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    Brasile, tornano gli squadroni della morte

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Nella prima parte dell’analisi abbiamo esposto la piaga degli scandali brasiliani, la cui punta dell’iceberg, costituita dal colosso Petrobras e la diga di Belo Monte, coinvolge, oltre al Pt governativo, i maggiori partiti dell’arco parlamentare. Ora ci concentriamo sul problema delle operazioni della Policìa Militar.

    CABULA, OSASCO E RIO, IL TERRORE IN DIVISA  La perdita di denaro pubblico aggrava la recessione economica, quantificata da Marina Silva (la candidata perdente delle scorse presidenziali) in 8,5 milioni disoccupati dal 2014, 3,5 trilioni di reais di debito lordo, e un’inflazione che oltrepassa il 9,5%. Non basta: il record di 56.000 omicidi, raggiunto nel 2012, sembra in via di superamento negli ultimi due anni. A Rio e São Paulo, il 15% è attribuibile alla Policìa Militar e agli squadroni della morte di giustizieri in incognito.
    La sentenza-lampo (appena 5 mesi, un record assoluto in Brasile) con la quale la Procura Generale ha assolto il team di nove poliziotti accusati di aver giustiziato a Cabula 12 ragazzi disarmati alla vigilia del carnevale di Salvador, non è stata una sorpresa. Ignorando un’inchiesta della procura di Bahia – che, dopo test balistici, aveva sancito la possibilità di un’esecuzione sommaria – la giudice Marivalda Almeida Moutinho ha dichiarato il non luogo a procedere.

    BOPE Rio de Janeiro foto

    Fig. 1 – Uomini dello Special Police Operations Battalion (BOPE) di Rio de Janeiro

    Il nuovo corso non si ferma alle Squadre Speciali. Nella notte tra il 13 e il 14 agosto scorsi circa 20 persone sono state uccise a bruciapelo in tre bar differenti di Osasco e di altre due comunità dello Stato di São Paulo. Secondo i testimoni presenti, le vittime sono state interrogate da un gruppo di giustizieri incappucciati. Dopo averle identificate come pregiudicati, costoro li hanno separati dal resto degli avventori, uccidendoli a freddo sul posto.
    La filiale brasiliana di Amnesty International sostiene che l’aumento del 96% dal 2010 a oggi degli omicidi comuni coincide con l’80% di quelli extra-giudiziari eseguiti da Policia Militar e vigilantes mascherati. Gli Stati di São Paulo, Rio e Bahia sono al vertice degli omicidi polizieschi. Circa 2.000 solo in quello di Rio, a fine 2014.
    Ce n’è per tutti: cinque giornalisti uccisi quest’anno, durante inchieste che riguardavano prostitute minorenni e abusi giudiziari. Così come nel 2013. Il Brasile è subito dopo Colombia e Messico, in questo “settore”. Sono tutti blogger e conduttori radiofonici, come Gleydson Carvalho, assassinato a Camocim durante la sua trasmissione. Gli unici rimasti a indagare su scandali che la stampa di regime ignora o minimizza.
    Ma è la strage di Rio di sabato 28 novembre, quella che fa più rabbia.
    Wesley Castro, 25 anni, Wilton Esteves Domingos Junior, 20, Cleiton Correa de Souza, 18, Carlos Eduardo da Silva Souza e Roberto de Souza, entrambi sedicenni, sono stati falciati nella favela di Costa Barros. Il loro reato? Quello di festeggiare, con il clacson, l’assunzione di Roberto presso un mercato all’ingrosso. Il suo primo impiego.
    La perizia ha stabilito che i corpi sono stati maciullati da ben 111 proiettili di fucile mitragliatore.
    Quattro poliziotti sono in stato d’arresto.
    Come simbolo della mattanza, al funerale, le cinque bare erano ricoperte da una bandiera brasiliana perforata.

    CHE FA LA POLITICA? – Il 2 luglio è stata approvata dalla Camera dei Deputati la proposta di abbassare il limite della punibilità da 18 a 16 anni, con 323 voti contro 155. Per far sì che la Costituzione sia modificata, dovrà essere sottoposta a una seconda votazione, e quindi andare in Senato per l’approvazione definitiva.
    Fortemente voluta da PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), ma osteggiata da Dilma, la nuova legge incontra il favore della maggioranza dell’opinione pubblica, terrorizzata dalle bande minorili che scorrazzano lungo il Paese. Il controsenso rimane però evidente: richiudere un ragazzino dentro un carcere per adulti preclude a costui la possibile rieducazione; il contatto quotidiano con criminali incalliti, favorisce il passaggio del minore nei ranghi delle gang più spietate, senza via d’uscita.

