“Welcome back”: Londra torna a parlare di UE

In 3 Sorsi – Dieci anni dopo il referendum, il premier britannico Andy Burnham ha rimesso sul tavolo il rientro nell’Unione Europea. Da Parigi e Madrid è arrivato un “welcome back”. Ma la vera novità, per ora, è un’altra: la Brexit è tornata a essere politicamente discutibile.

1. BURNHAM METTE IL RITORNO SUL TAVOLO

Andy Burnham guida il Governo britannico da appena due mesi, da quando i laburisti hanno sostituito Keir Starmer. Alla conferenza del partito ha detto che la “Brexit ha fatto più male che bene“: ha tolto al Paese controllo sull’economia, dopo dieci anni di crescita lenta, e perfino sull’immigrazione, cioè le due cose per cui era stata venduta. Alla BBC è andato oltre. Ha messo tutte le opzioni sul tavolo, da “restare come siamo” fino a “andare fino in fondo“: un’unione doganale, il mercato unico, o il rientro pieno. Compresa la parola che da un decennio nessun premier pronunciava: membership. Le discuterà a un vertice UE-Regno Unito atteso entro fine anno, già slittato dopo la caduta di Starmer. La reazione dal continente è stata calda. Macron, in visita a Madrid, ha risposto in inglese: “Welcome back“, un ritorno, ha aggiunto, sarebbe “un’ottima notizia”. Il dimissionario Sánchez ha parlato di “un popolo fratello” al quale riaprire le braccia. La Francia ha fissato subito un limite: niente Europa “à la carte“. Un eventuale riavvicinamento al mercato unico comporterebbe anche obblighi che Londra aveva voluto lasciarsi alle spalle con la Brexit.

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Fig. 1 – Andy Burnham alla conferenza del Partito Laburista a Liverpool, 29 settembre 2026

2. L’ACCORDO DEL 2025

Per misurare quanto sia cambiata la posizione britannica, basta tornare al “reset” del maggio 2025. Fu un accordo concreto ma tecnico: Londra e Bruxelles concordarono altri dodici anni di accesso reciproco alle rispettive acque e avviarono il percorso verso un accordo agroalimentare destinato a eliminare gran parte dei controlli alla frontiera. Ci furono un patto sulla difesa, l’apertura di negoziati sulla partecipazione britannica al SAFE e la possibilità di un uso più ampio degli eGates. Starmer aveva tracciato un confine preciso: niente mercato unico, niente libertà di movimento. L’idea era far funzionare meglio la Brexit, non cancellarla. “Reset” significava smussare gli attriti restando fuori. In sedici mesi, e dallo stesso partito, si è passati da un premier che escludeva il rientro a uno che lo elenca tra le opzioni. Nessun trattato è cambiato; a cambiare è stato cosa un leader laburista può mettere apertamente in discussione. Per dieci anni la Brexit è stata trattata come una scelta definitiva, e discuterla costava voti. Burnham lo ha fatto dal palco del proprio congresso.

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Fig. 2 – Keir Starmer, Ursula von der Leyen e Antonio Costa al vertice UE-Regno Unito di Londra, 19 maggio 2025

3. UN PAESE CHE HA CAMBIATO IDEA

Dietro le sue parole c’è un’opinione pubblica che si è spostata. Oggi circa il 57% dei britannici considera la Brexit uno sbaglio. I sondaggi mostrano che in un ipotetico nuovo referendum il 55% degli elettori si direbbe favorevole al rientro. Bloomberg Economics stima che la Brexit sia costata intorno al 2,5% del PIL, circa 30 miliardi di sterline di gettito l’anno. A questo si somma il quadro internazionale: con Trump che alza i dazi, Londra si ritrova più isolata, e l’UE torna a sembrare un’opzione. È una delle ragioni che avvicina anche il Canada a Bruxelles. Da qui a rientrare, però, il percorso è lungo. Anand Menon, direttore del think tank UK in a Changing Europe, ridimensiona: Burnham “ha solo detto che adesso se ne parla“. Un’eventuale adesione richiederebbe anni, e un negoziato complesso. In patria il vicecapo di Reform UK, Richard Tice, lo accusa di voler riportare il Paese a Bruxelles “dalla porta di servizio”. E la Commissione non intende aprire un negoziato finché Londra non decide cosa chiedere. Per ora restano una conferenza di partito e un vertice ancora da fissare. Le opzioni di Burnham, per diventare qualcosa di più, dovranno passare da lì.

Leonardo Tovo

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Indice

Perchè è importante

  • Il premier britannico Andy Burnham rimette sul tavolo il ritorno nell’UE – mercato unico, unione doganale o adesione piena – tra le opzioni da discutere a un vertice con Bruxelles previsto entro fine anno.
  • La maggioranza dei britannici considera la Brexit un errore, ma un eventuale ritorno nell’UE richiederebbe anni di negoziati.

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Leonardo Tovo
Leonardo Tovo

Sono laureato in Scienze Politiche presso l’Università LUISS Guido Carli e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in Global Management and Politics. Ho maturato una breve esperienza nell’ambito della ricerca e dell’analisi di temi europei e internazionali. Mi interesso principalmente di geopolitica, sicurezza e difesa europea, geoeconomia e relazioni internazionali.

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