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La crisi al confine più lungo del mondo

Caffè Americano – I rapporti tra Canada e Stati Uniti sono più tesi che mai a causa delle minacce dei dazi e la differenza di posizione sulla scena internazionale.

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COSA È SUCCESSO

«It’s the economy, stupid» è una frase diventata celebre grazie allo stratega politico James Carville negli anni Novanta, a indicare come il consenso degli statunitensi dipendesse in larga parte dall’andamento dell’economia, piuttosto che dalla politica estera. Può capitare però che le due cose si intreccino: è quello che sta avvenendo silenziosamente nei rapporti tra Canada e Stati Uniti, i quali non solo condividono il confine più lungo al mondo (8.893 chilometri), ma importanti rapporti commerciali, soprattutto con gli stati della federazione al confine. In cinque su sette di questi ultimi saranno rinnovati vari seggi del Senato durante le elezioni di Midterm di Novembre. Di conseguenza, le minacce degli ultimi mesi del Presidente Trump rispetto a un inasprimento dei dazi al Canada potrebbero essere un problema per teme un peggioramento degli scambi economici.

PERCHÉ È IMPORTANTE

Trump ha già espresso una certa apprensione per l’esito delle elezioni di novembre: da ultimo durante un incontro a porte chiuse tra i repubblicani alla Camera, in occasione del quale ha espresso la preoccupazione di finire sotto impeachment in caso di perdita della maggioranza. Anche le ultime azioni del tycoon in Minnesota e il parziale passo indietro rispetto alle operazioni dell’ICE possono essere lette in quest’ottica: i sondaggi evidenziano infatti come buona parte della popolazione, anche repubblicana, reputi ormai esagerate e sproporzionate le attività del corpo di polizia. Sembra lecito aspettarsi una maggiore attenzione di Trump proprio in quegli stati che giocheranno un ruolo decisivo nelle prossime elezioni, e dove si respira preoccupazione per l’approccio aggressivo e non disposto al dialogo verso il vicino canadese.

SEMPRE PIÙ DISTANTI

Oltre alla prevedibile risonanza che hanno avuto le dichiarazioni di Trump durante il Forum di Davos, a farsi notare è stato anche il Primo Ministro canadese Mark Carney, che ha tenuto un lungo e lucido discorso sull’attuale assetto globale. L’intervento non è piaciuto a Trump, che ha affermato come il Canada sia dipendente dagli USA. Anche questo aspetto sembra sia sempre più messo in discussione: è di metà gennaio l’annuncio di un nuovo accordo tra Canada e Cina, volto a ridurre i dazi sulle merci e facilitare in particolare il commercio di auto elettriche tra i due Paesi. L’atteggiamento sempre più aggressivo dell’Amministrazione statunitense spinge le potenze una volta amiche a compiere una scelta: soccombere alle richieste e alle imposizioni del più potente alleato, o cercare di non entrare in collisione con lo stesso sondando al contempo altre strade e stringendo accordi con altri partner più prevedibili e affidabili. Sembra che il Canada abbia preso questa seconda strada, e potrebbe essere una delle rare occasioni in cui relazioni di politica estera hanno un impatto diretto e visibile sulla politica interna.

Veronica Guerra

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Dove si trova

Perchè è importante

  • I rapporti tra USA e Canda sono molto tesi nella seconda era Trump.
  • Alcuni stati chiave per le elezioni di midterm si trovano al confine e hanno forti rapporti commerciali, e non solo, con il vicino.

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Veronica Guerra
Veronica Guerra

Nata a Roma nel 1996, ho studiato Giurisprudenza presso l’università “La Sapienza” dove ho conseguito la laurea con una tesi di diritto comparato sul matrimonio egualitario tra Stati Uniti e Italia. Ho proseguito gli studi con un Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani sempre alla Sapienza. Attualmente svolgo il Servizio Civile presso un’organizzazione umanitaria, e continuo a seguire per passione la vita politica e socioculturale degli statunitensi

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