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    Agropirateria e “Made in Italy”, l’impari lotta alla contraffazione

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    Sono anni che il “Made in Italy” alimentare viene imitato con danni economici di parecchi miliardi di euro. Quali sono, allora, le possibili soluzioni per limitare il fenomeno? I marchi di qualità rappresentano a oggi un sistema efficace per combattere l’agro-pirateria? 

    RUOLO DEL MIPAAF – Cresce la domanda di cibo nostrano a livello internazionale, mentre si attestano a circa ventimila tonnellate i prodotti agro-alimentari contraffatti e sequestrati negli ultimi tre anni dai nuclei antifrode del MIPAAF (Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali). I dati del Ministero dicono che sono state oltre 2.500 le denunce, 57 i milioni di beni sequestrati e 55 i milioni di finanziamenti comunitari illeciti accertati. I cibi principalmente coinvolti sono l’olio d’oliva, sopratutto extravergine, il pomodoro, i prodotti lattiero-caseari e vitivinicoli e quelli legati all’agricoltura biologica. Per poter controllare questi traffici illegali di prodotti agro-alimentari bisogna instaurare un sistema di controlli coordinato e diffuso sul territorio che vede coinvolti a vari livelli un’ampia rete di soggetti istituzionali tra i quali i NAC (Nuclei antifrodi Carabinieri) e la Polizia Internazionale. L’obiettivo non è solo tutelare i consumatori, ma anche gli agricoltori, allevatori, imprenditori e commercianti onesti che fanno della qualità il principio guida della loro attività professionale.

    fruit and vegetabes foto

    Fig. 1 – Importante è conoscere l’origine dei cibi che consumiamo

    MADE IN ITALY – La locuzione “Made in Italy” è ormai sempre più abusata nel panorama internazionale del settore agro-alimentare. La portata del fenomeno è impressionante, con cifre che arrivano in alcuni casi a doppiare il fatturato dell’export agro-alimentare italiano. L’italian sounding e l’imitazione sono una diretta conseguenza dell’appeal e dell’attrattiva che esercitano i nostri prodotti agroalimentari in tutto il mondo, ma anche dalla scarsa conoscenza dei veri prodotti “Made in Italy” all’estero. Quali sono, pertanto, gli strumenti che potrebbero garantire una forte limitazione all’agro-pirateria? Le soluzioni proposte finora dai responsabili di settore sono tante e diverse. Secondo il Presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, si dovrebbero portare i nostri prodotti originali nel mondo, occupando quote di mercato che l’Italia già detiene cercando di agire e puntare sull’etichettatura e l’origine (e, indirettamente rinforzare la tracciabilità). Un’altra soluzione, proposta dal presidente di Eataly, Oscar Farinetti, potrebbe essere la creazione di un marchio Italia che possa garantire ed esaltare i prodotti di ciascun produttore italiano che intenda trovare nuove vie di mercato anche all’estero. Il Presidente di ConfragricolturaMario Guidi, ritiene, invece, che la strada da percorrere siano degli accordi bilaterali come quello recentemente siglato con il Canada (CETA) che si è impegnato a riconoscere 145 indicazioni geografiche europee, tra cui 39 italiane. Infine, c’è chi è fiducioso in un riconoscimento internazionale. Il fatto che l’Europa abbia aperto il sistema delle denominazioni anche ai prodotti extra europei, tra cui 6 cinesi, è un segnale in questa direzione.

    SICUREZZA ALIMENTARE – Gli anni Ottanta del secolo scorso hanno visto il raggiungimento del traguardo della sicurezza alimentare intesa come disponibilità degli approvvigionamenti alimentari (food security). Attraverso un articolato e costoso sistema politico-burocratico, l’Unione Europea è riuscita a incrementare il livello produttivo in agricoltura grazie agli strumenti messi in atto con la PAC (Politica agricola comune). In seguito a questo obiettivo si è reso via via più necessario stabilire delle norme severe a favore della qualità e della tutela della salute umana e animale, rafforzando i controlli e le informazioni fornite ai cittadini in materia di alimentazione. Si sono create così le basi per l’implementazione di strumenti di rintracciabilità dei prodotti alimentari al fine di risalire ai singoli ingredienti originali presenti negli alimenti o nei mangimi per animali. Un altro strumento adottato è l’etichettatura, le cui norme offrono ai consumatori le informazioni sulle caratteristiche più importanti dei cibi, come valori nutrizionali e metodi di produzione. Tuttavia, neanche questi metodi rappresentano una garanzia totale che assicuri l’assenza di contraffazioni dal mercato. Il rischio di contaminazioni o sofisticazioni dei cibi non potrà essere eliminato del tutto. Molte vicende verificatesi negli ultimi anni mettono in luce quanto sia ancora possibile acquistare in UE dei prodotti di bassa qualità, anche se la probabilità che si verifichino dei rischi per la salute dei consumatori è molto più bassa rispetto ad altri Paesi nel mondo.

     expo 2015 foto

    Fig. 2 – EXPO dovrebbe essere il palcoscenico ideale per discutere il problema della contraffazione alimentare

