Ristretto – Daniel Noboa prosegue la lotta al narcotraffico in Ecuador, tra nuovi stati di emergenza e operazioni di Polizia, ma c’è chi teme per la tenuta democratica del Paese.
Fin dalla sua prima elezione a Presidente dell’Ecuador nel 2023, Daniel Noboa ha posto al centro della propria azione di Governo la lotta al narcotraffico. Non avendo ottenuto grandi risultati su questo fronte durante il primo mandato, il Presidente uscente ha posto maggiore enfasi su questo tema in occasione della rielezione avvenuta nel 2025, promettendo di utilizzare mezzi molto duri per contrastare l’emergenza del crimine violento nella città, legato in gran parte al traffico di stupefacenti. Effettivamente, stando ai dati del Ministero dell’Interno dell’Ecuador, proprio il 2025 è risultato l’anno peggiore per il tasso di criminalità, con il record di 9.176 omicidi. Nel giro di pochi anni, l’Ecuador è diventato un importante snodo nelle rotte del narcotraffico, complice la sua posizione geografica, tra Perù e Colombia, due tra i Paesi con la più alta produzione di cocaina al mondo, e lo sbocco diretto sull’Oceano Pacifico. Ciò ha suscitato un maggiore interesse verso il Paese da parte dei principali cartelli della droga e, inevitabilmente, un aumento della spirale di violenza. Di fronte a una situazione divenuta emergenziale, il Presidente Noboa, nel suo secondo mandato, ha messo in atto una serie di misure straordinarie per contrastare il fenomeno criminale. Dopo lo stato d’emergenza dichiarato la notte del 31 dicembre 2025 nelle province di Guayas, Manabí, Santa Elena, Los Ríos, El Oro, Pichincha, Esmeraldas, Santo Domingo e Sucumbíos, durato 60 giorni, la misura è stata ripetuta il 15 marzo scorso nei territori di Guayas, Los Ríos, El Oro e Santo Domingo de los Tsáchilas, e interrotta il 30 marzo, dopo un totale di 1.283 arresti, nel corso di operazioni di Polizia, che hanno visto il dispiegamento di ben 35mila poliziotti nelle aree interessate. In ultimo, almeno fino a ora, l’annuncio da parte dello stesso Noboa, il 21 aprile scorso, di un nuovo stato d’emergenza fino al 3 giugno prossimo, nelle province di Guayas, Manabí, Santa Elena, Los Ríos, El Oro, Pichincha, Esmeraldas, Santo Domingo de los Tsáchilas, and Sucumbíos, con un coprifuoco dalle 23:00 alle 05:00, dal 3 al 18 maggio. Il protrarsi di questo stato d’eccezione, se da un lato evidenzia la volontà di contrastare militarmente il crimine organizzato, dall’altro pone forti dubbi sulla tutela dei diritti civili. I decreti d’emergenza promulgati nel corso di questi mesi prevedono misure fortemente restrittive, fra le quali la possibilità per le forze di sicurezza di accedere alle abitazioni, effettuare perquisizioni, oltre al divieto di raduni e manifestazioni, e coprifuochi notturni, in nome della sicurezza nazionale. Ecco quindi che, sulla scia di quanto già visto in El Salvador con Nayib Bukele, anche l’Ecuador sembra apprestarsi a un futuro incerto e in bilico, dovendo scegliere tra la sicurezza da un lato e il rischio di una svolta autoritaria dall’altro.
Marco Pantaloni
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