La realtà dell’immigrazione in Europa

AnalisiI dati su immigrati e rifugiati nella UE fotografano una realtà molto diversa dalla percezione comune, influenzata dalla narrativa strumentale di alcuni politici e media.

L’OSSESSIONE PER L’IMMIGRAZIONE

I fatti di Ceuta hanno portato ancora una volta in primo piano, più che il dramma delle morti in mare (relegate a notizia minore), la paura isterica degli europei per l’immigrazione. Ossessione che alimenta il fuoco della demagogia politica populista e terreno ideale di affermazione delle destre in quasi tutti i Paesi UE, oltre che strumento utilizzato da chi si prefigge la frammentazione politica dell’Europa (Trump e mondo MAGA da un lato, Russia di Putin dall’altro). Il fenomeno delle migrazioni di massa è reale, non riguarda solo l’Europa ed è conseguenza di una molteplicità di fattori, spesso non influenzabili direttamente dai Paesi di destinazione. Tralasciando le considerazioni di ordine demografico e produttivo che dovrebbero ispirare politiche favorevoli all’immigrazione (necessaria all’Europa e che andrebbe gestita in maniera razionale e “utilitaristica”, anche a voler dimenticare ogni motivo umanitario), prima ancora di qualunque opinione su come gestirlo, la domanda da porsi a fronte di ogni fenomeno dovrebbe riguardare la sua entità: di quali numeri stiamo parlando? Si tratta veramente di un’emergenza o, addirittura, una minaccia? Davvero non è possibile affrontarlo in maniera razionale e pragmatica, con strumenti legislativi e amministrativi ordinari, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e degli stessi principi istitutivi dell’UE, tanto da dover “appaltare” la difesa dei confini esterni a Paesi terzi che ben poco rispettano diritti umani e trattati internazionali e che, per sovrappiù, sono in tal modo messi in grado di estorcere denaro e favori politici con gli strumenti del ricatto?

Embed from Getty Images

Fig. 1 – L’approdo sulle rive di Ceuta dei migranti dal Marocco venerdì 31 luglio

QUALCHE DATO SULL’IMMIGRAZIONE

Secondo i dati ufficiali disponibili, al 1° gennaio 2025 risiedevano nell’UE 30,6 milioni di cittadini di Paesi terzi (in leggero aumento rispetto ai circa 29 milioni dell’anno precedente), pari al 6,8% della popolazione dell’Unione (che è di quasi 450 milioni di persone). Questi dati sono effettivi, in quanto si riferiscono a immigrati regolari, cioè in possesso di permesso di soggiorno o lavoro, rifugiati riconosciuti e altre categorie di residenti legali.
Per ovvi motivi è più difficile calcolare il numero degli immigrati irregolari. Oltre agli ingressi illegali, esistono situazioni che sfuggono alle statistiche per svariate cause: inefficienze burocratiche (mancate registrazioni o incompletezza di dati), permessi scaduti e non rinnovati, profughi in attesa dell’esito di richieste di asilo o protezione, altro. Alcuni dati certi esistono per quanto riguarda gli attraversamenti irregolari registrati alle frontiere esterne (178mila nel 2025, in diminuzione del 26% rispetto al 2024, e 49mila nei primi sei mesi del 2026, in diminuzione del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025), le presenze irregolari accertate sul territorio (719.395 nel 2025, contro circa 918.000 nel 2024), i cittadini di Paesi terzi che hanno ricevuto un ordine di lasciare il territorio dell’UE (108.475 nel primo trimestre del 2026, di cui 34.550 sono stati effettivamente rimpatriati). A seconda delle fonti e dei criteri di valutazione dei dati, comunque, il numero di irregolari stimati varia tra poco meno di due milioni a quasi quattro milioni di individui (con una forchetta più limitata compresa tra poco più di due milioni e mezzo e poco più di tre milioni, secondo altre elaborazioni). Anche considerando la stima più elevata, il totale della popolazione immigrata in rapporto ai possessori di cittadinanza rimane fortemente minoritario, attestandosi attorno al 7%.
Infine, incrociando i dati di alcuni studi demografici, risulterebbero circa 64 milioni foreign-born, residenti nella UE nati al di fuori dell’Unione. Attenzione, queste persone non sono necessariamente individui immigrati, il numero comprende sia cittadini UE, sia cittadini di Paesi terzi, sia persone che hanno acquisito la cittadinanza del Paese UE ospitante. Complessivamente si tratta di poco più del 14% della popolazione totale. Per avere dei termini di paragone, tale percentuale è notevolmente più alta non solo in Paesi tradizionalmente terra di immigrazione come Stati Uniti (14,5%) o Australia (29,5%), ma anche in Stati europei che non fanno parte della UE: il 17,5% della popolazione della Norvegia non è nata lì e uno Paese rappresentato spesso come estremamente rigido in materia di immigrazione (ma nei fatti molto garantista nell’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo) come la Svizzera accoglie oltre il 31% di cittadini nati al di fuori della Confederazione.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez

