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    In Arabia Saudita tutto cambia…e nulla cambia

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    In 3 sorsi – Il Principe Mohammad bin Salman (MbS) è stato nominato come nuovo principe ereditario alla corona dell’Arabia Saudita prendendo il posto del cugino Mohammad bin Nayef (MbN)

    1. LA NOMINA – Con questa mossa il re Salman bin Abdulaziz, prossimo alla fine del suo regno e in gravi condizione di salute, prova a garantire al suo Paese una perdurante stabilità, nominando per l’appunto come suo erede il figlio di appena 31 anni. Questo farebbe di MbS il più giovane re della dinastia Saud.
    In campo da poco più di due anni, il nuovo principe ereditario è famoso per il suo VISION 2030, con il quale punta ad affrancare – in parte – l’Arabia Saudita da un’industria finora basata quasi esclusivamente sugli idrocarburi, e per una intensa politica estera antiiraniana che ha visto come punto focale la guerra in Yemen da lui condotta e iniziata non appena nominato Ministro della Difesa. Sembra inoltre che ci sia il suo zampino anche dietro la recente crisi diplomatica con il Qatar, lanciata con l’importante aiuto del principe ereditario emiratino Mohammad bin Zayed, grande amico del genero di Trump Jared Kushner e autore del recente riavvicinamento tra Riyad e Washington.

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    Fig. 1 – Il nuovo principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammad bin Salman (a destra)

    2. SPECULAZIONI – La nomina arriva dopo mesi di speculazioni internazionali proprio circa la successione saudita. La casa reale, spesso coinvolta in intrighi di corte, ha finora generalmente passato la corona tra principi fratelli, tutti oltre settantenni. Il ruolo preminente del Principe MbS aveva invece aperto la possibilità di una prossima successione da padre a figlio. Eppure fin dalla salita al trono del re Salman nel 2015 era stato appunto MbN, cinquantasettenne, ad essere in linea per il trono. Il motivo era semplice: sarebbe stato impossibile fare accettare alle varie anime dell’establishment saudita un giovane principe inesperto e, inoltre, totalmente sconosciuto alle cancellerie estere. MbN garantiva dunque affidabilità, stabilità e rassicurazioni agli alleati, in particolare agli USA con i quali era da anni in ottimi rapporti.
    Negli ultimi due anni tuttavia il ruolo e i contatti di MbS sono aumentati esponenzialmente all’interno dell’establishment saudita, così come il suo accreditamento nelle cancellerie internazionali. A Washington la possibilità di una disputa di successione tra MbS e MbN è sembrata negli ultimi mesi solo una questione di tempo, portando a dibattiti e studi circa le possibili dinamiche: da transizioni relativamente tranquille a possibili scontri politici o peggio. Lo stesso MbS ha provveduto a costruire buoni contatti con l’amministrazione USA e, come detto, ha l’appoggio di alcuni importanti reali arabi (oltre agli Emirati, anche il Re di Giordania è stato uno tra i primi a congratularsi.
    In altre parole, la costruzione di una rete di contatti e appoggi, interni ed esterni, ha permesso al re saudita Salman di costruire quella base di supporto e consenso internazionale che gli ha finalmente permesso di mettere suo figlio in pole position per il trono – cosa che sembrava quasi impossibile due anni fa.

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    Fig. 2 – Re Salman qui con il Presidente cinese Xi Jinping 

    3. SCENARIO – In termini pratici nel breve termine per l’Arabia Saudita cambia poco o nulla. MbS già controllava gran parte della politica estera e dei piani di sviluppo economico del Paese. Ora continuerà a farlo, avendo però la legittimità e la posizione per poter assicurare la stabilità di tali progetti nel tempo – cosa che un’eventuale accessione al trono di MbN, meno “rivoluzionario” in tal senso – avrebbe potuto fermare. Le diplomazie internazionali, anche quelle più legate a MbN, difficilmente si opporranno, anche per evitare possibili scenari di conflitto interno che non sono auspicabili da nessuno. Rimane da verificare invece la capacità del giovane Principe (e a questo punto futuro Re) di affrontare efficacemente le sfide internazionali e di portare a termine il suo progetto di rinnovo economico del Paese.

    Valerio Mazzoni, Lorenzo Nannetti

    Foto di copertina di Ninian Reid Licenza: Attribution License

    Valerio Mazzoni

    Nato, cresciuto e residente a Roma classe 1989, laureando in Scienze politiche per le Relazioni Internazionali presso l’Università Roma Tre. Formato accademicamente da nottate passate a giocare ad Age of Empire e Risiko, nutre da sempre una smodata passione per la storia e per le relazioni internazionali, con particolare interesse per il fondamentalismo islamico, i servizi segreti e la loro controversa storia. Per il Caffè Geopolitico si occupa della Russia e delle ex Repubbliche Sovietiche. I viaggi e la Lazio sono le sue passioni più grandi, anche se non disdegna rapide incursioni nel mondo NBA.

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