In 3 Sorsi – Il Presidente Noboa rafforza lo stato di emergenza per fermare il narcotraffico e la violenza in Ecuador, ma l’estensione di tali misure solleva timori per i diritti civili.
1. L’ASCESA DI NOBOA TRA CONSENSO POLITICO E RISPOSTA SECURITARIA
Nel pieno di una spirale di disordine senza precedenti in Ecuador, Daniel Noboa diventa capo dello Stato nel 2023, promettendo di porre fine alla violenza endemica legata alle rotte del narcotraffico che attraversano il Paese. Giovane imprenditore e volto nuovo della politica ecuadoriana, Noboa costruisce il proprio consenso sulla promessa di ristabilire l’ordine e garantire la sicurezza interna, presentandosi come l’uomo della svolta in un contesto segnato dall’insicurezza diffusa. Nel 2024 dichiara lo stato di conflitto armato interno come strategia di contrasto ai gruppi criminali organizzati, ufficialmente classificati come “gruppi terroristi”. Tuttavia, la guerra contro il crimine organizzato non produce i risultati sperati: il record di morti violente registrato nel 2025 evidenzia l’incapacità di affrontare il problema alla radice. Gli osservatori internazionali sottolineano, inoltre, come Noboa mostri una crescente propensione a ricorrere allo stato di emergenza anche per finalità diverse dalla tutela della sicurezza. A ottobre 2025, per esempio, il Presidente proclama nuovamente lo stato di emergenza in seguito alle proteste scoppiate per l’aumento del prezzo del diesel: in questa occasione, giustifica tale scelta denunciando le numerose aggressioni pubbliche contro i militari e i poliziotti, alcuni dei quali sarebbero stati “sequestrati e lesi nella loro integrità ”. Tuttavia, poiché lo stato di emergenza comporta una significativa limitazione del diritto di manifestazione e di riunione negli spazi pubblici, le denunce delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che segnalano quasi duecento casi di violazione dei diritti fondamentali attribuiti alle forze di polizia, solleva degli interrogativi sull’equilibrio tra sicurezza statale e tutela delle libertà civili.
Fig. 1 – Daniel Noboa parla davanti al popolo ecuadoriano accanto alla First Lady Lavinia Valbonesi
2. LA DICHIARAZIONE DELLO STATO DI EMERGENZA NEL 2026
Alle porte del nuovo anno, Noboa proclama un nuovo stato di emergenza, firmando un decreto esecutivo nella notte del 31 dicembre 2025, motivato da un’ulteriore intensificazione della violenza e della criminalitĂ nel Paese. Il provvedimento riguarda nove province e tre cantoni ecuadoriani e prevede la sospensione dei diritti di inviolabilitĂ del domicilio e della corrispondenza. In base al decreto, le forze di sicurezza sono autorizzate ad accedere alle abitazioni e a controllare la posta, con l’obiettivo dichiarato di prevenire o neutralizzare potenziali minacce alla sicurezza nazionale. Secondo il testo ufficiale del Decreto Esecutivo 277, la misura si applica alle province di Guayas, ManabĂ, Santa Elena, Los RĂos, El Oro, Pichincha, Esmeraldas, Santo Domingo e SucumbĂos, nonchĂ© ai cantoni di La Maná (Cotopaxi), Las Naves ed EcheandĂa (BolĂvar). La decisione del Governo si inserisce in un quadro di “grave sconvolgimento interno” provocato dall’aumento dei reati violenti, in particolare per lo scontro tra gang e narcotrafficanti che operano sul territorio, rendendo l’Ecuador uno dei Paesi con i tassi di omicidi piĂą alti del Sudamerica. Il nuovo stato di emergenza ha durata dichiarata di 60 giorni, salvo eventuali pronunciamenti della Corte Costituzionale.
Fig. 2 – Una donna ecuadoriana urla lo slogan “Non sono un terrorista” davanti a un poliziotto durante le proteste nel Paese
3. I FUTURI DIRITTI UMANI NEL PAESE: TUTELA O LIMITAZIONE?
Stando a quanto sancito dal decreto, le forze dell’ordine dispiegate sui territori ecuadoriani sottoposti allo stato di emergenza possono effettuare operazioni di perquisizione e controllo sulla popolazione non sottostando più alla legge ordinaria. Critici e organizzazioni per i diritti umani hanno espresso preoccupazione per l’applicazione di queste misure straordinarie: sospendere i diritti alla privacy e alla protezione del domicilio potrebbe porre rischi per le libertà civili, specie se utilizzati in modo generalizzato in aree non strettamente collegate a situazioni di conflitto armato. In questo contesto, la leadership di Daniel Noboa si gioca su un equilibrio sempre più fragile tra l’esigenza di garantire la sicurezza dello Stato e la responsabilità di preservare i diritti fondamentali, un banco di prova decisivo per la tenuta democratica del Paese.
Martina Marradi
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