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Il Messico punta sul litio: quanto conviene per l’ambiente?

In 3 sorsi – Il Presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha firmato il 18 febbraio un decreto per nazionalizzare il litio. Secondo molti attivisti questa decisione rappresenta una falsa soluzione alla crisi ambientale e non risolve i problemi economici del Paese.

1. LA CACCIA ALL’ORO BIANCO

Andrés Manuel López Obrador ha fatto ciò che prometteva da tempo in campo energetico. Con un decreto firmato sabato 18 febbraio, il Presidente messicano ha nazionalizzato il litio, consegnando tutte le riserve minerarie del Paese al Ministero dell’Energia. “Il litio è patrimonio della Nazione, – si legge nella Gazzetta Ufficiale, – il suo sfruttamento, il suo beneficio e l’uso sono riservati a favore del popolo del Messico”. La norma si concentra in particolare sui 234.855 ettari della zona di Bacadéhuachi, nello Stato di Sonora, a nord del Paese. Si tratta del più grande giacimento di litio del mondo ed era stato scoperto nel 2018 da una società anglo-canadese di nome Bacanora Minerals, poi acquistata dal colosso cinese Gangfeng, uno dei maggiori produttori di batterie elettriche a livello globale. Da allora il Messico ha iniziato a guardare questo minerale con più interesse. La prima mossa è stata infatti quella di sospendere le concessioni per lo sfruttamento ad altre società straniere. Nonostante gli esperti avvertano sulla mancanza di risorse tecnologiche adeguate, il Governo messicano ha affidato l’incarico dell’esplorazione e della produzione del cosiddetto oro bianco alla società statale LitioMax. Restano però ancora molte incognite sulle manovre adottate dal Presidente López Obrador. In particolare continua a far discutere una nota presente in un precedente decreto dello scorso agosto in cui si dice che LitioMax può “associarsi ad altre Istituzioni pubbliche e private”. Il Governo quindi potrebbe lasciare una porta aperta alla partecipazione privata.

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Fig. 1 – Il Presidente Andrés Manuel López Obrador insieme al Governatore di Sonora Alfonso Durazo

2. IL DIBATTITO AMBIENTALE

Essendo un metallo molto leggero con caratteristiche uniche, il litio ha trovato nel corso degli anni sempre più impieghi soprattutto nel settore dell’elettromobilità, nelle batterie e persino nel settore nucleare. È per questo motivo che molti Paesi stanno cercando un modo per assicurarsi quante più riserve possibili. In questa corsa, dove spicca il protagonismo della Cina, si sta inserendo anche l’America Latina. In Messico la quantità dell’oro bianco si aggira intorno alle 1,7 milioni di tonnellate e la produzione sembra destinata ad aumentare in futuro. La sua estrazione, tuttavia, ha sollevato diverse voci contrarie, a cominciare dalla Rete Messicana delle Persone Vittime dell’Attività Mineraria (REMA), che mette in guardia dai possibili danni ambientali. Secondo REMA infatti l’uso del minerale andrà a beneficio solo di alcune catene di produzione e rappresenta delle false soluzioni alla crisi ambientale. Queste dichiarazioni arrivano in risposta al decreto del 18 febbraio in cui si riconosce il litio come elemento strategico per la transizione energetica.

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Fig. 2 – Una batteria a litio

3. COSA C’È IN GIOCO?

Come specifica il report del Servizio Geologico Messicano, le principali risorse del litio nella zona di Bacadéhuachi si trovano in depositi di argilla e non nelle saline, come invece accade in Bolivia o in Argentina. Non è ancora chiaro perciò il processo che verrà adottato per estrarre il minerale e renderlo commerciabile. I movimenti ambientalisti intanto temono che venga contaminata l’acqua in una regione già di per sé a rischio siccità. Una ricerca pubblicata da Roskill, l’agenzia d’analisi e di valutazione del mercato dei minerali, ha evidenziato, inoltre, il possibile aumento delle emissioni di CO2 a causa dell’industria del litio. Nonostante ciò, il Governo di López Obrador vuole assicurarsi in tutti i modi questa nuova fonte di ricchezza: in ballo c’è il mercato delle auto elettriche, destinato a crescere sempre di più nei prossimi anni, così come quello delle batterie per gli apparecchi elettronici. Su questo filo sottile, tra la sfida ambientale e quella economica, il Messico si gioca il proprio futuro. 

Valerio Caccavale

Mina de lítio no Salar de Uyuni na Bolívia, em imagem CBERS4 MUX de ontem / Lithium mine at Bolivia´s Uyuni Salt Flat, on a CBERS4 MUX yesterday´s image” by Coordenação-Geral de Observação da Terra/INPE is licensed under CC BY-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  • Con un decreto firmato sabato 18 febbraio il Presidente messicano ha nazionalizzato il litio. La manovra sembra lasciare spazio però alla partecipazione privata.
  • La Rete Messicana delle Persone Vittime dell’Attività Mineraria mette in guardia dai possibili danni ambientali derivanti dall’estrazione del litio.
  • I movimenti ambientalisti temono che venga contaminata l’acqua nella regione dei siti estrattivi. Il Governo però spinge per trovare una soluzione per sfruttare il minerale. In ballo c’è il mercato delle auto elettriche.

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Valerio Caccavale
Valerio Caccavale

Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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