Oltre la propaganda: la sfida della guerra cognitiva

In 3 Sorsi – Propaganda e disinformazione non sono fenomeni nuovi, ma nell’infosfera contemporanea cambiano scala, velocità e precisione. La competizione strategica riguarda sempre più il modo in cui individui e società percepiscono, interpretano e trasformano le informazioni in decisioni.

1. DALL’INFORMAZIONE ALLA COGNIZIONE

Influenzare l’opinione pubblica è sempre stato parte della competizione politica e militare. Per questo parlare di Cognitive Warfare come semplice sinonimo di propaganda o disinformazione rischia di nascondere ciò che realmente sta cambiando.
L’ambiente contemporaneo combina social network, profilazione, enormi quantità di dati, automazione e intelligenza artificiale. Questi strumenti consentono di intervenire su pubblici differenti con una velocità e una capacità di adattamento prima difficilmente raggiungibili.
È in questo contesto che la NATO ha sviluppato il concetto di Cognitive Warfare, orientato alla capacità di influenzare o proteggere il modo in cui individui e gruppi percepiscono, pensano e agiscono. Allied Command Transformation sottolinea infatti come iperconnettività, disponibilità dei dati e scienze cognitive possano essere sfruttate per agire non soltanto su che cosa le persone pensano, ma anche su come elaborano le informazioni e prendono decisioni. Il Cognitive Warfare Concept è stato inoltre avallato dal Military Committee della NATO nel novembre 2025.

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Fig. 1 – L’Alta Rappresentante UE per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Kaja Kallas (al centro) e il Primo Ministro del Montenegro Milojko Spajić (a destra) intervengono alla conferenza annuale del Servizio Europeo per l’Azione Esterna sul contrasto alla manipolazione delle informazioni e alle interferenze straniere (FIMI), Bruxelles, 17 marzo 2026

2. L’INFOSFERA DIVENTA SPAZIO DI COMPETIZIONE

Il conflitto russo-ucraino mostra bene questa trasformazione. Alla dimensione militare si affianca una competizione continua fatta di narrazioni, piattaforme digitali, disinformazione e tentativi di modificare la percezione degli eventi.
Il Servizio europeo per l’azione esterna utilizza il concetto di Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI) per descrivere attività coordinate che cercano di manipolare lo spazio informativo. Nel rapporto del 2026, l’EEAS rileva una crescita della frequenza, dell’intensità e del coordinamento di queste operazioni e sottolinea come esse siano ormai parte di un più ampio arsenale ibrido.
Un caso concreto riguarda l’Ucraina. Un rapporto congiunto EEAS-Center for Countering Disinformation ha analizzato le attività russe condotte tra gennaio 2025 e maggio 2026 per indebolire il sostegno interno ucraino al percorso di adesione all’Unione Europea.
L’obiettivo, quindi, non deve necessariamente essere convincere tutti della stessa versione dei fatti. Può bastare amplificare divisioni, creare incertezza, erodere la fiducia nelle Istituzioni o aumentare il costo politico di una determinata scelta.

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Fig. 2 – Le elezioni sono uno dei processi decisionali più a rischio di subire influenza e manipolazioni esterne

3. QUANDO IL BERSAGLIO DIVENTA LA DECISIONE

È qui che la dimensione cognitiva diventa una questione di sicurezza. Se percezione e interpretazione condizionano il comportamento, influenzare il processo attraverso cui un’informazione viene compresa può produrre effetti strategici anche senza modificare direttamente la realtà materiale.
Questo non significa considerare ogni fake news, campagna politica o forma di dissenso come Cognitive Warfare. Il problema nasce quando attività intenzionali e coordinate cercano di sfruttare vulnerabilità cognitive e informative per degradare comprensione, fiducia e capacità decisionale.
La NATO collega infatti la dimensione cognitiva anche alla necessità di proteggere la decision superiority e la libertà d’azione.
La competizione cognitiva non sostituisce quindi propaganda, disinformazione o information warfare. Aggiunge una domanda ulteriore: cosa accade quando l’obiettivo non è soltanto controllare l’informazione, ma condizionare il processo attraverso cui quella informazione diventa una decisione?
Nella competizione contemporanea, infatti, non è sempre necessario impedire all’avversario di agire. Può essere sufficiente alterare il modo in cui comprende la realtà prima ancora che decida come agire.

Michele Prudente – Master in Intelligence UNICAL

Photo by ChristopherPluta is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • La dimensione cognitiva mostra come sicurezza informativa e capacità decisionale siano sempre più strettamente collegate.
  • Difendere l’infosfera non significa soltanto contrastare le fake news, ma proteggere la capacità di individui, società e Istituzioni di comprendere e decidere autonomamente.

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Master UNICAL
Master UNICAL

Il Master di II livello in Intelligence dell’Unical, diretto dal prof. Mario Caligiuri, è nato nel 2007 e fornisce una formazione avanzata sulla  disciplina dell’intelligence e dei suoi processi. Gli studenti partecipano alla Redazione del Caffè Geopolitico grazie a un accordo di tirocinio.

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