In 3 sorsi – Dopo la vittoria di Abelardo De La Espriella, la Colombia svolta a destra tra
sicurezza, riduzione dello Stato e riavvicinamento a Washington. Ma la sfida più difficile
resta quella interna.
1. IL PRESIDENTE CHE PROMETTE LA ‘MANO DURA’
Il secondo turno delle elezioni presidenziali ha confermato l’ascesa di Abelardo De La
Espriella, avvocato e imprenditore milionario che fino a oggi era rimasto ai margini della
politica istituzionale. Il nuovo Presidente colombiano, soprannominato “El Tigre”, ha costruito
la propria campagna su una promessa semplice: ristabilire ordine e sicurezza in un Paese
segnato da criminalità organizzata, narcotraffico e crescente sfiducia verso la politica
tradizionale.
Il suo movimento, Difensori della Patria, è riuscito a intercettare il malcontento di una parte
consistente dell’elettorato, ottenendo il 43,7% dei voti al primo turno delle elezioni
presidenziali del 2026, attraverso una piattaforma che combina securitarismo, riduzione
della spesa pubblica e conservatorismo sociale. La sua ideologia è marcata da una forte
opposizione al movimento “woke” e alla sinistra, oltre che da un orientamento cristiano
tradizionale, che desta preoccupazioni nel movimento femminista e nel collettivo LGBTIQ+.
Fra le proposte avanzate figurano la costruzione di mega carceri sul modello salvadoregno,
il taglio del settore pubblico e una linea molto più aggressiva contro gruppi armati e
narcotraffico.
Fig.1 – Abelardo De La Espriella riceve il certificato ufficiale come nuovo Presidente della Colombia, giugno 2026, Bogotá
2. BOGOTÀ TRA ALLEANZE E RIALLINEAMENTI
A De La Espriella non mancano di certo alleati nella regione e il nuovo Presidente non ha
mai nascosto i propri riferimenti politici. Sul piano della sicurezza guarda apertamente al
modello di Nayib Bukele, mentre sul fronte economico richiama le politiche di
ridimensionamento dello Stato rese popolari da Javier Milei.
Anche il rapporto con Washington appare destinato a rafforzarsi. Durante la campagna
elettorale, De La Espriella ha sostenuto la necessità di una maggiore cooperazione con Stati
Uniti e Israele, soprattutto in materia di sicurezza e lotta al narcotraffico. Dal canto suo,
Donald Trump non ha mancato di manifestare il proprio sostegno alla sua candidatura.
La vittoria del nuovo Presidente si inserisce inoltre in una fase di progressiva avanzata delle
forze conservatrici in America Latina. Pur restando Governi di centrosinistra in Paesi come
Brasile, Uruguay e Messico, il quadro regionale appare oggi più frammentato rispetto al
decennio scorso, quando la cosiddetta “marea rosa” sembrava consolidare l’egemonia delle
sinistre in gran parte del continente. Il voto colombiano conferma così un’inversione di
tendenza che in diversi Paesi sta riportando al potere sempre più Governi di destra.
3. LA PARTITA DECISIVA RESTA INTERNA
La vittoria di De La Espriella potrebbe contribuire a ridisegnare gli equilibri politici regionali,
ma il banco di prova sarà soprattutto interno. La Colombia resta uno dei Paesi
latinoamericani più esposti alla frammentazione territoriale e alla violenza politica.
Il nuovo Presidente ha già annunciato di non voler proseguire sulla linea negoziale adottata
negli ultimi anni nei confronti dei gruppi armati, segnando una discontinuità rispetto
all’approccio del Presidente uscente. Questo apre interrogativi sull’evolversi del processo di
pace avviato nel 2016 con le FARC e sulla capacità del nuovo esecutivo di contenere
eventuali tensioni senza alimentare nuove dinamiche di conflitto.
Più che una svolta definitiva, il voto colombiano sembra dunque rappresentare un nuovo
capitolo della continua alternanza politica latinoamericana.
Martina Masu
“Colombia’s Colourful Flag” by n.karim is licensed under CC BY


