In 3 Sorsi – Un sondaggio dell’organizzazione indipendente di ricerca ETANA fornisce informazioni preziose per comprendere il punto di vista della popolazione siriana sulle scelte di politica interna ed estera condotte dal Governo di Ahmed al-Sharaa, così come sulle possibili evoluzioni future sul punto.
1. LA LINEA DI CONDOTTA DEL GOVERNO SIRIANO
Più di un anno è trascorso dalla destituzione dell’ex Presidente siriano Bashar al-Assad e l’approdo, al Governo, dell’ex HTS guidato da Ahmed al-Sharaa. Riflettere sul modo in cui la popolazione siriana ha recepito il rovesciamento del primo, l’affermazione di un nuovo esecutivo diretto dal secondo e le prime strategie di politica interna ed estera da esso poste in essere – nell’arco del primo anno in carica – rappresenta un esercizio di spiccata utilità per immaginare le traiettorie di futuro che potrebbero originarsi nel Paese.
Sin dal suo insediamento, infatti, al-Sharaa ha sottolineato l’importanza di avviare un percorso di riforme che procedesse di pari passo con la volontà popolare, evitando di oltrepassare determinati limiti percepiti come insormontabili dalla popolazione civile siriana. Ne è un esempio il tema delle relazioni con lo Stato di Israele, su cui emerge la volontà di un “avvicinamento condizionato”. L’idea primaria, infatti, è quella di addivenire a un accordo in materia di sicurezza che non contempli, però, l’ipotesi di una vera e propria normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi. Riuscire a muoversi in continuità con quanto auspicato dai cittadini è l’ambizione dei nuovi governanti siriani, anche se degli ostacoli effettivi appaiono sussistere lungo il cammino.
Fig. 1 – Il Presidente siriano Ahmed al-Sharaa parla durante la cerimonia di apertura della 57ª Fiera Internazionale del Libro di Damasco a Damasco, Siria, 5 febbraio 2026
2. I FATTORI DI SFIDUCIA
Un sondaggio condotto dall’organizzazione indipendente di ricerca ETANA (che ha coinvolto 1.400 persone in tutti i 14 Governatorati della Siria) consente di comprendere quanti e quali siano i piani in cui si manifesta un dislivello tra azione dell’esecutivo e reazione dei cittadini. La situazione attuale racconta la presenza di due mondi separati all’interno del Paese levantino. Prendere in esame la prospettiva di cristiani (il 55% si sente insicuro), drusi (83%), sciiti (58%), alawiti (79%), yazidi (68%), non-religiosi (69%) in combinato disposto con quella dei sunniti (l’85% si percepisce sicuro) consente infatti di accertare in maniera plastica una frammentazione di fondo che necessita di essere decostruita per concretizzare il proposito di un’unità agognata ai vari livelli della società siriana.
A ribadirlo è il caporedattore di Syria in Transition, Malik Al Abdeh, in un commento rilasciato al The New Arab di segno solo parzialmente ottimistico riguardo ai rapporti tra governanti e governati in Siria. In tal senso, se da un lato il consenso verso l’Amministrazione continua a esserci, dall’altro sussiste “una base all’interno dell’opinione pubblica per un’opposizione politica al potere di Governo”.
Fig. 2 – Alcune donne sventolano cartelli di vittoria e bandiere dell’YPJ durante una protesta a Qamishli, in Siria, il 23 febbraio 2026, chiedendo la protezione dei progressi del movimento femminile sotto lo slogan “Le donne proteggono la rivoluzione del Rojava”
3. UN’AMBIVALENZA SUL FRONTE DEI RAPPORTI INTERNAZIONALI
Ambivalente, invece, è la postura dei cittadini rispetto al modo in cui il Governo sta gestendo due dei principali dossier di politica estera: le relazioni con Israele e quelle con la Russia.
Mentre la maggioranza della popolazione condivide la decisione dell’esecutivo di reagire agli attacchi e alle incursioni israeliane ricorrendo agli strumenti della diplomazia (50%, in opposizione al 14% che preferirebbe un confronto bellico con Israele), un minor entusiasmo sussiste rispetto all’approccio dell’esecutivo di al-Sharaa ai rapporti con Mosca. Al-Sharaa ha già visitato due volte la Russia, tenendo incontri con il suo omologo Vladimir Putin incentrati principalmente sull’alleanza di natura militare tra i due Paesi, con il destino delle basi russe a Tartus e Khmeimim a rappresentare il principale nodo delle discussioni tra le parti. Solo il 13% dei siriani ritiene “accettabile” la permanenza di soldati russi sul territorio, una posizione che potrebbe incidere sull’orientamento finale dell’esecutivo siriano al riguardo. Ma a controbilanciare tale fattore emerge la disponibilità del Cremlino a fornire materiale bellico in quantità maggiori e con modalità più immediate rispetto a quanto potrebbe avvenire da parte degli statunitensi. Ecco perché, oltre a quello di natura interna, anche il piano esterno costituisce una dimensione su cui al-Sharaa dovrà muoversi con prudenza per non alterare il delicato equilibrio venutosi a costituire dopo oltre un anno di Governo.
Michele Maresca
Immagine di copertina: Freedom House, Flickr, CC BY 2.0


