Il Red Teaming nel wargaming

Analisi – Il Red Teaming è una tecnica strutturata di analisi utilizzata in molti ambiti. Per il wargaming a fini analitici o educativi implica il “giocare la parte dell’avversario”. Cosa che richiede studio e attenzione ad alcuni rischi.

Il concetto di Red Teaming è vitale in ambito analitico, e non a caso ricopre un ruolo rilevante anche in ambito di wargaming professionale.
Al di fuori della realtà militare, si ritiene erroneamente sia solo riferito all’ambito informatico: “Red Teaming” è un’attività dove qualcuno – spesso un consulente esterno – prova a “bucare” le difese informatiche di un’azienda su richiesta dell’azienda stessa, per verificare appunto quanto esse siano solide o presentino vulnerabilità, umane o di hardware e software. Questa analisi delle vulnerabilità servirà poi a capire come migliorare il proprio network, la formazione degli addetti, ecc…
Tutto questo è vero, ma riguarda solo una tipologia specifica di Red Teaming, termine che include in realtà un intero approccio applicabile a molti più campi della semplice informatica.
Red Teaming significa infatti “analizzare qualcosa (problema, dinamica, situazione…) da differenti punti di vista, incluso gli occhi dell’avversario”.
 “Red” (rosso) è il colore con cui tradizionalmente (in ambito NATO/occidentale) vengono disegnate su mappa le unità del nemico, per differenziarle dalle proprie (Blue): è quindi ormai una convenzione, anche se a volte Paesi differenti usano colori differenti – ad esempio i Cinesi usano i colori al contrario: loro sono i “rossi”, il nemico i “blu”.
Non è però qualcosa di limitato al solo ambito militare: il termine, per estensione, si usa anche per indicare il competitor in ambito economico o di business o qualunque “avversario”. Se immaginiamo di analizzare la situazione di interesse come se fossimo “nella squadra dell’avversario”, ecco che arriviamo proprio al concetto di essere nel “Red Team”. Da cui l’espressione “Red Teaming” per indentificare l’approccio.
Perché usare il Red Teaming? Esistono diverse motivazioni: semplificando molto, può essere utile per valutare le opzioni di un avversario, come reagirebbe, come potrebbe trarre vantaggio da una certa situazione o sviluppo. Oppure evidenziare quali punti deboli, bias o fallacie logiche abbia il nostro approccio, ragionamento, punto di vista.

Fig. 1 – Copertina del Red Teaming Handbook britannico, 3a edizione

COSA È IL RED TEAMING?

Più correttamente, il “Red Teaming” comprende un’intera categoria di tecniche strutturate di analisi (SAT – Structured Analytical Techniques) che puntano a osservare l’oggetto dell’analisi da un punto di vista differente e aiutano a identificare bias e vulnerabilità non facilmente identificabili altrimenti.
Nel 2015 il Ministero della Difesa britannico ha pubblicato un Red Teaming Handbook, che raccoglie e illustra tali tecniche. In esso il Red Teaming viene infatti definito come:

“The independent application of a range of structured, creative and critical thinking techniques to assist the end user make a better-informed decision or produce a more robust product.” For the purposes of this handbook, red teaming is further described as a more deliberate application of red teaming techniques by individuals or teams to more complex problems. This approach uses procedural analytical techniques (…)”

Analogamente, il Red Team Handbook USA, prodotto dal TRADOC G-2 Operational Environment Enterprise, afferma che “Red Teaming is a flexible cognitive approach to support decisionmaking, specifically tailored to each organization and each situation”.
Tuttavia, a dispetto dal concetto intuitivamente semplice che ne sta alla base, molte di queste tecniche richiedono addestramento e/o supervisione da parte di esperti per evitare di essere usate in maniera non corretta o fornire risultati errati.

