Lettonia, Estonia e Russia (I): frontiere aperte e frontiere chiuse

AnalisiPrima parte di un reportage di viaggio nei Paesi baltici, sempre alle prese con l’ombra ingombrante del vicino russo. Si comincia da Valga-Valka, la città (non più) divisa fra Lettonia ed Estonia. Uno splendido esempio non solo di convivenza, ma anche di architettura transfrontaliera, reso possibile dall’appartenenza di entrambi i Paesi all’UE.

VALGA-VALKA

La stazione ferroviaria di Valga-Valka è pressoché deserta. Una decina di persone scende dal treno Vilnius-Tallinn e si avvia verso l’edificio della biglietteria, elegante, simile a una chiesa: sul corpo principale, infatti, svetta una torre che sembra un campanile. Anche all’interno della stazione, costruita dai prigionieri tedeschi al termine della Seconda guerra mondiale, regna il silenzio assoluto e, in alto a destra, si staglia un pulpito bianco, come se ci trovassimo davvero in una cattedrale.
La città di Valga-Valka è divisa in due dal confine di Stato fra Estonia e Lettonia. Da quando i due Paesi baltici sono entrati nell’UE, vale a dire dal 2004, la frontiera non esiste più e le città non sono più divise, anche se ognuna ha la propria amministrazione. “Due città, uno Stato” è lo slogan dei due centri urbani, in cui si parlano anche due lingue completamente differenti, il lettone, che è un idioma indoeuropeo, e l’estone, che è invece ugro-finnico. “Le vecchie generazioni comunicano in russo, le nuove in inglese e ci capiamo tutti benissimo”, mi dice Ljudmila, una signora di mezza età che lavora presso il museo cittadino di Valga, in Estonia. La città di Valka-Valga è stata divisa nel 1920 da una commissione guidata dal colonnello britannico Stephen Tallens, quando i due Stati di Estonia e Lettonia ottennero l’indipendenza dall’Impero russo. Sul perché di questa divisione, ci sono almeno due versioni: secondo la prima, la commissione decise di premiare gli estoni per aver aiutato l’esercito lettone che lottava per l’indipendenza del proprio Paese, minacciata dalla Russia bolscevica. Secondo l’altra versione, invece, la divisione era già nella natura della città: a fine Ottocento la città lettone Valka era diventata uno snodo ferroviario importante e ciò aveva attirato numerosi lavoratori estoni, che avevano costruito le proprie case nella parte orientale del centro urbano. All’epoca, Valka era parte dell’Impero russo e nessuno pensava alla necessità di creare due città, necessità che si presentò quando Estonia e Lettonia ottennero l’indipendenza. Tallens divise la città fra i due Stati in maniera da non scontentare nessuno. Anche durante il periodo sovietico, nonostante si trovassero nella stessa entità statuale, le due città rimasero divise. La frontiera venne ricostituita nel 1991 a seguito dell’indipendenza di Lettonia ed Estonia per poi scomparire nel 2004.

Fig. 1 – Il confine tra Lettonia e Estonia a Valga-Valka | Foto: Christian Eccher

VECCHIE E NUOVE GENERAZIONI

Nonostante l’ottimismo di Ljudmila, l’impressione è che le vecchie generazioni, quelle cresciute sotto l’URSS, comunichino fra di loro molto meglio delle nuove, che vivono vite abbastanza separate, nonostante i confini aperti. L’UE favorisce l’osmosi con progetti di vario tipo, fra i quali il più efficace è “Hack the Border”, il cui scopo è proprio quello di far incontrare, tramite workshop, concerti e altre attività, giovani estoni e lettoni. “Io non ho mai sentito la divisione della città – dice Ljudmila – perché ho studiato all’epoca dell’URSS e andavo al Ginnasio nella parte lettone. All’epoca, la lingua di comunicazione principale era il russo”. Alla domanda su quali siano gli attuali rapporti fra le due città, Ljudmila risponde: “Molti lettoni di Valka prendono la residenza qui a Valga perché c’è l’ospedale e le cure sono gratuite. Soprattutto chi ha bambini preferisce vivere nella parte estone della città perché c’è la pediatria. Per le visite mediche private, soprattutto quelle oculistiche, siamo noi estoni ad andare a Valka, dato che in Lettonia è tutto più economico. La carne, poi, è più buona a Valka che da noi!”. Anche per gli acquisti tecnologici, secondo Ljudmila, meglio andare in Lettonia: i negozi specializzati, infatti, fanno rifornimento presso le aziende tedesche, mentre quelle estoni importano quasi tutto dalla Finlandia.
A unire Valga e Valka ci sono purtroppo anche i problemi economici: come quasi tutti i posti di frontiera, le due città non hanno grandi aziende e investimenti; i giovani si spostano nelle rispettive capitali per completare gli studi e raramente fanno ritorno a Valga e a Valka, dove l’unica vera risorsa, soprattutto nella parte lettone, è il legno.
A unire Lettonia ed Estonia c’è la politica antirussa messa in campo dai rispettivi Governi. Per capire meglio di cosa si tratti e come viva la componente russa in Estonia, andiamo a Narva,  la città al confine con la Federazione Russa e poi a Riga, la capitale della Lettonia.

