Gli attacchi di Israele in Libano: una fragile crisi umanitaria

Caffè Lungo L’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah sta ridisegnando gli equilibri geopolitici del Medio Oriente, con gravi ripercussioni umanitarie che stanno colpendo duramente il Libano. La situazione delle vittime e degli sfollati evidenzia le profonde criticità del sistema di aiuto umanitario e le incerte prospettive di una pace regionale che appare ancora estremamente lontana.

CONTESTO GEOPOLITICO: COSA È SUCCESSO, PERCHÉ E TRA CHI?

In un contesto fragile e conflittuale, in questi ultimi due mesi si è assistito a una grave escalation del conflitto tra Hezbollah e Israele. Le cause più recenti risalgono allo scorso 2 marzo, quando Hezbollah ha deciso di lanciare una serie di attacchi contro Israele in risposta all’assassinio del leader iraniano Ayatollah Ali Khamenei a Teheran e ai quasi quotidiani attacchi di Israele contro il Libano che violavano il cessate il fuoco del novembre 2024. A questo è seguito, lo scorso 8 aprile, uno degli attacchi più intensi da parte di Israele in Libano, che diversi esperti hanno definito come “la più grande ondata coordinata di attacchi sul paese dal 1980”. Israele ha deciso di portare avanti queste operazioni subito dopo che era stato raggiunto un cessate il fuoco – mediato dal Pakistan – tra gli Stati Uniti e l’Iran, dichiarando che il Libano non era incluso nel quadro delle mediazioni. Testimonianze come quella di Abdul Nasir Abubakar – rappresentante ONU in Libano – hanno raccontato a UN News da Beirut che quel giorno è stato “uno dei giorni più mortali dell’attuale escalation di violenza nel Paese“, spiegando cheIn soli 10 minuti […] esplosioni hanno colpito diverse località, incluse aree civili densamente popolate della capitale, Beirut”. Enti come l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) hanno rilasciato essenziali dichiarazioni riguardo a questi ultimi attacchi, citando esperti ONU che hanno affermato: “Questa non è autodifesa. È una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, una distruzione deliberata delle prospettive di pace e un affronto al multilateralismo e all’ordine internazionale basato sulle Nazioni Unite”. 

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Fig. 1 – Un edificio giace in rovina nel quartiere Ain al-Mreisseh dopo che i bombardamenti aerei israeliani dell’8 aprile lo hanno colpito, il 23 aprile 2026 a Beirut, Libano

QUALI SONO LE CONSEGUENZE UMANITARIE DI QUESTO CONFLITTO?

Gli attacchi di Israele contro il Libano hanno comportato gravi conseguenze umanitarie registrate da diverse organizzazioni. Da una parte, i dati raccolti mostrano che dal 2 marzo almeno 2.196 persone sono state uccise, tra cui 172 bambini, e 7.185 sono rimaste ferite, tra cui 661 bambini, secondo un resoconto del Ministero della Salute Pubblica (MoPH) aggiornato al 16 aprile. Questa situazione ha dato inizio anche a una crisi legata agli spostamenti di persone, dato che fino al 16 aprile gli sfollati risultavano almeno 1,1 milioni, tra cui 390mila bambini. Questi spostamenti comportano inoltre ulteriori rischi, dato che gran parte degli sfollamenti avviene fuori dai rifugi formali, causando un accesso limitato all’assistenza e aumentando l’esposizione ai rischi di protezione. Per esempio, è stato registrato che diverse scuole sono state trasformate in rifugi – che al momento risultano pieni – e molte persone stanno dormendo in tende improvvisate negli spazi pubblici e persino nelle automobili. Dall’altra parte, è stato registrato che questi spostamenti verso rifugi informali, siti collettivi o comunità ospitanti stanno generando una crescente pressione sulle infrastrutture comunitarie, sui punti di servizio e sulle capacità della risposta umanitaria. Gli esperti avvertono anche un altro elemento critico rispetto alla distruzione delle abitazioni urbane e dei villaggi dove gli sfollati sarebbero dovuti ritornare, affermando che: “La distruzione deliberata delle case è un’arma di guerra e una forma di punizione collettiva, soprattutto nelle aree sciite del sud rurale del Paese. Questo indica anche una pulizia etnica”. 

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Fig. 2 – Le famiglie libanesi sfollate cercano riparo all’Università di Sidone a seguito dei bombardamenti israeliani il 15 aprile 2026 a Sidone, Libano

PROSPETTIVE FUTURE: QUALI SONO LE PRINCIPALI SITUAZIONI DA TENERE D’OCCHIO?

Sono diverse le preoccupazioni che emergono rispetto al futuro delle società nella regione del Medio Oriente. Una di queste riguarda le terre vicine al confine, dato che diversi villaggi a ridosso della  frontiera sono stati distrutti e le truppe israeliane sembrano voler creare quella che definiscono come una “zona cuscinetto di sicurezza”, con l’obiettivo di distruggere le infrastrutture di Hezbollah e allontanare i suoi combattenti. Ciò solleva preoccupazioni sul fatto che alcune aree possano rimanere occupate anche dopo la fine della guerra, il che potrebbe significare che molti residenti non saranno mai in grado di tornare alle proprie case. Tanti libanesi sembrano condividere una preoccupazione comune: che Israele voglia eventualmente ridisegnare il confine tra i due Paesi. A livello regionale esiste poi anche un forte timore rispetto alla sostenibilità degli spostamenti di persone, dato che nei flussi in movimento si registra una grande percentuale di cittadini siriani che stanno decidendo di attraversare il confine e tornare nel proprio Paese d’origine, anche se le condizioni che li avevano spinti a partire non sono realmente cambiate. L’UNHCR riporta che più di 147.804 persone hanno attraversato il confine verso la Siria dal Libano, di cui 132.186 siriani, molti dei quali erano rifugiati che vivevano in Libano. Infine, si potrebbe parlare anche di una grande incertezza rispetto al contesto regionale. Diversi esperti, nonostante i vari accordi di cessate il fuoco, continuano a interrogarsi sulla sostenibilità della pace e sulla possibilità di una reale de-escalation, che appare costantemente incerta. In questo scenario, il raggiungimento di un accordo regionale appare imprescindibile per garantire la sicurezza delle comunità, offrire la possibilità di recuperare e ricostruire le infrastrutture civili e permettere alle organizzazioni umanitarie di svolgere il proprio lavoro in maniera efficace.

Candelaria Rettaroli

Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • La crisi tra Israele e Hezbollah sta aggravando una delle peggiori emergenze umanitarie in Libano, con migliaia di vittime e oltre un milione di sfollati.
  • L’escalation del conflitto rischia di destabilizzare ulteriormente il Medio Oriente, aumentando le tensioni regionali e allontanando le prospettive di pace.

 

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Candelaria Rettaroli
Candelaria Rettaroli

Sono nata a Córdoba, in Argentina, dove ho studiato Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Córdoba. Dopo nel 2023 mi sono trasferita a Roma con il sogno di conoscere l’Europa e ho deciso di proseguire i miei studi iscrivendomi al Master in Migrazione e Sviluppo presso La Sapienza. Ho una grande passione per il Medio Oriente, i diritti umani, la scrittura e le attività di advocacy. Attraverso tutte le mie esperienze cerco di sostenere la mia convinzione che l’informazione sia potere: se il mondo sceglie di ignorare un tema, io mi sento chiamata a scriverne.

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