In 3 Sorsi – Il nuovo premier britannico laburista, che ha preso il posto di Keir Starmer, promette un vero cambio di passo e ricette radicali per rilanciare l’economia britannica in difficoltà. Nel frattempo, l’estrema destra di Reform UK cerca di far leva sul malcontento della popolazione.
1. DA STARMER A BURNHAM: IL LABOUR CAMBIA GUIDA PER EVITARE IL DECLINO
Il 20 luglio Andy Burnham è diventato il settimo Primo ministro britannico in dieci anni, succedendo a Keir Starmer dopo appena due anni di Governo laburista. Starmer aveva riportato il Labour al potere con una larghissima maggioranza alle elezioni del 2024, ma non era riuscito a trasformare la stabilità istituzionale promessa in un progetto politico riconoscibile. La debole crescita, l’elevato costo della vita, le tensioni sulla spesa sociale e militare e l’avanzata di Reform UK avevano progressivamente eroso la sua leadership. Le dimissioni del Ministro della Difesa John Healey, in polemica con Downing Street per l’insufficienza delle risorse destinate alle Forze Armate, hanno accelerato una crisi già evidente. Burnham ha potuto candidarsi alla successione dopo essere tornato alla Camera dei Comuni come deputato di Makerfield, lasciando la carica di Sindaco della Greater Manchester. Eletto leader del Labour senza avversari, arriva a Downing Street con l’immagine di un politico capace di parlare alle città e alle aree industriali del Nord, ma anche con l’onere di far seguire risultati concreti al cambio di leadership.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il nuovo premier britannico, il laburista Andy Burnham
2. UN NUOVO ESECUTIVO PER FAR RIPARTIRE IL PAESE
La composizione del Governo segnala una discontinuità più marcata di quanto suggerisca la comune appartenenza laburista. Rachel Reeves e David Lammy sono usciti dall’esecutivo: John Healey è diventato Cancelliere dello Scacchiere, mentre il redivivo Ed Miliband è il nuovo Ministro degli Esteri. Angela Rayner – altra principale esponente della fazione più “radicale” del Labour – è tornata al Governo come responsabile dell’edilizia abitativa. Burnham ha inoltre abolito il Dipartimento autonomo per la Scienza, trasferendone le competenze al Ministero del Commercio. Le prime decisioni mostrano la volontà di produrre risultati immediatamente percepibili: eliminazione dell’IVA sulle bollette elettriche domestiche, tetto nazionale al prezzo dei biglietti degli autobus, sostegno a pub e locali e rilancio dell’edilizia pubblica. Al centro del progetto rimane però un maggiore decentramento. Con l’apertura di un ufficio del Governo (battezzato “No. 10 North”) a Manchester e maggiori risorse per le Autorità metropolitane, Burnham vuole trasferire poteri fuori da Westminster e ridurre il divario tra Londra e il resto del Paese. A ciò si aggiungono la riforma dell’assistenza sociale, la creazione prospettata di un National Care Service e l’uso della politica industriale e della spesa per la difesa come strumenti per favorire la reindustrializzazione del Paese, la cui economia si è indebolita negli ultimi anni anche a causa di una terziarizzazione sempre più spinta.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Angela Rayner è una dei “fedelissimi” di Burnham
3. PIÙ EUROPA, MA SENZA CANCELLARE LA BREXIT (PER ORA)
In politica estera Burnham ha scelto finora la continuità sui pilastri fondamentali. Ha confermato il sostegno all’Ucraina, ricevendo Volodymyr Zelensky come primo leader straniero, e ha ribadito gli impegni britannici nella NATO. Tuttavia, si è mostrato più critico nei confronti degli Stati Uniti e di Donald Trump rispetto al predecessore Starmer.
La novità potenzialmente più significativa riguarda comunque il rapporto con l’Unione Europea. Burnham ha dichiarato che “nel corso della sua vita vorrebbe vedere Londra riunirsi all’UE”, anche se attualmente non propone il ritorno nel mercato unico o nell’unione doganale e non intende riaprire formalmente il dossier Brexit: punta invece ad accelerare il riavvicinamento già avviato da Starmer, rafforzando la cooperazione con Bruxelles su difesa, sicurezza, migrazioni irregolari, energia e catene di approvvigionamento. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai rapporti con Francia e Germania e alla partecipazione britannica ai progetti europei di sicurezza economica e industriale. La sua sfida sarà tenere insieme due esigenze difficili da conciliare: recuperare i benefici di una relazione più stretta con l’UE senza offrire a Reform UK l’occasione di presentare il Governo come il protagonista di una “Brexit al contrario”.
Davide Tentori
Photo by terimakasih0 is licensed under CC BY-NC-SA


