Managua nel mirino di Washington: il Nicaragua resta un nodo aperto in America Centrale

In 3 sorsi Il Nicaragua di Daniel Ortega torna al centro della tensione con Washington: sanzioni, accuse di autoritarismo e il rischio di una nuova escalation nel quadro delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e America Latina.

1. IL CONSOLIDAMENTO DEL POTERE SANDINISTA

Dal 2007 ininterrottamente al Governo, dopo un primo mandato tra il 1985 e il 1990, Daniel Ortega rappresenta uno dei casi più longevi della politica latinoamericana. Erede della Rivoluzione Sandinista, il Presidente del Nicaragua ha progressivamente consolidato un sistema di potere personalistico. Negli ultimi anni si è assistito a una crescente concentrazione del potere esecutivo. La riforma costituzionale che ha indebolito la separazione dei poteri, e l’inedita co-Presidenza con la moglie Rosario Murillo hanno rafforzato l’immagine di un regime altamente centralizzato. In questo contesto, Managua viene descritta da Washington come un fattore di minaccia per l’Occidente, tra accuse di erosione democratica e repressione dell’opposizione, in un quadro che riaccende lo storico antagonismo ideologico tra sandinismo e Stati Uniti. 

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Fig. 1 – Daniel Ortega durante un discorso in una parata militare a Managua per le celebrazioni dell’anniversario del FSLN (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale), 2 novembre 1986

2. SANZIONI E PRESSIONI STATUNITENSI

Le relazioni tra Managua e Washington sono da tempo deteriorate. Già nel 2018, l’allora consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense John Bolton inserì Cuba, Venezuela e Nicaragua nella cosiddetta “Troika della tirannia”, definendo i tre Paesi come regimi ostili agli Stati Uniti. Da allora, la pressione si è tradotta in un sistema di sanzioni progressive, culminate nel cosiddetto “Nica Act”, che condiziona l’accesso del Nicaragua ai finanziamenti di istituzioni internazionali come Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banco Interamericano de Desarrollo (BID) e Banca Mondiale in caso di violazioni democratiche o corruzione sistemica. Più recentemente, il Congresso statunitense ha proposto un ulteriore irrigidimento delle misure, mentre la Casa Bianca continua a considerare il Nicaragua un dossier aperto, pur con un profilo meno prioritario rispetto ad altre crisi globali. Parallelamente, Managua ha rafforzato la cooperazione con la Russia, oggi principale partner nel settore militare e della sicurezza.

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Fig. 2 – Da sinistra: Daniel Ortega, Nicolás Maduro, Miguel Díaz-Canel ed Evo Morales durante la foto ufficiale del XVI vertice dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America), L’Avana, 14 dicembre 2018

3. ESCALATION POSSIBILE O EQUILIBRIO INSTABILE

La possibilità di un intervento diretto statunitense resta limitata. La strategia contemporanea di Washington in America Latina si basa prevalentemente su sanzioni, pressione diplomatica e isolamento economico, più che su interventi militari. Tuttavia, il rischio di un’escalation non è nullo. Il caso cubano mostra come la pressione statunitense possa protrarsi nel lungo periodo producendo effetti cumulativi, mentre la crisi venezuelana dimostra come tensioni politiche e strategiche irrisolte possano progressivamente degenerare in forme di confronto più dirette. Non si esclude inoltre un effetto a cascata: con Caracas fuori dai giochi e una Avana sempre più fragile, il Nicaragua di Ortega vedrebbe ridursi il proprio principale sostegno politico all’interno del fronte latinoamericano più apertamente critico verso Washington. In questo scenario, l’America Latina appare sempre meno come un blocco uniforme e sempre più come uno spazio frammentato da alleanze fluide. Ortega continua così a rappresentare uno degli ultimi poli di resistenza anti-statunitense nella regione, più significativo sul piano politico-simbolico che su quello strategico.

Martina Masu

Nicaragua Grunge Flag” by Free Grunge Textures – www.freestock.ca is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  • Daniel Ortega continua a consolidare il proprio potere in Nicaragua, alimentando le accuse di autoritarismo da parte degli Stati Uniti e di numerose organizzazioni internazionali.
  • Washington mantiene alta la pressione su Managua attraverso sanzioni economiche e restrizioni ai finanziamenti multilaterali.

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Martina Masu
Martina Masu

Classe 2002, ho studiato Relazioni Internazionali e Diplomazia tra Padova, Lille e Madrid. Dopo un periodo di scambio in Uruguay, ho maturato un particolare interesse per i legami culturali tra Italia e America Latina e per la geopolitica nel suo complesso. Le varie esperienze all’estero mi hanno permesso di sviluppare un approccio multidisciplinare e internazionalista.

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