Strategic Horizons – Abbiamo realizzato un laboratorio di formazione per la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, simulando degli scenari operativi per esercitare le capacità decisionali sul campo. Ecco che cosa abbiamo imparato.
Nella prima metà del 2026, il team del Caffè Geopolitico ha condotto per due volte un laboratorio didattico nell’ambito di un corso di alta formazione presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma. L’attività, intitolata “Sfide alla leadership in un ambiente fragile“, metteva alla prova la capacità di leggere un contesto operativo instabile e di tradurla in decisioni di comando, attraverso uno scenario di missione internazionale disegnato ad hoc.
IL METODO: FAR DECIDERE, NON SOLO SPIEGARE
L’obiettivo non era trasmettere nozioni dottrinali, già coperte da altri moduli del corso, ma allenare un metodo di ragionamento su problemi complessi e incerti. Per questo tipo di obiettivo una lezione frontale non basta: meglio un ambiente in cui i partecipanti attraversano la complessità invece di osservarla da fuori, con informazioni incomplete, tempo limitato e conseguenze da valutare prima ancora di conoscerle con certezza.
Il laboratorio ha combinato due strumenti della famiglia dello scenario-based learning. Un Decision-Forcing Case, che costringe a decidere in pochi minuti sotto pressione, e un secondo esercizio a orizzonte più ampio, che allena invece la lettura del contesto e la costruzione di una raccomandazione ponderata. Il primo mette chi partecipa nei panni di chi deve agire subito; il secondo in quelli di chi deve tenere insieme più livelli di responsabilità.
HADRANA
Gli esercizi sono ambientati ad Hadrana, uno Stato fittizio sviluppato in aderenza alle effettive possibilità di impiego operativo dei partecipanti. La motivazione di base circa questa scelta riguarda proprio le persone a cui è rivolta l’attività: con Ufficiali che spesso hanno esperienza operativa diretta in teatri reali, un riferimento concreto rischia di attivare conoscenze specifiche invece che ragionamento generale. Hadrana ha il vantaggio di essere riconoscibile nelle sue dinamiche (una polizia federale debole, milizie nate durante una crisi interna e poi incorporate nelle forze dell’ordine, una missione internazionale a mandato ONU) senza corrispondere a nessun caso reale. Risulta pertanto uno scenario plausibile, con evidenti correlazioni con casi reali.
Nello scenario, il contingente italiano opera da una base che addestra la polizia locale, in un contesto tipico di stability policing così come delineato dalla AJP-3.22 (Allied Joint Doctrine for Stability Policing). Il primo esercizio si configura sulla necessità di decisione immediata a fronte di una possibile situazione di crisi che si sta configurando a breve e che potrebbe degenerare. Nel secondo caso, le condizioni poste dal Governo locale circa il futuro della missione portano a lavorare su due livelli insieme: la risposta immediata sul terreno e il parere tecnico da fornire al Governo italiano.





COSA EMERGE DAL CONFRONTO IN AULA
Il nodo più ricorrente è l’opzione di deferire la decisione alla catena di comando, formalmente corretta ma non sempre della massima utilità quando viene chiesto esplicitamente un parere tecnico. A questo si aggiungono osservazioni emerse spontaneamente nelle due edizioni, che vanno oltre lo scenario specifico: l’atteggiamento delle forze di sicurezza locali, più che la loro presenza, viene letto come il segnale a cui prestare attenzione prima che la tensione degeneri; la gestione del conflitto, e non solo la sua prevenzione, viene indicata come un’area su cui investire di più nella formazione; l’incertezza sulla catena di comando delle forze locali pesa quanto o più delle informazioni di intelligence sulla decisione operativa. Ricorrente anche il dubbio sull’effetto deterrente della presenza sul territorio. In tutti i casi queste riflessioni sono stati evidenza dell’impegno dei partecipanti nel calarsi nella parte e affrontare il dilemma decisionale proposto.
Il dilemma più discusso è stato quello dell’addestramento di personale locale potenzialmente non allineato agli obiettivi della missione: un problema dove il confine tra legalità, etica e opportunità politica resta aperto, come è giusto che sia in un buon esercizio. Coerentemente, i gruppi si sono divisi tra scelte differenti a seconda del rischio considerato prioritario. Nessuna delle due principali linee emerse è stata trattata come quella corretta: è nel confronto tra le due che il laboratorio ha reso di più. Il valore di questo tipo di esercizio non sta infatti nel fornire soluzioni, che nella realtà non esistono in forma univoca, ma nell’allenare il metodo per affrontarle. In tal senso il feedback dei partecipanti al termine del debriefing è stato positivo, con numerose espressioni di apprezzamento della metodologia impiegata e Hadrana continuerà a essere affinata come base per estendere l’approccio ad altri moduli di formazione e per contesti affini.




