In 3 sorsi – Nel 2026 Stati Uniti, Cina e Unione Europea si contendono l’intera filiera digitale dell’intelligenza artificiale (IA), dai minerali ai chip, dal cloud alle regole. Ma c’è anche la “battaglia degli stack”, le architetture tecnologiche integrate.
1. LA SOVRANITÀ DIGITALE SI GIOCA SUGLI STACK TECNOLOGICI
Il fattore tecnologico legato all’intelligenza artificiale sta assumendo un peso sempre maggiore nel confronto geopolitico tra attori globali. La filiera digitale che alimenta l’IA tende a organizzarsi come un ecosistema sempre più integrato, cioè uno stack (letteralmente “pila”), strutturato lungo una catena del valore a più strati.
Secondo Mark Scott, ricercatore dell’Atlantic Council, lo stack comprende la potenza di calcolo, il cloud, i microchip e la regolazione. In questa analisi la nozione è estesa all’intera filiera: l’estrazione e la raffinazione delle materie prime critiche (tra cui le “terre rare”), le tecnologie di incisione e assemblaggio (packaging) dei microchip, i data center e le gigafactory per l’IA (impianti su larga scala per addestrare ed eseguire i modelli), il cloud e l’edge computing (l’elaborazione dei dati vicino al luogo in cui vengono generati), i dati di addestramento dei modelli, il software e le applicazioni, gli standard tecnici alla base degli algoritmi e infine la normativa del settore.
Questi strati tendono oggi a convergere verso un ristretto numero di architetture integrate, ma tra loro non compatibili. Ogni architettura fa riferimento a uno dei tre attori in competizione sistemica: USA, Cina e UE. Si manifesta così una forma di sovranità diversa da quelle storicamente affermatesi negli ultimi secoli: la sovranità digitale.
Fig. 1 – I Ministri si riuniscono per discutere il Chips Act 2.0, che punta a rafforzare l’industria europea dei semiconduttori e a ridurne la dipendenza dai fornitori esteri, Bruxelles, 24 settembre 2026
2. L’UE ACCELERA, CON LO SFONDO DELL’EUROSTACK
L’UE sta accelerando, nel corso del 2026, le strategie per ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento esterne nel settore digitale. Secondo la Commissione Europea, l’Unione dipende da Paesi terzi per oltre l’80% dei principali prodotti, servizi, infrastrutture e proprietà intellettuale digitali, dato ripreso anche dall’ISPI.
Il 3 giugno 2026 la Commissione ha presentato il “Pacchetto per la sovranità tecnologica“, che comprende due proposte legislative, il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act (CADA), una strategia europea sull’open source e una tabella di marcia per la digitalizzazione e l’IA nel settore energetico. Lo scopo dichiarato è promuovere un maggior grado di autonomia lungo l’intera filiera digitale.
A stretto giro, il 30 luglio 2026, è stata la volta di EuroHPC (European High Performance Computing), un organismo frutto di partnership pubblico-privato la cui missione è rendere l’UE un leader nel supercalcolo, attraverso una rete europea di infrastrutture di calcolo ad altissime prestazioni. EuroHPC ha avviato una gara per selezionare i consorzi che realizzeranno fino a sette AI gigafactory, sostenute da un massimo di 10 miliardi di euro di fondi europei e nazionali, con almeno 20 miliardi di investimenti privati attesi. Le offerte scadono il 12 novembre 2026.
Sullo sfondo si colloca EuroStack, un’iniziativa nata da un convegno multipartitico al Parlamento Europeo (24 settembre 2024) e portata avanti da ambienti accademici, industriali e della società civile. Propone una politica industriale per realizzare un ecosistema digitale sovrano, interamente europeo, e resta distinta dal pacchetto della Commissione.
Fig. 2 – I Commissari Henna Virkkunen e Dan Jørgensen parlano con la stampa nella sede della Commissione Europea, nel giorno della presentazione del pacchetto UE sulla sovranità tecnologica, Bruxelles, 3 giugno 2026
3. DAL DUOPOLIO SINO-STATUNITENSE AL MULTIPOLARISMO GEO-TECNOLOGICO
Dei tre stack descritti, quello europeo è ancora in costruzione, come indica una dipendenza dall’estero superiore all’80%. Lo scenario più probabile vede la persistenza del duopolio tecnologico di Cina e USA come contendenti primari nella battaglia degli stack, con l’UE nel ruolo di inseguitore.
Tra gli scenari meno probabili si può annoverare, in via ipotetica, una tendenza verso un “multipolarismo geo-tecnologico“: al consolidato duopolio sino-statunitense si affiancherebbero progressivamente altri poli tecnologicamente sovrani, uno centrato sull’India (che l’Atlantic Council indica tra le potenze intermedie in rapida crescita nell’IA), uno sul Giappone e uno sull’Europa stessa.
Tra le variabili da monitorare ci sono le politiche di export di USA e Cina: per i primi in relazione ai microchip avanzati e ad alte prestazioni, per i secondi soprattutto in riferimento alle materie prime critiche. Più in generale, occorre monitorare tutti i segmenti della filiera digitale globale: sia il “mine to chip” (dalla miniera al chip) sia il “mine to magnet” (dalla miniera ai magneti permanenti, usati nella transizione verde e nel settore difesa), ai quali si può affiancare un “mine to LLM”, dalla miniera ai grandi modelli linguistici (LLM) su cui si basa l’IA generativa.
Per l’Italia, l’accesso alle risorse tecnologiche, umane ed energetiche e alle economie di scala necessarie per partecipare alla competizione geo-tecnologica con USA e Cina dipende in larga parte dalla dimensione europea: il ruolo dell’UE nella competizione tra stack sovrani condiziona il livello di indipendenza digitale e di resilienza strategica raggiungibile dal nostro Paese.
Paolo Chirafisi – Master in Intelligence UNICAL
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