… E SUI RICHIEDENTI ASILO

I rifugiati e i richiedenti asilo costituiscono una minoranza all’interno del fenomeno migratorio, sebbene spesso il loro numero sia sovrastimato nell’immaginario collettivo. Inoltre, i numeri globali nascondono differenze molto grandi tra varie regioni del mondo. I dati più recenti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ci dicono che alla fine del 2025 nel mondo c’erano 41,6 milioni di persone cui si può applicare lo status di rifugiato (come individuo a rischio di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale o opinioni politiche), oltre a 9 milioni di richiedenti asilo in attesa di valutazione della propria domanda. Inoltre, c’erano 68,7 milioni di persone sfollate all’interno del proprio Paese a causa di conflitti o violenze, carestie o altro. Degli sfollati in stati diversi dal proprio, la maggior parte è ospitato in Paesi considerati a basso/medio reddito e comunque nei Paesi cosiddetti meno sviluppati. Questi numeri evidenziano come il fenomeno abbia un’incidenza maggiore sui Paesi meno ricchi, piuttosto che su quelli europei. Fatto dovuto in gran parte a fattori di vicinanza.
Venendo all’Unione Europea, sempre in base ai dati UNHCR, alla fine del 2025 nei 27 Stati membri dell’UE erano presenti circa 5,8 milioni di rifugiati (dato che include sia lo status di rifugiato in senso stretto che protezioni assimilate). A questi si aggiungono circa 4,3 milioni di cittadini ucraini beneficiari della protezione temporanea prevista dalla UE a seguito dell’invasione russa (riportati separatamente in virtù appunto della temporaneità della loro condizione). Pertanto, considerando anche la protezione temporanea per gli ucraini, le persone sotto una forma di protezione internazionale nell’UE sono nell’ordine di 10 milioni.
Per quanto riguarda i richiedenti asilo, nel 2025 nei Paesi UE sono state accolte complessivamente 361.325 domande (meno 17,5% rispetto al 2024). Nel gennaio 2026 sono state registrate 51.160 nuove domande (non riconoscimenti), con Spagna, Italia, Francia e Germania che hanno ricevuto circa il 75% dei richiedenti. Il numero di richiedenti asilo presenti (cioè con procedura ancora pendente) varia continuamente. Le stime più recenti indicano circa 900mila-1 milione di domande pendenti nell’UE.
In conclusione, i numeri descrivono una realtà importante, ma circoscritta, molto distante da rappresentazioni apocalittiche sempre più comuni nell’informazione e nella comunicazione politica.

Paolo Pellegrini

Migrantbåt” by Kripos_NCIS is licensed under CC BY-ND

Indice

Perchè è importante

  • L’immigrazione di massa è un fenomeno reale, che va gestito, ma l’isteria securitaria europea non ha fondamento.
  • Gli immigrati legali nella UE rappresentano meno del 7% della popolazione, le stime degli irregolari sono di poco più alte, mentre richiedenti asilo e rifugiati sono una minoranza irrisoria.

Dove si trova

Chi lo ha scritto

Paolo Pellegrini
Paolo Pellegrini

Analista indipendente, autore, consulente freelance. Ex funzionario della Commissione europea.

Ti piace quello che facciamo?

La nostra redazione è composta da giovani professionisti e appassionati che si impegnano volontariamente a produrre questa rivista. Se ti è utile e ti interessa quello che facciamo, sostienici: costa quanto un paio di caffè al mese.

Ti potrebbe interessare