Analisi – L’andamento delle operazioni nel Mar Nero è un banco di prova per le potenzialità dei sistemi navali autonomi. L’agile e innovativa interconnessione tra politica, industria e Forze Armate operata dall’Ucraina costituisce un modello da replicare per il futuro. Tuttavia l’attuale situazione strategica resta congelata, poiché sia Mosca che Kiev non sono in grado di dominare il fronte navale del conflitto.
L’UNMANNED COME FATTORE DI LOGORAMENTO E INTERDIZIONE
Surclassato dalle notizie dal Medio Oriente, come dal fisiologico disinteresse per un conflitto che dura da quattro anni, lo scontro tra Russia e Ucraina continua a proporre nuove prospettive del confronto militare. La guerra con l’Iran ne è dimostrazione, con le difficoltà incontrate per il contrasto ai droni Shahed, ben noti alle forze di difesa di Kiev.
Il fronte navale può diventare un ulteriore e più grave scenario di crisi, nel quale di nuovo Mar Nero e Mar Mediterraneo saranno considerati campi di studio per l’applicazione di forze d’attacco leggere, insidiose e devastanti. È del 4 marzo la notizia dell’attacco a una metaniera battente bandiera russa davanti alle coste libiche, la Arctic Metagas. La nave, parte della “Flotta Ombra” con cui Mosca aggira le sanzioni internazionali, è andata alla deriva nel Mediterraneo mettendo in allarme i Paesi rivieraschi. Solo negli ultimi mesi del 2025, l’Ucraina ha colpito almeno cinque navi collegate alle esportazioni russe (la Qendil, nel Mediterraneo, e la Dashan, la Kairos, la Virat e la Midvolga 2 nel Mar Nero).
Più rilevante, sul piano militare, l’attacco di inizio marzo contro il porto di Novorossijsk. Oltre ai danni alle infrastrutture e agli impianti petroliferi, sarebbero state colpite navi dell’ormai molto malridotta Flotta del Mar Nero, inclusa la fregata Admiral Essen (la Russia non ha confermato).
Risultati che obbligano a approfondite considerazioni non solo sull’andamento del conflitto in quanto tale, ma sui futuri sviluppi nei quali catene di approvvigionamento e capital ships saranno sempre più vulnerabili, come lo sono già ai tradizionali e diffusissimi Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Fig. 1 – Un Unmanned Surface Vehicle (USV) ucraino in manovra accanto a una nave russa della Flotta del Mar Nero (video ripreso dall’equipaggio russo), maggio 2023. Dal primo periodo del conflitto, questi mezzi sono spesso riusciti ad avvicinarsi alle unità nemiche
I DRONI DI KIEV: MAGURA E SEA BABY
Tra i numerosi modelli che hanno consentito a Kiev di compensare la superiorità navale russa, emergono i droni MAGURA V5 e Sea Baby. Piattaforme progettate per combinare velocità, autonomia e carico bellico in un sistema economico e facilmente dispiegabile. Il MAGURA V5 – sviluppato dal Holovne upravlinnia rozvidky (l’intelligence militare) in collaborazione con l’industria della difesa nazionale – è lungo circa 5,5 metri, largo 1,5 e con un peso vicino alla tonnellata, può raggiungere velocità di circa 42 nodi (78 km/h), operare fino a 60 ore con un raggio di 800 chilometri e carico utile di 320 chilogrammi. Dotato di autopilota, sensori di navigazione GNSS e comunicazione satellitare, può operare in gruppi coordinati, caratteristica che ne aumenta la capacità di saturazione delle difese avversarie.
Più potente sotto il profilo offensivo è il Sea Baby, sviluppato dal servizio di sicurezza SBU. Nelle versioni iniziali poteva trasportare circa 850 chilogrammi di esplosivo e percorrere oltre mille chilometri a velocità prossime ai 90 km/h, mentre le varianti più recenti – presentate nel 2025 – arrivano a una capacità di carico fino a due tonnellate con raggio operativo di circa 1.500 chilometri, oltre a poter montare armamenti modulari. La produzione avviene in strutture disperse sul territorio, per ridurne la vulnerabilità, mentre l’impiego operativo è affidato a unità che integrano Marina, intelligence militare e servizio di sicurezza.
La combinazione di costo contenuto con un continuo e rapido sviluppo ha reso i droni ucraini USV un possibile prodotto di esportazione. Kiev ha già indicato la possibilità di commercializzare versioni derivate per partner e alleati, segnalando come la guerra abbia accelerato la trasformazione dell’Ucraina in uno dei principali laboratori mondiali per le tecnologie navali senza equipaggio.
Fig. 2 – Un ufficiale dell’intelligence militare ucraina realizza una dimostrazione a favore della stampa di un drone MAGURA lungo le coste del Mar Nero, aprile 2024
VERSO UN CONGELAMENTO DEL FRONTE NAVALE
La situazione strategica ha visto un significativo capovolgimento rispetto alle prime settimane del conflitto, quando la presenza della Flotta russa al largo delle coste ucraine rendeva concreta la possibilità di uno sbarco davanti alla città di Odessa. I continui e gravi danni sofferti, tuttavia, hanno costretto non solo a rinunciare a qualsiasi ipotesi di operazione anfibia lungo la costa a ovest della penisola di Crimea, ma anche a spostare dalla Crimea stessa il nucleo delle navi russe verso est. Perdendo la capacità di influire sullo sforzo bellico.
