Caffè lungo – La vittoria di Péter Magyar alle elezioni parlamentari ungheresi segna la fine dell’era
Orbán e priva il Cremlino del suo principale alleato nell’UE. Mosca non potrà più contare sul
sostegno di Fidesz per difendere i propri interessi nelle Istituzioni europee. Pur senza adottare una
linea apertamente ostile verso la Russia, il nuovo Governo ungherese riduce la capacità d’influenza
del Cremlino a Bruxelles.
IL CAMBIO DI LEADERSHIP A BUDAPEST
Dopo sedici anni di Governo ininterrotto di Viktor Orbán, la Russia ha perso il suo principale
alleato all’interno dell’Unione Europea. Il partito Fidesz è stato sconfitto alle elezioni parlamentari
ungheresi da Tisza, formazione fondata dall’ex alleato di Orbán, Péter Magyar. Fin dall’aggressione
russa all’Ucraina nel 2014, il leader ungherese è stato spesso considerato il rappresentante non
ufficiale di Vladimir Putin a Bruxelles, una posizione divenuta ancora più controversa dopo
l’invasione su larga scala nel febbraio 2022. Il nuovo premier ungherese ha criticato
apertamente i rapporti tra il Governo uscente e il Cremlino. Pur senza voler entrare in rotta di
collisione con Mosca, Magyar ha annunciato l’intenzione di adottare una linea diversa rispetto al
suo predecessore. Il primo segnale è arrivato con la rimozione del veto riguardante il prestito da 90 miliardi all’Ucraina e un ulteriore pacchetto di sanzioni contro la Russia, pratiche che erano state bloccate dall’Ungheria dell’ex Primo Ministro Orbán.
Fig. 1 – Manifesto elettorale di Fidesz, il partito di Viktor Orbán, contro Péter Magyar e il Presidente ucraino Zelensky, 10 aprile 2026. Alla fine l’uso di un’accesa retorica contro Kyiv non ha salvato Fidesz e il suo leader da una pesante sconfitta elettorale
MOSCA PERDE IL SUO PRINCIPALE ALLEATO NELL’UE
Per anni il Cremlino ha fatto affidamento su Orbán per difendere i propri interessi nelle Istituzioni europee. Budapest ha ripetutamente ostacolato i pacchetti di aiuti all’Ucraina e l’approvazione di nuove sanzioni, cercando inoltre di impedire restrizioni sulle importazioni energetiche russe e rallentare il percorso di adesione di Kyiv all’UE. In tempi recenti, la profondità dei rapporti tra l’entourage di Fidesz e l’élite russa è emersa attraverso una conversazione telefonica trapelata tra l’ex Ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó e il suo omologo russo Sergej Lavrov, nella quale l’ex Ministro ungherese ha promesso di inviare documenti relativi ai negoziati per l’adesione dell’Ucraina all’UE. Orbán ha più volte criticato il sostegno europeo a Kyiv, accusando i Governi occidentali di voler prolungare il conflitto e proponendo invece una normalizzazione dei rapporti con Mosca.
Per il Cremlino, storicamente incline a costruire la propria politica estera su relazioni personali, la sconfitta del leader ungherese rappresenta un inconveniente di non poco conto. La Russia non potrà più fare affidamento sul potere di veto di Budapest quando si tratterà di approvare nuove sanzioni o aiuti all’Ucraina. L’Ungheria rimane inoltre uno dei principali acquirenti europei di gas russo e sotto Orbán ha aperto le porte a progetti finanziati da Mosca. Sebbene interrompere i contratti esistenti e gli accordi per la costruzione di infrastrutture energetiche non sarà semplice e esente da sanzioni, il cambio di Governo potrebbe avere conseguenze economiche anche per la Russia, seppur contenute. Fino ad oggi, inoltre, Budapest ha rappresentato un canale privilegiato per operazioni finanziarie riconducibili ad entità vicine al Cremlino. In questo contesto, la più grande banca commerciale ungherese, OTP, ha svolto per anni un ruolo centrale. Poiché l’Ungheria non fa parte dell’Eurozona, OTP è regolata dalla Banca nazionale ungherese e non la Banca Centrale Europea. Le Autorità di regolamentazione europee non sono in grado di esercitare pressioni su di essa e, sotto il Governo di Orbán, la Banca centrale ungherese non ha sollevato obiezioni riguardo alle sue attività in Russia.
Fig. 2 – Il nuovo premier ungherese Péter Magyar durante la sua recente visita in Polonia, 20 maggio 2026
LA LINEA DI MAGYAR TRA KYIV E MOSCA
Poco dopo la vittoria elettorale, Magyar ha dichiarato che l’Ungheria è pronta a riorientare la propria politica estera. A seguito della dipartita del leader di Fidesz, Budapest cercherà probabilmente una riconciliazione con Kyiv, pur evitando uno scontro diretto con Mosca. È difficile, tuttavia, che il Cremlino riesca a instaurare con il nuovo esecutivo lo stesso rapporto privilegiato costruito con Orbán. Le priorità del Governo Magyar resteranno soprattutto interne, ma il risultato delle elezioni potrebbe comunque produrre importanti conseguenze geopolitiche. Come prevedibile, Kyiv ha accolto con favore il cambio di leadership. Magyar ha confermato di non voler ostacolare ulteriormente i pacchetti di aiuti europei e ha criticato la linea del precedente Governo sul conflitto, definendo inaccettabile l’ipotesi di cedere territori ucraini alla Russia. Allo stesso tempo, il nuovo premier ha escluso sia l’invio di armi a Kyiv, sia un ingresso rapido e preferenziale dell’Ucraina nell’UE. Nonostante ciò, il fatto che Budapest non si opporrà automaticamente a ogni iniziativa europea a sostegno dell’Ucraina rappresenta un cambiamento rilevante. Per Mosca, al contrario, la perdita del sostegno ungherese e del suo potere di veto costituisce un colpo politico di notevole importanza. Sebbene possa trovare nuovi partner europei favorevoli alle sue posizioni e pronti a difenderne gli interessi, la Russia ha appena perso il suo alleato più affidabile all’interno dell’Unione Europea.
Lorenzo Asquini
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