APPROFONDIMENTO: LA METODOLOGIA
Il design ha seguito una logica objective-first: prima la definizione dell’obiettivo formativo (capacità di lettura del contesto e traduzione in scelte di comando), poi la valutazione se un formato ludico fosse lo strumento adatto a raggiungerlo, solo infine la scelta del formato specifico. Tra lo spettro di strumenti disponibili (wargame complessi, matrix game, seminar game, TDG, DFC) la selezione è caduta su una combinazione di Decision Forcing Case (DFC) e un esercizio a più fasi ispirato allo scenario-based learning, scartando formati a maggiore complessità regolistica incompatibili con centocinquanta minuti di sessione e con un pubblico di venticinque ufficiali superiori suddivisi in tre gruppi.
Il DFC è stato calibrato sul livello tattico-operativo, con pausa decisionale forzata causata da un’informazione credibile ma non verificabile e con una finestra temporale ristretta per decidere: le condizioni classiche di ambiguità informativa e time pressure che il formato è pensato per produrre. Il secondo esercizio opera invece su un doppio livello, operativo e nazionale, senza opzioni decisionali predefinite: scelta deliberata per evitare l’effetto di conditioning che un menu chiuso introduce inevitabilmente nella distribuzione delle risposte, a costo di una maggiore variabilità nei tempi di elaborazione dei gruppi.
Il teatro fittizio ha permesso di isolare le dinamiche di interesse (catena di comando parallela, legittimità come variabile operativa, effetti di secondo e terzo ordine) da un riferimento geografico reale, riducendo il rischio che l’esperienza pregressa dei partecipanti in teatri effettivi sostituisse il ragionamento generale con il richiamo di casi specifici già noti, un rischio non trascurabile con un’audience a expertise elevata e non omogenea.
Il debriefing ha seguito un protocollo strutturato non valutativo: raccolta delle posizioni di gruppo, domande mirate per far emergere le variabili decisionali rilevanti, domande aperte per la riflessione libera, nessuna forma di scoring o ranking delle scelte. La griglia di osservazione utilizzata in aula è stata deliberatamente priva di colonne di valutazione, per restare coerente con un approccio di debriefing orientato al giudizio piuttosto che alla performance.
La replicabilità è stata un vincolo di design fin dall’inizio, verificato empiricamente sulle due edizioni: stesso teatro, stesso set di inject, esiti di gruppo comparabili tra le due sessioni. Il passo naturale è trattare Hadrana non come uno scenario a uso singolo ma come un “mondo” persistente, riutilizzabile con inject diversi per altri moduli del corso e per esigenze di scenario preparation on-demand in vista di destinazioni operative specifiche.
Sul piano del formato, la combinazione attuale di DFC tattico e secondo esercizio a doppio livello (operativo e nazionale) riproduce già, in forma implicita, la logica dei multilayer wargame: strumenti di scala diversa collegati per leggere le implicazioni strategiche di dinamiche tattiche. Una direzione di sviluppo è formalizzare questo collegamento, valutando l’introduzione di un layer intermedio o di meccaniche arbitrali più strutturate, mantenendo però la sessione entro un formato ancora gestibile in un modulo di poche ore.
Resta aperta anche la valutazione tra strumenti analogici e digitali per le componenti a supporto (distribuzione degli inject, mappe interattive, materiali di aula): l’opzione digitale offre vantaggi in termini di gestione del tempo e di immersione, ma implica una minore modificabilità in corso di sessione, elemento finora centrale nella capacità di adattare lo scenario al gruppo specifico.
Infine, sul piano della misurazione, gli indicatori qualitativi raccolti finora (momenti di connessione improvvisa, feedback articolato, discussioni proseguite oltre la sessione) restano utili ma limitati: si valuterà un protocollo di raccolta più sistematico, propedeutico anche a eventuali sinergie con altri enti di capacity building attivi sugli stessi temi.
Lorenzo Nannetti, Pietro Costanzo, Ginevra Dolce
Immagine in copertina: mappa dello scenario simulato – Copyright Il Caffè Geopolitico, 2026



