Caffè Mondiale – Ci siamo, si comincia. La Coppa del Mondo del Nord America e delle 48 Nazionali – talmente tante che alcune non rappresentano nemmeno Stati sovrani – finalmente prende il via.
Ogni Mondiale racconta molto più del calcio in sé: racconta i Paesi che lo organizzano e quelli che lo provano a vincere, le comunità che lo seguono da vicino e da lontano, i poteri che lo attraversano e le contraddizioni che emergono. Nel 2026 questo racconto sarà ancora più ampio, con il Campionato diviso tra USA, Messico e Canada, nel pieno della seconda era trumpiana, mentre in Medio Oriente e Ucraina volano missili e droni.
E con il Mondiale torna lo speciale del Caffè Geopolitico, quest’anno nella forma di World Coffee Cup, newsletter dedicata ai lati meno scontati del torneo. World Coffee Cup arriverà ai nostri lettori già iscritti ogni lunedì per tutta la durata del Mondiale e cercherà di portare lo sguardo oltre il risultato e la cronaca sportiva, oltre la retorica delle bandiere.
Con la redazione del Caffè Geopolitico parleremo delle dinamiche di questo grande evento, dall’onni-interessato Donald Trump, alle rotte della diaspora africana nel calcio contemporaneo, tra identità multiple, talenti globali e impatto delle migrazioni. Ci chiederemo se in un mondo di passaporti sportivi, migrazioni, seconde generazioni, appartenenze multiple e campionati sempre più transnazionali, proprio mentre il nazionalismo torna in auge, abbia ancora senso parlare di “Nazionali”.
E, soprattutto, proveremo a capire se il calcio sia ancora davvero lo sport del mondo, o se la sua globalizzazione lo stia trasformando in qualcosa di più ricco, più spettacolare, ma forse più industriale e più distante.
World Coffee Cup non sarà una newsletter tecnica, né un bollettino di partite. Sarà un viaggio settimanale dentro ciò che il Mondiale muove: potere, denaro, immaginari, identità, disuguaglianze, appartenenze. Con il tono narrativo che accompagna da sempre i nostri speciali Caffè Mondiale, ma con lo stile e l’attenzione verso la cultura degli Esteri che da sempre ci muovono.
Ogni quattro anni il mondo si ferma per riporre speranze e attese dentro un rettangolo verde. E spesso, guardando dove rotola il pallone, si capisce qualcosa in più su dove quel mondo stia davvero andando. Perché – lo sappiamo bene al Caffè Geopolitico – non è solo un gioco.
Beniamino Franceschini