RED TEAM E RED CELL

Esiste a volte confusione tra i concetti di “Red Team” e “Red Cell”, tanto che a volte, in alcuni ambiti, i due termini vengono impiegati in maniera intercambiabile.
In realtà “Red Team” è più propriamente il gruppo di persone che si occupa di analizzare il problema in oggetto utilizzando le tecniche strutturate tipiche del Red Teaming. Quando però si arriva all’ambito wargaming, esso implica anche “play Red”, ovvero guidare le forze avversarie nel wargame stesso. Ma non basta: più propriamente significa “play Red like Red would play it”. Cioè guidare le forze dell’avversario così come l’avversario reale le guiderebbe.
Si usa quindi il termine “Red Cell” per indicare quel gruppo di persone che, all’interno di un’attività di wargaming, gioca la parte dell’avversario, ricoprendone il ruolo e, idealmente, riproducendone i comportamenti, approcci, dottrina e punti di vista. Esso può comprendere personale interno a un Red Team dedicato, così come esterni (inclusi SME – Subject Matter Experts) chiamati ad hoc ove necessario.
Il ruolo tuttavia porta con sé una difficoltà intrinseca. La Red Cell, cioè la squadra che ricopre il ruolo dell’avversario, infatti non è realmente l’avversario. Non ha necessariamente la stessa mentalità, punto di vista, schemi logici (soprattutto se si parla di differenze culturali significative). Non subisce le stesse pressioni culturali e sociali anche solo all’interno della propria organizzazione. E’ ovvio quindi che una totale immedesimazione e rappresentazione dell’avversario sia sostanzialmente impossibile; l’obiettivo a cui si aspira è provare ad avvicinarvisi per quanto possibile.

PLAY RED LIKE RED WOULD PLAY IT

Questo significa che una Red Cell efficace non può prescindere da uno studio approfondito e continuamente aggiornato dell’avversario, del suo modus operandi e della sua cultura. Questo include, ove possibile (l’accessibilità dipende molto da caso a caso):

  • La sua dottrina militare (come si addestra a operare e come approccia il conflitto)
  • Le sue esercitazioni (come davvero prova a mettere in pratica la sua dottrina, dove è aderente ad essa e dove se ne distoglie, e perché)
  • Le sue operazioni militari recenti (cosa ha davvero fatto, cosa si può imparare)
  • La sua letteratura specialistica (come il pensiero dell’avversario evolve nel tempo, a cosa presta attenzione, quali problemi e quali soluzioni discute – spesso queste cose precedono evoluzioni future)
  • La sua storia (cosa ha influenzato e continua a influenzare il suo pensiero)

Tutto questo aiuta a “mettersi nei panni dell’avversario”, e consente alla Red Cell di fornire un supporto addestrativo, educativo o analitico adeguato alle necessità.

I compiti di una Red Cell in ambito wargaming

“Giocare il ruolo dell’avversario” non è l’unico compito possibile. Alcuni esempi dei quanto richiesto a una Red Cell in ambito wargaming sono elencati ad esempio nella pagina relativa del Fight Club International, di cui chi scrive fa parte.

Fig. 2 – Il logo della Red Cell del Fight Club International, di cui l’autore fa parte

Tali compiti coinvolgono:

  • Scenario Design: in particolare la definizione di forze avversarie plausibili, in composizione e tattiche
  • Generazione di Courses of Action avversarie: fornendo differenti opzioni che permettano a “Blu” di affrontare una varietà di scenari plausibili
  • Critica degli assunti “Blu”: individuazione di assunti errati o buchi cognitivi, in particolare relativamente alle possibili azioni e scelte dell’avversario.
  • Play Red: guidare le forze avversarie durante il wargame
  • Supporto a wargame designers: mostrando dove il comportamento o capacità dell’avversario siano irrealistici o non sufficientemente sviluppati
  • After-action Review: critica di come “Blu” ha interpretato le azioni avversarie e ha reagito ad esse, in particolare dove l’avversario è stato sottostimato o mal interpretato

In tutti i casi, viene fornito a “Blu” un feedback costruttivo che aiuti a migliorare il proprio processo di decision-making e/o la propria formazione.

