In 3 Sorsi – Il 9 febbraio è morto a Dakar lo studente Abdoulaye Ba, mentre si svolgevano diffuse proteste universitarie contro i ritardi nel pagamento delle borse di studio statali. Un ulteriore segnale delle difficoltà del Governo guidato dal Pastef.
1. LE PROTESTE UNIVERSITARIE
Le circostanze della morte di Abdoulaye Ba non sono ancora del tutto chiare, ma sembra accertato che il ventunenne sia stato ucciso da agenti di polizia. Le Autorità hanno ammesso la gravità della vicenda, ma giustificano la repressione in virtù della natura violenta delle proteste. Le associazioni studentesche, dal canto loro, sostengono invece che Ba non stesse neanche prendendo parte alle manifestazioni e che sia stato raggiunto dagli agenti nella sua camera all’interno del campus universitario, quindi percosso a morte.
L’uccisione di Ba ha rafforzato la protesta, spingendo i vertici accademici a chiudere il campus dell’Università di Dakar e a sospendere le associazioni studentesche. La situazione è estremamente spinosa per il partito di Governo, il Pastef (Patriotes Africains du Sénégal pour le Travail, l’Éthique et la Fraternité), che, riprendendo pratiche repressive precedenti, rischierebbe di perdere il consenso di cui ha goduto finora. La chiusura delle università era stata usata dall’ex Presidente Macky Sall per contenere le proteste giovanili del 2021-24, sull’onda delle quali il Pastef ha conquistato il potere.
Il caso offre l’occasione per tracciare un bilancio provvisorio dell’azione del nuovo Governo, insediatosi dopo la vittoria di Bassirou Diomaye Faye alle presidenziali del marzo 2024. Assieme al nuovo Primo Ministro e fondatore del Pastef, Ousmane Sonko, Faye guida un’Amministrazione eletta grazie al sostegno popolare, soprattutto giovanile, sulla base di un programma di rottura radicale con il passato, in chiave anticoloniale, panafricana e “sovranista”.
Fig. 1 – Un’immagine dalle proteste per chiedere giustizia per Abdoulaye Ba e la fine della repressione governativa, Dakar, 21 febbraio 2026
2. IL DEBITO NASCOSTO E LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE
L’azione del Pastef al Governo è stata tuttavia limitata da condizioni sfavorevoli e non ha per ora soddisfatto le aspettative iniziali. Il solo campo in cui sono stati compiuti effettivi passi in avanti è quello della lotta alla corruzione. Per quanto riguarda il rapporto con la Francia, il Governo ha ottenuto la restituzione delle basi e la riduzione della presenza diretta dell’ex potenza coloniale, ma nel contesto di una rinegoziazione degli accordi e non di un allontanamento tout court. Diversamente dagli Stati del Sahel e proprio osservandone le difficoltà, il Senegal ha ritenuto di aver ancora bisogno del supporto francese per contenere i tentativi di infiltrazione jihadista dal confine con il Mali.
D’altronde la questione dell’uscita dal franco CFA – cavallo di battaglia del Pastef negli anni passati all’opposizione – non è stata neanche menzionata da quando il Governo si è insediato. Il motivo risiede, oltre che in una certa prudenza, nella scoperta di un “debito nascosto” lasciato in eredità dal precedente Governo. Questa irregolarità era stata denunciata fin da subito dal Governo Faye-Sonko, ma a marzo 2025 è stata confermata anche dal Fondo Monetario Internazionale.
Le conseguenze hanno intaccato la capacità del Governo di implementare la politica economica che si proponeva. Il FMI ha bloccato infatti i prestiti previsti per il Senegal, il cui rating finanziario è stato anche abbassato, provocando perdita di credibilità sui mercati e dunque difficoltà nel reperire i fondi necessari. Lo Stato impiega il 70% delle entrate per ripagare il debito e perciò fatica a sostenere le spese, da cui i ritardi nel pagamento delle borse di studio. Il Governo si trova quindi stretto tra le richieste del FMI, che spinge per tagli al welfare e politiche di austerità, e le istanze del proprio elettorato, conquistato anche grazie alla promessa di investimenti nella spesa sociale.
Fig. 2 – Il Primo Ministro senegalese Ousmane Sonko (a sinistra) e il Presidente Bassirou Diomaye Faye, Dakar, 16 ottobre 2025
3. DIVISIONI POLITICHE E PRUDENZA INTERNAZIONALE
I problemi non si limitano al campo economico. All’interno del Pastef stanno infatti nascendo rivalità tra i due leader. Nel 2024 Faye era stato candidato alle presidenziali perché Sonko risultava ineleggibile: votare Faye significava supportare Sonko. Ora entrambi rivendicano la leadership del partito. A novembre si è verificata una disputa a proposito della decisione di Faye di nominare un’ex ministra di Macky Sall alla guida della coalizione Diomaye Président, di cui fa parte anche il Pastef. Sonko ha sconfessato la nomina, negando qualsiasi autorità del Presidente in materia.
Il Primo Ministro ha poi annunciato l’intenzione di candidarsi alle presidenziali del 2029, una mossa che certamente non può far piacere all’attuale capo dello Stato. Le divisioni interne rischiano di alienare il consenso popolare verso il Pastef e di diminuire l’incisività dell’azione del Governo, che invece potrebbe approfittare della schiacciante maggioranza parlamentare (136 seggi su 165) ottenuta alle legislative del novembre 2024.
In politica estera, il duo Faye-Sonko si è mosso in maniera più prudente di quanto ci si potesse aspettare. Si è già accennato al rapporto con la Francia, che non ha subito modifiche radicali. Allo stesso modo, il nuovo Governo ha mantenuto una posizione cauta nei confronti dell’Ecowas, moderando le critiche all’organizzazione regionale che avevano caratterizzato i discorsi politici di Sonko. D’altro canto, non si è verificato il paventato avvicinamento alle giunte del Sahel, con le quali il Pastef mostrava alcuni punti di contatto ideologici. Tutto sommato, dunque, la svolta radicale del Senegal non si è ancora verificata e il Governo si trova davanti a scelte difficili, dovendosi destreggiare tra condizioni economiche e internazionali poco favorevoli, da un lato, e la propria identità progressista e popolare dall’altro.
Giovanni Tosi
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