In 3 sorsi – Dall’America Latina al Medio Oriente, un’alleanza rafforzata tra simboli, diplomazia e visioni ideologiche. Con Javier Milei e Benjamin Netanyahu il rapporto tra Argentina e Israele potrebbe segnare un cambio di rotta profondo negli equilibri geopolitici regionali.
1. UN’ANOMALIA LATINOAMERICANA: L’ARGENTINA CAMBIA POSTURA
Per lungo tempo, i Paesi dell’America Latina hanno mantenuto un profilo relativamente prudente nelle grandi dispute geopolitiche globali, evitando schieramenti netti nei conflitti extra-regionali. L’Argentina non ha fatto eccezione, almeno fino all’elezione di Javier Milei. Il Presidente argentino ha infatti impresso una svolta significativa alla politica estera del Paese, rompendo con la tradizione diplomatica e scegliendo un allineamento esplicito con gli Stati Uniti e Israele. In particolare, nel contesto della guerra in Medio Oriente, Buenos Aires si distingue come uno dei pochi attori latinoamericani a prendere posizione in modo così netto, segnando una discontinuità che riflette la visione ideologica del nuovo esecutivo.
Fig. 1 – Milei e Trump a Davos, Svizzera, 2026
2. MILEI E NETANYAHU: UN’ALLEANZA SIMBOLICA E STRATEGICA
Il rafforzamento dei rapporti tra Argentina e Israele trova espressione in una serie di gesti altamente simbolici e iniziative concrete. L’invito rivolto a Milei per il 78° anniversario dell’indipendenza israeliana rappresenta un segnale politico rilevante, ulteriormente amplificato dal fatto che il Presidente argentino sarà il primo leader straniero ad accendere una delle dodici torce durante le celebrazioni ufficiali, un rituale carico di significato identitario. A ciò si aggiungono il conferimento di un dottorato honoris causa da parte dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv e l’annuncio dell’apertura di voli diretti tra Gerusalemme e Buenos Aires. Durante la visita ufficiale di Milei in Israele, avvenuta nell’aprile 2026, sono stati firmati e lanciati i cosiddetti Accordi di Isaac, promossi con il sostegno di Stati Uniti e Israele, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione tra Paesi di tradizione giudaico-cristiana e con un focus su sicurezza, lotta al terrorismo e contrasto all’antisemitismo. In questo contesto, il rapporto tra Milei e Benjamin Netanyahu appare sempre più strutturato e non solo simbolico.
Fig. 2 – Il Presidente argentino Milei stringe la mano al Primo Ministro israeliano Netanyahu durante una seduta del Parlamento israeliano a Gerusalemme
3. TRA IDEOLOGIA E STRATEGIA: QUALI SCENARI FUTURI?
La crescente vicinanza tra Argentina e Israele apre interrogativi sulle conseguenze a medio e lungo termine. Da un lato, questa alleanza potrebbe rafforzare il ruolo internazionale di Buenos Aires, proiettandola oltre il tradizionale spazio regionale e avvicinandola ai centri decisionali occidentali. Dall’altro lato, il posizionamento così marcato a favore di Israele rischia di isolare l’Argentina rispetto ad altri Paesi latinoamericani, quali ad esempio Bolivia, Cile e Colombia, che hanno assunto posizioni fortemente critiche nei confronti delle operazioni israeliane nella Striscia di Gaza e, in alcuni casi, hanno proceduto a un raffreddamento significativo delle relazioni diplomatiche con Tel Aviv. Inoltre, l’enfasi su un’alleanza basata su affinità culturali e ideologiche potrebbe accentuare polarizzazioni già esistenti, sia a livello interno che internazionale. In definitiva, la strategia di Milei sembra indicare una volontà di ridefinire l’identità geopolitica del Paese, ma resta da capire se questa scelta produrrà benefici duraturi o nuove tensioni in un contesto globale già instabile.
Martina Masu
“Javier Milei” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA


