Caffè Americano – Gli elettori di origine afroamericana, latinoamericana e asiatica si stanno allontanando dal Partito Democratico. Quest’ultimo è ancora in vantaggio, ma il margine è il più stretto dai tempi di John F. Kennedy. Non si tratta di un processo recente, ma che dura da circa vent’anni.
La tendenza è un nuovo problema da affrontare per i democratici in vista delle elezioni presidenziali e congressuali di novembre. In una tornata che si prevede essere simile a quella del 2020, con vittorie date da manciate di voti in più, serve una base energizzata per avere possibilità. I repubblicani, grazie al (o a causa del) trumpismo ce l’hanno. I democratici rischiano di vederla indebolita, visto che hanno già a che fare anche con il voto dei giovani, critici della politica di Biden su Gaza. Va anche ricordato che, nonostante abbia perso, Trump nel 2020 andò più che bene, avendo il secondo record di voti nella storia, subito dopo Biden.
Va ricordato, per contestualizzare, che gli elettorati di origine afroamericana, latinoamericana e asiatica non vanno presi in blocchi. Ad esempio, i latinoamericani arrivano da Paesi diversi e hanno storie diverse. Ci sono quelli che scappano da Cuba e Venezuela, regimi di sinistra, e che tendono a votare repubblicano perché vedono nei democratici dei campanelli di allarme di “socialismo”. Ci sono anche quegli immigrati arrivati regolarmente negli USA che non vedono di buon occhio gli irregolari. Infine, buona parte dei latinoamericani tende a essere conservatrice nel campo dei diritti sociali e vede nel GOP un partito più aderente alla propria visione.
Emiliano Battisti


