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    Finalmente un passo concreto di Washington in ottica di cooperazione strategico-difensiva con l’America del Sud. L’accordo siglato pochi giorni fa con il Brasile non rappresenta un cambiamento epocale, ma è comunque un primo passo verso la definizione di nuovi rapporti.

    UN ACCORDO DISCUSSO – In occasione del Vertice Nucleare tenutosi a Washington, il ministro della Difesa brasiliano, Nelson Jobim, ha siglato con il Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates il primo accordo militare USA – Brasile da trent’anni a questa parte. Molte sono state le critiche rivolte al presidente brasiliano dai Paesi latinoamericani, soprattutto in merito alla querelle che si è avuta nell’ottobre del 2009 per l’installazione di basi militari statunitensi in territorio colombiano e che è stata duramente criticata dal Venezuela e dai Paesi che gravitano nella sua orbita.

    Tra le critiche che sono state mosse, in particolare l’accento è stato posto sulla mancanza di informazioni circa il reale contenuto dell’accordo. Il governo brasiliano, infatti, si è limitato a divulgare solo alcuni dettagli tra cui la collaborazione tra i due eserciti, soprattutto nella lotta contro il narcotraffico, e la cooperazione in progetti volti al miglioramento della tecnologia nel settore della difesa.

     

    COSA C’E’ DENTRO? – L’accordo siglato dovrebbe permettere da un lato un miglior posizionamento dell’azienda brasiliana Embraer (tra i principali produttori mondiali di aeromobili) nel bando di gara indetto dal Pentagono per l’acquisizione di 200 aerei da guerra (nella foto un Supertucano), e dall’altro gli Stati Uniti dovrebbero ottenere maggiori opportunità nella vendita di forniture militari, rispetto al principale fornitore francese Rafale, con il quale il Brasile nell’ottobre del 2009 ha firmato una importante commessa di armi. Nonostante il Brasile abbia tentato di evitare le polemiche che si sono verificate nel 2009, quando la Colombia sottoscrisse un accordo militare con Washington che dà a quest’ultima la possibilità di usare sette basi militari colombiane, le critiche non sono mancate.

    Ciò nonostante bisogna sottolineare che numerose sono le differenze tra i due trattati, sintetizzabili in tre punti principali. I militari statunitensi non avranno accesso alle basi brasiliane, fatto che conferma il rifiuto brasiliano di installare basi militari statunitensi nella base di Recife manifestato in occasione della chiusura della base militare statunitense di Manta in Ecuador lo scorso anno. Una clausola specifica dell’accordo vieta sia lo stabilimento permanente di soldati statunitensi in territorio brasiliano sia l’immunità giuridica ai soldati stranieri, a differenza di quanto accade in altri Paesi latinoamericani, quali la Colombia e il Paraguay.

    Infine, un’importante differenza con l’accordo colombiano riguarda il preventivo annuncio fatto dal presidente Lula, nel corso di un vertice dell’UNASUR (Unión de Naciones Sudamericanas), in cui manifestava le sue intenzioni nel firmare un accordo difensivo con Washington, evitando in questo modo che i Paesi della regione ricevessero la notizia dalla stampa, come accadde nell’altro caso.

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    IMPLICAZIONI – Da parte statunitense è stata data una certa importanza a questo accordo. Roger Noriega, ex sottosegretario di Stato per l’America Latina durante la prima Presidenza Bush, ha affermato che la cooperazione militare ha l’obiettivo di stabilire migliori relazioni tra i due paesi.

    Arturo Valenzuela, l’attuale sottosegretario, ha sottolineato che l’accordo tra Washington e Brasilia per certi aspetti è simile a quello colombiano, perchè in entrambi i casi l’obiettivo è modernizzare la capacità militare dei paesi in questione. Ha aggiunto, inoltre, che nell’ambito delle minacce che il Brasile deve affrontare, e in particolare la lotta contro il narcotraffico, gli Stati Unti sono disposti a fornire tutto l’aiuto necessario.

    Sono state proprio queste le affermazioni che hanno aumentato ancor di più i sospetti sull’accordo concluso, infatti, il timore è che il reale contenuto dell’accordo vada oltre rispetto a ciò che è stato annunciato dal governo brasiliano, nonostante in questo caso è evidente una minore ingerenza statunitense di quella che invece si prospetta in Colombia.

    Certo è che il Brasile è molto deciso a non subire alcuna influenza esterna e sta cercando di perseguire una propria autonoma politica estera. Lo dimostra anche il disaccordo in merito alla questione iraniana: se gli USA hanno una posizione molto più netta nei confronti del programma nucleare di Teheran, Brasilia sta sviluppando una partnership molto cordiale con il regime di Ahmadi-nejad e propende per la via del dialogo.

    Attualmente, dunque, l’accordo non rappresenta un cambiamento negli orizzonti strategici dei due Paesi ma è soprattutto uno strumento per modernizzare le rispettive Forze Armate. Si tratta però di un primo importante passo compiuto da Washington in America Latina, dove una potenza esterna come la Russia si sta riproponendo militarmente, sia a livello economico che strategico (soprattutto con la vendita di armi e le esercitazioni congiunte in Venezuela). Sarà comunque fondamentale per gli USA elaborare un disegno strategico di medio periodo per quanto riguarda le relazioni emisferiche al fine di conservare la sua presenza geopolitica nell’area.

     

    Valeria Risuglia – Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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