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martedì 7 Dicembre 2021

Sudan, colpo di Stato in corso

In breve

  • In Sudan è in corso un colpo di Stato guidato dai militari.
  • Il Primo Ministro Abdalla Hamdok è agli arresti.
  • Il generale al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano, ha proclamato lo stato d’emergenza.

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RistrettoStanotte in Sudan i militari fedeli al generale al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano, hanno arrestato il Primo Ministro Hamdok e dichiarato lo stato d’emergenza. Il rischio per il Paese è una violenta escalation.

Il Primo Ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, è stato arrestato stanotte insieme ad altri esponenti del Governo, tra i quali i ministri dell’Industria e dell’Informazione, dai militari fedeli al generale Abdel Fattah al-Burhan, capo del Consiglio Sovrano.
La dinamica dei fatti non è ancora del tutto chiara, ma è parso evidente da subito che nel Paese fosse in corso un colpo di Stato condotto da una fazione delle Forze Armate con il sostegno di parte della cittadinanza. Da alcuni giorni, infatti, le strade di Khartoum erano attraversate da manifestazioni e proteste che accusavano il Governo di non riuscire ad affrontare la dura crisi economica in Sudan e invocavano il ritorno al potere dei militari. I soldati avrebbero anche occupato le sedi della televisione e della radio di Stato, mentre nelle ultime ore si segnalano numerose interruzioni delle telecomunicazioni.
Fonti ufficiali del Governo e soggetti fedeli al Primo Ministro Hamdok, compresa l’Associazione dei Professionisti Sudanesi (già protagonista della cacciata dell’ex Presidente Omar al-Bashir), hanno invitato i cittadini a reagire al golpe. Da stamani nella capitale si segnalano scontri diffusi, anche tra opposti schieramenti delle Forze Armate, con notizie di almeno due morti.
Dal 2019 il Sudan è guidato da un Governo misto di civili e militari, dopo che al-Bashir – sul quale pende un mandato di cattura da parte della Corte Penale Internazionale – è stato deposto da un golpe realizzato dall’esercito, ma ispirato e supportato da vasti movimenti raccolti nell’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento (ALC). Dopo una fase di transizione guidata dalle Forze Armate, le due componenti avevano trovato un accordo nella costituzione del Consiglio Sovrano, un organo collettivo misto che svolge le funzioni del capo dello Stato e che avrebbe dovuto condurre il Paese a libere elezioni nel 2023. Nel corso dei mesi, tuttavia, sia l’opinione pubblica, sia i vertici delle Istituzioni si sono progressivamente divisi tra l’opportunità del trasferimento completo dei poteri a esponenti civili e la necessità di un ripristino del controllo militare dello Stato. Lo stesso Primo Ministro Hamdok aveva recentemente ribadito come i contrasti interni al Governo rappresentassero una reale minaccia, forse la maggiore dalla caduta di al-Bashir – e il golpe odierno conferma quanto le posizioni fossero ormai inconciliabili.
Nonostante le rassicurazioni circa il rispetto della roadmap verso le elezioni da parte di al-Burhan, che ha assunto di fatto il potere dopo aver proclamato lo stato di emergenza, la comunità internazionale sta osservando le vicende in Sudan con estrema preoccupazione: Nazioni Unite, Unione Africana, Unione Europea e Stati Uniti hanno già attivato i rispettivi canali diplomatici, con la consapevolezza che il livello di tensione nel Paese e l’estrema polarizzazione acuita dalla lunga crisi politico-economica possano seriamente deflagrare con violenza.

Beniamino Franceschini

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Beniamino Franceschini
Beniamino Franceschini

Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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