La Flotta non sembra aver trovato una risolutiva forma di difesa contro l’azione di droni marini e sottomarini e, sebbene spesso l’impatto delle incursioni ucraine si riveli limitato, le perdite tra le unità di superficie (oltre ai danni inflitti al commercio energetico) sono notevoli. Tuttavia, una stima di quante unità della Flotta del Mar Nero siano ancora operative è possibile solo in modo approssimativo, a causa delle rispettive propagande tese a enfatizzare, sminuire o negare del tutto determinati avvenimenti. Il caso della fregata Admiral Essen, presumibilmente colpita a Novorossijsk, è l’ultimo in ordine di tempo. A dicembre potrebbe essere stato colpito il sottomarino classe Kilo B-271 Kolpino, ma non ci sono conferme affidabili. Una fog of war che si estende ai singoli individui, come nel caso dell’ammiraglio Viktor Sokolov, la cui uccisione è stata rivendicata dagli ucraini a settembre 2023 e negata dai russi con un ambiguo video che ha accresciuto i dubbi sulle sue condizioni.
Una valutazione credibile, al momento, può riassumersi affermando che nessuno domini davvero il fronte navale del conflitto. La Russia ha sprecato, per imperizia sia operativa che strategica, il vantaggio che deteneva all’inizio delle operazioni, conseguenza della generale impostazione della guerra intesa come cambio di regime piuttosto che invasione – riducendosi al massimo a una fleet in being da usare come piattaforma per attacchi missilistici. L’Ucraina è riuscita a degradare tale vantaggio, ma non dispone delle risorse per ottenerne uno a sua volta, tantomeno per minacciare le coste russe con azioni che vadano oltre le pure importanti incursioni contro porti e infrastrutture, non ultimo il ponte di Kerch colpito ancora a giugno 2025.
Fig. 3 – La fregata russa Admiral Essen, entrata in servizio nel 2016 e una delle navi di punta della Flotta del Mar Nero. Rivendicata come danneggiata dagli ucraini in un’azione contro il porto di Novorossijsk. Se confermato, si tratterebbe di un danno rilevante per le capacità navali di Mosca
I DRONI TRA POLITICA, CAPACITÀ INDUSTRIALE E ORGANIZZAZIONE
Il conflitto nel Mar Nero offre un interessante scenario per definire il caso ucraino come attuale punto di riferimento nell’utilizzo di sistemi militari unmanned. È importante però sottolineare come l’efficacia fin qui dimostrata non dipenda dalla sola componente tecnologica, bensì da più ampie dinamiche sviluppatesi in campo industriale e fino alla sfera politica.
A partire dagli anni 2014-2015, l’Ucraina ha messo in atto una rivoluzione del proprio apparato militare-industriale, oltre che della dottrina militare, fino al punto di istituire un’apposita branca delle Forze Armate specializzata nei sistemi autonomi. Le Autorità hanno dovuto confrontarsi non solo con l’invasione russa, ma con gravi e ripetuti episodi di corruzione che hanno avuto risvolti particolarmente pesanti. Nonostante questo, è stata portata a termine una transizione significativa da realtà di classico stampo sovietico – si pensi alla produzione di storici modelli corazzati negli stabilimenti dell’Ucraina orientale – verso produzioni più agili, integrate nel moderno scenario bellico e, in definitiva, più letali sul campo di battaglia. Un caso di riferimento è dato da Fire Point, azienda fondata solo nel 2022 e diventata leader nazionale per sistemi senza pilota e missilistica.
La fondamentale collaborazione tra istituzioni e iniziative private (al netto dei casi di corruzione) ha permesso un ricambio anche generazionale, portando alla ribalta i nomi di Iryna Terekh, CEO di Fire Point, e del nuovo Ministro della Difesa Mikhailo Fedorov, per fare degli esempi. Già Ministro per la Trasformazione Digitale, Fedorov ha spinto verso una modernizzazione del “sistema Paese” Ucraina nel suo complesso, esponendosi verso Elon Musk per ottenere l’attivazione del servizio di comunicazione Starlink.
Una panoramica certamente parziale di alcuni dei personaggi politici, industriali e infine militari che hanno traghettato le Forze Armate ucraine verso la capacità di interdire, oltre al dominio aereo, anche quello marittimo, partendo in entrambi i casi da uno svantaggio quantitativo che altrimenti sarebbe potuto apparire incolmabile, se limitato a dinamiche più convenzionali.
È da questa configurazione, incardinata sui differenti livelli del sistema di difesa e in grado di adattarsi per quanto possibile rapidamente alle prove offerte in condizioni reali, che troverà inevitabile avvio la prossima evoluzione dei moderni apparati militari, non solo in Ucraina.
Lorenzo Lena
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