Fig. 2 – La frontiera di Valga-Valka vista dalla Lettonia | Foto: Christian Eccher

LE FERROVIE E LA RUSSIA

La linea Valga-Tallin-Narva è una delle poche in funzione. La rete ferroviaria estone, così come quella lettone, non è molto sviluppata. Le ferrovie rischiano la bancarotta dopo che il 1° luglio scorso la Federazione Russa ha chiuso quasi tutti i valichi di frontiera sia con la Lettonia sia con l’Estonia. Le ragioni di questa chiusura sono molteplici e la prima è sicuramente legata alla crisi economica e finanziaria che sta colpendo Mosca a causa dell’aggressione bellica nei confronti dell’Ucraina. Secondo l’analista e giornalista lettone-russo Dmitri Smirnov, il Cremlino, con la chiusura dei valichi ferroviari al traffico ferroviario merci, ha voluto assestare il colpo economico finale a Lettonia ed Estonia. Già dal 1° giugno del 2026, infatti, tutte le merci che dalla Russia andavano in questi due Paesi e in Finlandia pagavano il doppio della tariffa internazionale rispetto a quelle pagate dagli altri Stati confinanti, come per esempio la Lituania. L’import dalla Russia, soprattutto per via delle sanzioni, non era di grandi dimensioni, ma attraverso il territorio russo passavano molte merci di importazione dall’Asia centrale (frutta, verdura, cotone) e dalla Cina. Per evitare di pagare tariffe doppie, gli esportatori erano già ricorsi al trasporto via mare: dall’Asia centrale e dalla Cina le merci viaggiano in treno verso i porti russi sul Baltico e da lì, in nave, alla volta di Klaipeda, in Lituania. Quel poco di traffico rimasto verso la Lettonia e l’Estonia è adesso completamente bloccato e a viaggiare sono rimasti i pochi treni passeggeri nazionali, rari e sempre molto affollati. Perché la Lituania non sia stata punita come l’Estonia e la Lettonia e sia esentata dai doppi dazi, non è del tutto chiaro: probabilmente al Cremlino serve comunque un collegamento con l’UE e con l’exclave di Kaliningrad, che è a tutti gli effetti territorio russo, anche se circondato da Paesi UE.

Fig. 3 – Narva: il confine tra Estonia e Federazione Russa | Foto: Christian Eccher

NARVA

Narva è una città graziosa, dall’architettura sovietica di epoca staliniana. Si estende lungo l’omonimo fiume. Un ponte di un centinaio di metri attraversa il corso d’acqua e dall’altra parte è già Russia. Le rocche di Narva e della cittadina russa di Ivangorod si fronteggiano, vicinissime ma, dall’inizio della guerra in Ucraina, distanti anni luce. Il valico di frontiera lavora solo durante il giorno ed è chiuso al traffico da filo spinato e cavalli di Frisia. Si passa solo a piedi, ma i tempi di attesa sono infiniti: Vladimir, un russo che vive ad Amburgo, aspetta da 20 ore al valico di Narva: “Non mi posso permettere l’aereo, è troppo caro. Vado a Mosca dai miei genitori, sono arrivato qui ieri… Ho trascorso la notte all’addiaccio, ho mandato mia moglie e i nostri due figli in hotel e io sono rimasto qui per non perdere il posto…”. Per entrare in Russia, si aspettano almeno 24 ore e bisogna stare in fila, con il sole o la pioggia, con il caldo o con il freddo.

Christian Eccher

Photo by Makalu is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • Grazie all’Unione Europea, la città di Valka-Valga, divisa in due dalla frontiera fra Lettonia ed Estonia, è nuovamente unita, anche se costituiscono due entità ammnistrative differenti.
  • Al contrario, la frontiera fra Estonia e Federazione Russa a Narva è simbolo delle attuali tensioni geopolitiche. Chi vuole entrare in territorio russo deve aspettare ore, tra filo spinato e cavalli di Frisia.

Dove si trova

Chi lo ha scritto

Christian Eccher
Christian Eccher

Sono nato a Basilea nel 1977. Mi sono laureato in Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove ho anche conseguito il dottorato di ricerca con una tesi sulla letteratura degli italiani dell’Istria e di Fiume, dal 1945 a oggi. Sono professore di Lingua e cultura italiana all’Università di Novi Sad, in Serbia, e nel tempo libero mi dedico al giornalismo. Mi occupo principalmente di geopoetica e i miei reportage sono raccolti nei libri “Vento di Terra – Miniature geopoetiche” ed “Esimdé”.

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