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    Fig. 2 – Poliziotti del BOPE della polizia di Rio de Janeiro in azione nella favela di Jacarezinho

    Leggendo il rapporto di Anistia Internacional, la modifica non apporta alcun beneficio alla riduzione dei crimini: difatti solo l’1% degli omicidi è commesso da minori di 18 anni. Al contrario, sono i giovanissimi a pagare lo scotto più alto delle morti violente: nell’anno-record 2012, 30.000 erano giovani da 15 a 28 anni, 77% neri. Circa il 16% di tali omicidi fu opera della polizia.
    Dopo la fine della dittatura (1964-1985) partiti, giornali e network, fecero a gara per ripulirsi la coscienza, drasticamente compromessa con il regime, cercando di prendere la distanza con quella che poteva essere definita “violenza di Stato”: tra questi spiccarono O Globo e Rede Globo di Roberto Marinho, i media più diffusi nel Paese. Nel periodo a cavallo degli ultimi anni del ventennio, sorsero partiti con sigle tendenti “a sinistra”. Tranne il PSB, socialista, abolito nel 1965, tutti gli altri furono fondati dopo. PT e PMDB (Movimento Democratico) nel 1980, PSDB nel 1988. Quanto possa essere di sinistra PSDB, almeno secondo i parametri nostrani pre-Tangentopoli, si è visto in questi anni. Il PMDB raccoglie liberali, conservatori e nazional-populisti. E i Trabalhadores di Lula, appaiono alquanto sbiaditi nella versione Dilma. La minaccia di una restaurazione “di destra”, per usare un altro termine obsoleto, è invece assai più consistente.

    Flavio Bacchetta

    L’immagine di copertina è dell’autore. 

    [box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

    Sette poliziotti militari e una guardia civile sono agli arresti nell’ambito delle indagini sul massacro di Osasco e Barueri (São Paulo) dello scorso agosto.

    Giovedì 5 novembre, l’anniversario delle stragi nelle favelas di Terra Firme, Guamà, Jurunas e Sideral a Belém, capitale dello Stato del Parà, a seguito dell’uccisione di un membro della PM.

    Un numero ancora imprecisato di civili, dai 10 ai 30, giustiziati a sangue freddo dai militari incappucciati.
    Le rappresaglie della PM brasiliana, riportano alla memoria quelle naziste, o israeliane, per rimanere attuali.
    Il rapporto è lo stesso: 1: 10 / 1:30 di media.
    A conferma di ciò, la carneficina avvenuta il 12 novembre scorso, nella Mecca del turismo sessuale, Fortaleza. A seguito dell’uccisione, durante una rapina, di un poliziotto, squadre speciali hanno fatto irruzione in periferia, dentro abitazioni scelte a casaccio. Undici ragazzi dai 16 ai 18 anni, sono stati fatti stendere al suolo e freddati con un colpo alla nuca, davanti ai familiari atterriti. L’inchiesta successiva, ha accertato che le vittime erano tutte incensurate.[/box]

    Foto: Xiquo

    Flavio Bacchetta
    Flavio Bacchetta

    Ho lavorato come agente di commercio in Italia, alternando la mia attività con il lavoro di fotoreporter free lance. Ho collaborato con il settimanale L’Espresso, Panorama, Oggi e altri ancora, tramite l’agenzia di Milano Laura Ronchi. Dal 1994 ho aperto nei Caraibi una mia azienda, che si occupa della produzione e distribuzione di prodotti grafici ricavati dalle mie immagini. Ho collaborato anche con quotidiani caraibici, quali The Gleaner in Giamaica, fornendo loro testi e foto. Scrivo sulla politica e i problemi sociali delle Americhe, dal 2010, come collaboratore esterno di quotidiani nazionali italiani, quali il Manifesto, e magazine online. Il Fatto Quotidiano ospita anche un mio blog di opinioni.

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    3 Commenti

    1. Ho visto dei filmati imoressionanti:bambini piangere nelle rastrellate per essere uccisi dalla polizia,che brutto uccidere I piu deboli,indifesi,il mondo deve reagire,basta questa mattanza da macello,sono esseri umani,alcuni senza colpa di aver fatto nulla,solo del colire della pelle…..

    2. Mai caro lettore, ma negli ultimi tempi le loro stragi sono molto più frequenti.
      Prepariamoci a un nuovo regime in Brasile, l’impeachment a Dilma Rousseff fa parte del percorso.
      Anche se quest’ultima ha prestato il fianco suo malgrado, con malgoverno e corruzione del suo partito FB

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