Caffè Lungo – In occasione dell’evento “Non odierò” organizzato nella Penisola Sorrentina da don Rito Maresca, il dottor Izzeldin Abuelaish, medico ginecologo e scrittore palestinese-canadese, ha raccontato la propria storia e trasmesso un messaggio di pace e fratellanza che rappresenta un inno alla speranza di un futuro diverso nel rapporto tra israeliani e palestinesi. A margine dell’evento, il coordinatore del desk MENA Michele Maresca ha avuto il piacere di intervistare il dottor Abuelaish in merito all’essenziale compresenza di valori e azioni concrete, al filo comune che lega la cultura araba a quella italiana e agli elementi richiesti per una pace tra Israele e Palestina.
L’EVENTO
Nella cornice di Villa Fondi, nella città di Piano di Sorrento, ha avuto luogo un evento che ha avuto come finalità primaria quella di trasmettere un messaggio di pace e umanità sul tema del conflitto tra Israele e Palestina. Il protagonista della serata, svoltasi giovedì 8 ottobre, è stato il dottor Izzeldin Abuelaish, medico ginecologo e scrittore palestinese-canadese che ha saputo trasformare una storia di sofferenza in un potente inno alla solidarietà e alla fratellanza tra popoli. Dal patire un doloro estremo al seminare i germogli del cambiamento: così può essere descritto il processo che ha condotto Abuelaish a reagire a un evento drammatico che ha sconvolto la sua esistenza 17 anni fa. È il 16 gennaio 2009 quando, nel contesto di una guerra in pieno svolgimento tra Israele e gruppi paramilitari palestinesi, un carro armato israeliano colpisce la sua casa a Gaza, uccidendo tre delle sue figlie, Bessan, Mayar e Aya, e sua nipote Shatha. Abuelaish, che ogni giorno attraversava il confine per svolgere il suo lavoro di ricercatore senior presso l’Ospedale Sheba di Israele, era noto al pubblico israeliano per i suoi resoconti sulla guerra che forniva in diretta tv al reporter di Channel 12 Shlomi Eldar. Proprio durante una diretta, il “dottore di Gaza” aveva chiesto e ottenuto l’indietreggiamento di un carro armato che si era avvicinato alla sua casa a poca distanza dal 16 gennaio. Ciò non è bastato a garantire la certezza che l’evento non si ripetesse, con l’effettivo materializzarsi di quelle conseguenze che si sono verificate il giorno del dramma. Nonostante il dolore e la sofferenza, però, Abuelaish ha deciso di non aderire al codice della violenza e della vendetta, preferendo farsi portavoce di un messaggio di pace rafforzato da radici profonde di inclusione e tolleranza e concretizzato nell’istituzione di una fondazione in memoria delle tre figlie uccise nel 2009. La Daughters for Life Foundation è nata, così, con l’intenzione di fornire borse di studio per incoraggiare giovani donne provenienti dai Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, tra cui Palestina, Israele, Libano, Giordania, Egitto e Siria, a proseguire gli studi presso università in Canada, Stati Uniti e Belgio.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il medico palestinese Izzeldin Abuelaish partecipa a una conferenza nell’ambito del Festival Internazionale del Cinema Documentario Fipadoc a Biarritz, nel sud-ovest della Francia, il 28 gennaio 2025
L’INTERVISTA: DUE PILASTRI
L’intervista realizzata al dottor Abuelaish è iniziata con un commento sulle elezioni legislative palestinesi, che in quel momento risultavano ancora fissate al novembre 2026. Partendo dall’assunto che “tutti i palestinesi vogliono che si vada alle urne, ma nessuno accetterebbe il mancato svolgimento delle elezioni a Gerusalemme Est (occupata da Israele, n.d.r.)“, Abuelaish si è espresso in termini di forte realismo, rimarcando che “organizzare il processo elettorale potrebbe rappresentare un elemento di criticità per i palestinesi”. Parole che si sono rivelate profetiche, stante la decisione del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) di approvare il rinvio delle elezioni legislative e di quelle presidenziali al settembre 2027. Tra le motivazioni addotte all’interno del comunicato con cui è stata resa nota tale decisione, il Comitato Esecutivo dell’OLP fa riferimento all’assenza delle condizioni materiali per dar luogo alla tornata elettorale, con l’accento posto sul fatto che “Gerusalemme Est occupata è parte integrante dello Stato di Palestina” e che “il diritto dei residenti di Gerusalemme di candidarsi e votare è una componente essenziale di qualsiasi processo elettorale palestinese completo”.
Quanto a possibili alleanze tra le varie fazioni politiche palestinesi – i cui discorsi saranno ora rinviati al prossimo anno – l’auspicio di Abuelaish è quello che si verifichi una situazione fisiologica nelle democrazie: “La nostra responsabilità è di essere uniti. Vi possono essere diversi modi di pensare – come avviene qui in Italia, – ma l’agenda di tutti i partiti dev’essere quella di servire la causa palestinese”.
Fig. 2 – Il medico palestinese Izzeldin Abuelaish parla con i media, in sala d’udienza, il 15 novembre 2021 a Gerusalemme
L’INTERVISTA: UNA CONNESSIONE AUTENTICA E LA VIA PER LA PACE
La seconda parte dell’intervista ha visto un approfondimento relativo agli elementi di interconnessione tra italiani e palestinesi. “Sono stato qui molte volte, ho percepito gli elementi di comunanza tra i palestinesi e gli italiani”, ha sottolineato, aggiungendo che “voi avete più punti di contatto con i palestinesi che con gli svedesi: il vostro cibo, la vostra cultura e le vostre emozioni sono gli stessi dei palestinesi”. Pronunciandosi più nel concreto, Abuelaish ha effettuato degli esempi plastici di come le radici comuni nel Mediterraneo abbiano sviluppato forme linguistiche similari: forno-furn, fattura-fātūra, camicia-qamīṣ, pantaloni-banṭalōn, pigiama-bījāmā, flanella-flānillā. Queste sono soltanto alcune delle manifestazioni di similarità tra la lingua italiana e quella araba, a testimonianza di un substrato comune che incontra l’ambito linguistico e si estende all’ambito culturale nella sua complessità.
La nostra conversazione si è conclusa con un invito all’azione, rimarcato da Abuelaish come l’unica modalità per addivenire nel concreto alla pace da lui anelata. La sua è una prospettiva intrisa di realismo, nella consapevolezza che il passaggio a una realtà diversa debba necessariamente avvenire attraverso il verificarsi di condotte concrete. Guardando alle prossime elezioni israeliane, il quadro non appare ottimistico: “I partiti continuano a ribadire che ‘non ci sarà uno Stato palestinese nei confini pre-1967‘”, ha rimarcato. Da qui un invito ad agire, per provare a porre le premesse di quel futuro di pace su cui Abuelaish imposta e continuerà a impostare la propria azione: “Si ponga fine all’espansione delle colonie, come primo passo, e si rispetti il cessate il fuoco“.
Michele Maresca
Immagine di copertina: foto di Michele Cinque, direttore di Positanonews.


