibrio, largamente supportata dalla popolazione indiana – musulmana e non – nell’approccio al Medio Oriente e, in particolare, alla questione israelo-palestinese.

    Marta Furlan

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    Un chicco in più

    Il ministro degli Esteri indiano Swaraj ha annunciato il suo prossimo viaggio in Israele e quello successivo, in data ancora da definire, del Primo Ministro Modi, il quale si era già recato in visita ai tempi in cui era governatore dello stato del Gujarat. [/box]

    Foto: Prime Minister of Israel

     

    Marta Furlan
    Marta Furlanhttp://gpswithmarta.wordpress.com

    Sono nata a Milano nel 1993, e mi sono laureata in Lingue straniere per le Relazioni Internazionali all’Università Cattolica con una tesi sullo sviluppo del terrorismo jihadista da Al Qaeda ad ISIS. Attualmente sto frequentando un Master in European and International Studies presso l’Univeristà di Trento. Le mie aree di interesse principali sono la politica del Medio Oriente e il terrorismo islamico, e la mia grande passione è viaggiare – soprattutto in Israele. Dopo una Summer School alla Hebrew University di Gerusalemme e uno stage a Tel Aviv in una ONG israelo-palestinese, frequenterò il mio secondo anno di Master a Gerusalemme per approfondire la mia conoscenza del paese e delle sue dinamiche di sicurezza interna e regionale.

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