Libia: dalla transizione ONU alla stabilizzazione delle élite 

In 3 Sorsi Mentre il processo ONU resta bloccato, in Libia prende forma un approccio fondato sulla riconciliazione tra i principali centri di potere del Paese. Sullo sfondo, restano petrolio, sicurezza energetica e rivalità tra grandi potenze.

1. LO STALLO DEL PROCESSO ONU

La Libia continua a essere divisa tra il Governo di Unità Nazionale (GNU) di Abdul Hamid Dbeibah a Tripoli e il Governo di Stabilità Nazionale (GNS) sostenuto dalle forze del Generale Khalifa Haftar nell’Est del Paese. Il principale obiettivo della Missione ONU (UNSMIL) era accompagnare la Libia verso elezioni presidenziali e legislative in grado di riunificare le istituzioni del Paese. Tuttavia, il rinvio delle elezioni previste nel 2021 ha aperto una fase di paralisi dalla quale la Libia non è ancora uscita. Le parti continuano a scontrarsi sulle regole del voto e, soprattutto, sulla formazione di un Governo unificato che dovrebbe guidare la transizione elettorale. Per superare l’impasse, nell’agosto 2025 UNSMIL ha presentato una nuova roadmap politica fondata su tre pilastri: definizione di un quadro elettorale condiviso, unificazione delle Istituzioni statali e avvio di un dialogo nazionale sulle questioni di governance, sicurezza ed economia. Nonostante i tentativi di mediazione, i progressi restano limitati e i nodi fondamentali continuano a bloccare il percorso politico. Di fronte all’incapacità del processo ONU di trasformare la tregua militare in una reale riunificazione politica, sembra emergere un paradigma alternativo fondato sulla riconciliazione tra le élite dominanti dell’Est e dell’Ovest

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Fig. 1 – Hanna Serwaa Tetteh, Rappresentante speciale del Segretario Generale dell’ONU per la Libia e capo di UNSMIL, durante un’intervista all’Agenzia Anadolu a margine dell’Antalya Diplomacy Forum 2026, 19 aprile 2026

2. L’IPOTESI DI UN PATTO TRA EST E OVEST

Lo stallo del processo politico promosso dalle Nazioni Unite sembra aver aperto la strada a soluzioni alternative basate sulla gestione degli equilibri tra i principali centri di potere libici. Secondo indiscrezioni riportate da Middle East Eye, Washington starebbe favorendo una riconciliazione tra la famiglia Dbeibeh e la famiglia Haftar. L’obiettivo sarebbe quello di costruire una formula di power-sharing in grado di garantire maggiore stabilità attraverso una nuova generazione di leadership, rappresentata da figure come Ibrahim Dbeibeh, cugino dell’attuale Primo Ministro del GNU, e Saddam Haftar, figlio del Generale. La strategia sembrerebbe mirare a integrare gli attuali rapporti di forza in un assetto politico condiviso, riducendo il rischio di nuove crisi, piuttosto che superarli. Questa prospettiva riflette altresì l’evoluzione degli equilibri regionali. La Turchia ha avviato un dialogo con gli Haftar, l’Egitto ha migliorato i rapporti con Tripoli e le monarchie del Golfo sembrano privilegiare la stabilità alla contrapposizione tra i due schieramenti. Resta però un interrogativo fondamentale: un accordo tra le famiglie che dominano l’Est e l’Ovest potrebbe favorire stabilità, ma rischia anche di consolidare la frammentazione esistente.

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Fig. 2 – Il Presidente della Russia, Vladimir Putin, incontra Khalifa Haftar, Generale delle Forze Armate della Libia orientale, a Mosca, 10 maggio 2025

3. PERCHE LA LIBIA TORNA STRATEGICA

Il rinnovato attivismo statunitense in Libia va letto alla luce delle tensioni in Medio Oriente e della crescente attenzione verso la sicurezza energetica. Pur non potendo sostituire i principali produttori del Golfo, la Libia possiede le maggiori riserve petrolifere accertate dell’Africa e continua ad attrarre l’interesse delle compagnie energetiche occidentali. In tal senso, il sostegno statunitense al bilancio unificato e i tentativi di riavvicinamento tra le principali fazioni del Paese appare funzionale alla ricerca di una maggiore stabilità politica ed economica. A ciò si aggiunge inoltre la dimensione strategica. Gli Stati Uniti osservano con attenzione la presenza russa nell’Est della Libia, dove Mosca ha consolidato negli anni rapporti con l’entourage di Khalifa Haftar. In un momento in cui l’influenza russa appare sotto pressione in altre aree del continente africano, la Libia rappresenta per Washington un tassello importante della competizione geopolitica nel Mediterraneo allargato. La priorità americana sembra dunque essere la costruzione di un equilibrio sufficientemente stabile da garantire continuità nella produzione energetica e contenimento delle influenze rivali. Resta da capire se questo approccio favorirà una reale riunificazione della Libia o finirà per consolidare un sistema di condivisione del potere tra élite concorrenti.

Florjn Recchia

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA.

Indice

Perchè è importante

  • Lo stallo del processo politico promosso dall’ONU sta favorendo nuove ipotesi di riconciliazione tra le élite che controllano l’Est e l’Ovest della Libia.
  • Il crescente interesse degli Stati Uniti per la stabilità della Libia riflette priorità energetiche e strategiche che potrebbero ridimensionare il ruolo della transizione democratica nel Paese.

 

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Florjn Recchia
Florjn Recchia

Classe 2001, Roma. Laureanda in Relazioni Internazionali all’Università La Sapienza di Roma, attualmente mi trovo a New York, come tirocinante presso la Rappresentanza Italiana alle Nazioni Unite, dove seguo le attività del Consiglio di Sicurezza con particolare attenzione ai dossier africani. Da sempre sono appassionata di geopolitica e diritti umani, ho nel tempo maturato un forte interesse per il continente africano, arricchito altresì da un’esperienza di volontariato in Kenya.

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