    LA NASCITA DEI MARCHI DI QUALITÀ – Allo scopo di perseguire una sicurezza alimentare sempre più elevata sono stati adottati alcuni strumenti a tutela dei redditi di quegli agricoltori che si concentrano su produzioni di qualità e valorizzano le tipicità locali. Si tratta dei cosiddetti marchi di qualità (Regolamento (UE) n. 1151/2012). In particolare, tra i marchi di qualità troviamo le DOP (Denominazione di origine protetta), IGP (Indicazione geografica protetta) e STG (Specialità tradizionale garantita). Le prime due assicurano un legame del prodotto avente comprovate peculiarità con il territorio da cui proviene, mentre la terza garantisce un processo produttivo tradizionale. L’introduzione delle certificazioni DOP, IGP e STG è nata sotto una logica commerciale: i produttori desideravano differenziare le loro produzioni dalle altre presenti sul mercato puntando sull’origine geografica e la qualità, così da poter fornire un valore aggiunto che potesse contribuire al miglioramento dei ricavi.
    Tuttavia vi sono anche altri fattori che hanno contribuito alla nascita di tali certificazioni: la richiesta, da parte dei mercati, di una regolamentazione commerciale per tracciare le produzioni; la progressiva riduzione del sostegno pubblico all’agricoltura, che ha fatto diventare la qualità un vantaggio competitivo per il settore agricolo europeo; l’inserimento della sostenibilità tra gli obiettivi politici dell’UE e il relativo incoraggiamento dei sistemi di qualità.

    Purtroppo il fenomeno della contraffazione si è sviluppato più velocemente degli strumenti di tutela. Marchi come “Parmesan” o iniziative come il Prosecco alla spina, sono solo alcuni dei casi più conosciuti e sono nati nell’Europa delle regolamentazioni. Tutto ciò fa capire come attorno al settore dell’agro-alimentare ruotino degli interessi economici e commerciali di una certa importanza. Per questo l’abuso di marchi di qualità e l’imitazione sono in costante aumento ed è per questo che il nostro Paese è il più colpito. A ciò dobbiamo aggiungere il fenomeno, prettamente geopolitico, dell’embargo russo, che inibisce il mercato delle merci nostrane, ma lascia via libera a prodotti cinesi e turchi che copiano i marchi tricolore.

    Le certificazioni di qualità rappresentano certamente una delle prospettive di maggior impatto per la lotta alla contraffazione. In Italia, i prodotti registrati con una delle certificazione di qualità sono più di 261 (per un valore al consumo di 12,6 miliardi di euro). Il limite principale di questi riconoscimenti deriva dal fatto che la loro protezione commerciale resta di fatto circoscritta alla sola Europa. Siamo, infatti, ancora lontani dall’istituzione di un registro multilaterale delle denominazioni nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio.
    A maggior ragione se ne dovrebbe parlare in ottica TTIP, mentre EXPO dovrebbe rappresentare la vetrina ideale per entrare nel pieno del dibattito.

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    Un chicco in più

    Per ulteriori approfondimenti sulle certificazioni di qualità si rimanda alla sezione del Mipaaf – Prodotti DOP e IGP [/box]

    Foto: Mister J Photography

    Foto: beppeverge

    Luca Bellomo
    Luca Bellomo

    Classe 1989, sono un agronomo laureatosi alla Facoltà di Medicina Veterinaria all’Università di Udine. Ho viaggiato molto all’estero per motivi di studio o di ricerca. Al momento svolgo, un tirocinio di lavoro all’Autorità Europea sulla Sicurezza Alimentare (EFSA), dopodiché affronterò un anno di studi al College of Europe di Bruges su tematiche di Politica Europea. Con il “Caffè Geopolitico” cercherò di approfondire questioni legate alla Food Safety&Food Security così come argomenti di politica agraria e ambientale.

     

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    4 Commenti

    1. La contraffazione e l’italian sounding sono purtroppo due
      problemi che sono in costante aumento e non basta utilizzare loghi, immagini
      per contrastare questo fenomeno, visto che i malfattori copiano pure quelli, ma
      occorre un sistema che dia al consumatore l’opportunità di verificare
      semplicemente e con certezza ciò che acquista.
      Solo così si può essere certi di acquistare un prodotto
      realmente italiano, in tutto il mondo.
      Uno di questi metodi anticontraffazione e che realmente
      debella l’italian sounding è Vino Italiano Certificato, un sistema che in
      questo caso applicato al vino, ma è già realizzato anche per tutti gli altri
      prodotti, che mette nelle mani del consumatore la verifica immediata di ogni
      singola bottiglia di vino.
      Per chi desidera maggiori informazioni può visionare http://www.vinoitalianocertificato.it/italian-sounding.htm

    2. Peccato che spesso i primi contraffattori dei nostri prodotti siamo noi stessi….noto il caso della ditta di Reggio Emilia, patria del parmigiano che vendeva prodotti similari importandoli da paesi terzi!!!!

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