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    Il Giro del Mondo in 30 Caffe’ 2013 – Mentre Europa e Stati Uniti si dibattono per cercare di sfuggire alle sabbie mobili della crisi economica e anche l’economia cinese rallenta, i Paesi latinoamericani mantengono anche nel 2012 una crescita economica stabile, con prospettive di miglioramento per il 2013. La crisi colpisce però anche a queste latitudini: l’interconnessione dell’economia globale e le difficoltà delle economie sviluppate ha provocato un rallentamento della crescita generale nell’anno appena trascorso

     

    L’ECONOMIA NEL SUO COMPLESSO – Secondo la Cepal (Commissione economica per l’America Latina e il Caribe), la regione ha chiuso il 2012 con una crescita generale del PIL del 3,1%, ben al di sopra della media mondiale ferma al 2,2% ma in netta frenata rispetto al 4,3% del 2011. Sempre per la Cepal, le ragioni di questo rallentamento vanno ricercate soprattutto al di fuori della zona: le politiche di austerity promosse nell’ultimo anno dai paesi europei hanno avuto un effetto recessivo, peggiorando la crisi e provocando ripercussioni anche in America Latina. Anche il rallentamento dell’economia cinese influisce negativamente sull’andamento della crescita latinoamericana: molti paesi della regione hanno intensificato enormemente l’interscambio commerciale con Pechino nel corso degli ultimi anni, ma il commercio tra le due sponde del Pacifico ha visto l’America Latina come un esportatore netto di materie prime. Nel momento in cui la Cina rallenta e Stati Uniti ed Europa riducono la domanda di beni di esportazione cinese, anche le materie prime latinoamericane subiscono il contraccolpo. Rispetto al 2011, la crescita di valore delle esportazioni si è ridotta drasticamente, da +23,9% a +1,6%.

     

    BUONI E CATTIVI – Anche se in presenza di una crescita generalizzata, la regione latinoamericana conferma comunque una marcata disomogeneità: il rallentamento della crescita rispetto al 2011 dipende in larga parte dalle difficoltà sperimentate da Argentina e Brasile, che influiscono pesantemente nell’andamento della regione, visto che il loro PIL ammonta al 41,7% dell’intero PIL latinoamericano. Se si escludono Brasile e Argentina, gli altri Stati della regione si mantengono su livelli di crescita simili rispetto all’anno precedente. Il Brasile ha confermato una tendenza al rallentamento, passando dal già basso +2,7% del 2011 al 1,2% del 2012, il risultato peggiore tra i paesi maggiori. L’Argentina ha ottenuto risultati leggermente migliori, con una crescita del PIL del 2,2%, ma la diminuzione della crescita rispetto all’anno precedente è molto più marcata: Buenos Aires aveva chiuso il 2011 con un +8,9%. In questo caso pesano le turbolenze internazionali provocate dallo scontro con Repsol per la nazionalizzazione di YPF, ma anche le polemiche con il FMI sui livelli di inflazione reali, le politiche economiche interne che hanno scoraggiato investimenti diretti esteri nel Paese e gli alti livelli protezionistici denunciati in seno al WTO da vari governi. La locomotiva dell’America Latina per il 2012 è la zona dell’America Centrale, con un ottimo +4,4% figlio della buona prestazione del Messico, mentre il Sudamerica si attesta su un +2,2% e il Caribe su +1,6%. L’altro gigante della regione, il Messico, mantiene infatti una crescita sostenuta, con un ottimo +3,8%. Il record della crescita va a Panama, con un incredibile +10,5%, mentre sono le economie secondarie dell’America Latina a tenere alto il livello generale: Peru (6,2%), Cile (5,5%) e Venezuela (5,3%) dimostrano un ottimo andamento nel 2012, con buone prospettive anche per l’anno appena iniziato. Fa eccezione invece il Paraguay, che sconta il contraccolpo del “golpe” contro Lugo e chiude il 2012 in recessione, con un “europeo” -1,8%. La Cepal prevede uno scenario invertito per il 2013: Paesi come Perú e Cile dovrebbero sperimentare una lieve contrazione della crescita a causa di una possibile contrazione del valore complessivo delle esportazioni verso la Cina, mentre Argentina e Brasile dovrebbero mostrare un chiaro recupero rispetto al 2012, trainando la crescita dell’America Latina nel suo complesso verso un ottimo +4%.

     

    LAVORO, POVERTA’, INTEGRAZIONE – I buoni risultati economici si traducono in un avanzamento delle condizioni socio-economiche in una regione che rimane comunque fra le più diseguali al mondo: la disoccupazione è scesa dal 6,7% del 2011 al 6,5% del 2012, trainando la domanda interna ed i consumi. La riduzione della disoccupazione è stata anche accompagnata da un aumento dei salari e della qualità del lavoro. Secondo Alicia Bárcena, Segretaria Esecutiva della Cepal, gli indicatori in materia di lavoro sono migliori oggi rispetto a prima della crisi, a dispetto di problemi di impiego per le generazioni più giovani. Così come in Europa, rimane alta la percentuale di giovani che non studiano né lavorano (20,3%), soprattutto fra le donne. Anche la povertà si è ridotta: alla fine del 2012 167 milioni di persone in America Latina si trovano ancora in una condizione di povertà, un milione in meno rispetto all’anno precedente, ma ammontano tuttora ad un’ampia porzione della popolazione (28,8%). Rimane invece stabile il numero di persone in povertà estrema, 66 milioni nel 2012 come nel 2011. Fattore determinante in questa riduzione è proprio l’aumento dei salari e dell’occupazione, assieme anche allo sviluppo dei programmi assistenziali. In presenza di forti elementi di destabilizzazione esterni, la Cepal continua a raccomandare una maggiore integrazione economica regionale, che potrebbe contribuire ad attutire i contraccolpi della crisi provenienti da Europa, Cina e Stati Uniti: le prospettive per il 2013 rimangono comunque positive, ma sono necessarie riforme strutturali e una continua attenzione per le condizioni socio-economiche di un’ampia fetta della popolazione tuttora in condizioni di povertà.

     

    Francesco Gattiglio

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Francesco Gattiglio
    Francesco Gattiglio

    Nato nel 1984 sulle rive del Golfo di Follonica, dopo la laurea in Relazioni Internazionali all’Università di Firenze vaga tra Gran Bretagna, Portogallo e America Latina, dove non si fa sfuggire un tour dei peggiori bar di Caracas. Localizzato momentaneamente a Bruxelles in attesa di prossima destinazione, si interessa di America Latina, politiche economiche, energia e ambiente.

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