Fig. 3 – Infografica riassuntiva dei compiti del Red Team

Le trappole della Red Cell

Una Red Cell, specialmente in ambito wargaming, può operare tra due estremi opposti:

  • Si parla di “Doctrinal Red” quando la Red Cell prova a rispecchiare quanto più fedelmente la dottrina conosciuta dell’avversario, per tutte le motivazioni sopra indicate. E’ il caso più frequente.
  • Si parla di “Free Red” quanto invece essa è libera di operare senza restrizioni particolari e può adottare anche soluzioni lontane dalla dottrina avversaria. Generalmente si usa nei casi in cui si vogliano evidenziare i punti deboli di un proprio piano o approccio testandolo contro ogni possibile contromisura, senza porre limiti a priori.

Entrambi questi approcci però possono portare a effetti negativi se portati all’estremo.
Essere “troppo” dottrinali può portare ad applicare la dottrina in maniera letterale e stereotipata, cercando di replicare quanto scritto su manuali e documenti ufficiali senza alcuna flessibilità o adattamento alla situazione sotto osservazione. Generalmente avviene se coloro che fanno parte della Red Cell non hanno compreso la sostanza della dottrina avversaria, limitandosi a riprodurne la forma in maniera meccanica. Il risultato è spesso far agire l’avversario in maniera “stupida”: rigido, prevedibile, spesso controproducente. Nulla esclude che nella realtà l’avversario compia errori, ma abituarsi a pensare che l’avversario sia appunto “stupido” e incapace di adattarsi può portare a gravi problemi di sottovalutazione o, peggio, fornire lezioni sbagliate.
Al contrario, un approccio eccessivamente libero (se non espressamente richiesto) può portare a proporre soluzioni, tattiche o procedure totalmente scollegate dalla realtà, che privilegiano la creatività estrema ma sono eccessivamente lontane dal pensiero, possibilità o addestramento avversario. Questa situazione si verifica più facilmente nei casi in cui la Red Cell risulti maggiormente concentrato sul “vincere” a tutti i costi dimenticando gli scopi educativi, addestrativi o analitici richiesti. Anche in questo caso, l’utilità può risultare limitata. Peggio ancora, tale approccio eccessivamente libero può verificarsi se non si ha alcuna conoscenza reale della dottrina dell’avversario e si improvvisa. Questo ultimo caso è più comune in ambito divulgativo o dilettantistico/commerciale.
La formazione e la pratica continua dunque rimangono due dei pilastri fondamentali di qualunque Red Cell dedicata in ambito di wargaming professionale.

Lorenzo Nannetti

Immagine di copertina: caccia cinesi (Red) si avvicinano a Taiwan, immagine creata tramite software Command: Modern Operations, scenario inventato dall’autore dell’articolo per scopi puramente illustrativi

Fonti (lista non esaustiva, ma consultabile da tutti):

  • Red Team Handbook, 3rd ed. (2021), UK Ministry of Defence
  • The Red Team Handbook, v.9.0, University of Foreign Military and Cultural Studies, TRADOC G-2 Intelligence Support Activity
  • Captain Dale C. Rielage, U.S. Navy, “War Gaming Must Get Red Right”, Proceedings, Vol. 143/1/1,367, USNI.
  • M. Zenko, “Red Team: How to Succeed by Thinking Like the Enemy”, Basic Books (2015)
  • I.M. Sullivan, “Seven Reflections of a “Red Commander” What I’ve Learned from Playing the Adversary in Department of Defense Wargames”, Military Review Online Exclusive, September 2024
  • Ryan D. Martinson, “The PLA Navy’s Blue Team Center Games for War”, Proceedings, Vol. 150/5/1,455, USNI.
  • Héloïse FAYET, Amélie FÉREY, “Imagining Beyond the Imaginary. The Use of Red Teaming and Serious Games in Anticipation and Foresight”, IFRI (Institut Francais des Relations Internationales), 30/03/2023

Indice

Perchè è importante

  • Il Red Teaming è un’approccio a problemi complessi che include l’impiego di un insieme di tecniche strutturate di analisi.
  • In ambito wargaming il Red Team coinvolge anche “giocare l’avversario”.
  • Non solo “play Red”, ma “play Red like Red would play it”: conoscere la dottrina avversaria è fondamentale.

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Chi lo ha scritto

Lorenzo Nannetti
Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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