In 3 sorsi – Traffico di cocaina, estrazione illegale dell’oro e appropriazione delle terre stanno rendendo l’Amazzonia strategica per le organizzazioni criminali. La debole presenza dello Stato e la scarsa cooperazione regionale favoriscono il controllo economico e territoriale.
1. UN TERRITORIO SEMPRE PIÙ CONTESO
La criminalità organizzata in Amazzonia non è più un problema soltanto ambientale o circoscritto alle aree di frontiera. Negli ultimi anni, gruppi armati e organizzazioni transnazionali hanno esteso la propria presenza in Brasile, Colombia, Venezuela, Ecuador, Perù e Bolivia, approfittando della capacità limitata delle Istituzioni nel controllo di territori vasti e difficilmente accessibili. Le organizzazioni criminali sarebbero presenti in almeno il 67% dei comuni amazzonici esaminati. Tra gli attori più rilevanti figurano il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho brasiliani, l’Ejército de Liberación Nacional della Colombia (ELN) e gruppi ecuadoriani come Los Lobos e Los Choneros. Queste organizzazioni gestiscono o condizionano l’estrazione mineraria illegale, il commercio del legname, l’allevamento, l’appropriazione delle terre, reinvestendo i proventi in settori formalmente leciti.
Fig. 1 – Un agente dell’IBAMA mostra cassiterite sequestrata in un garimpo illegale durante l’operazione contro i minatori nel territorio Yanomami, Roraima, 24 febbraio 2023
2. DALLA COCAINA ALL’ORO ILLEGALE
L’espansione criminale è favorita da due fenomeni: la crescita della produzione di cocaina nei Paesi andini e l’aumento della domanda internazionale di oro e altri minerali. I fiumi e le aree di confine amazzonici sono corridoi logistici tramite cui la droga arriva ai porti brasiliani ed ecuadoriani, per essere poi trasferita verso i mercati europei e nordamericani. È però l’estrazione illegale dell’oro a offrire le opportunità più ampie: il minerale entra nei circuiti commerciali legali più facilmente della cocaina e permette di riciclare i profitti di altre attività criminali, tramite prestanome, società minerarie e aziende agricole che ne occultano la reale provenienza. Le conseguenze ambientali sono severe: le miniere illegali provocano deforestazione e contaminano fiumi e terreni con mercurio e altre sostanze tossiche, mentre i profitti vengono reinvestiti in terreni, bestiame e attrezzature. Le popolazioni indigene sono le più esposte a intimidazioni, reclutamento forzato e violenze, con effetti diretti sulle pratiche tradizionali e sui sistemi di autogoverno locali.
Fig. 2 – Vista aerea di un’area di estrazione illegale nella Tapajós Environmental Protection Area, Itaituba, Pará, 21 maggio 2026
3. GLI SCENARI DA MONITORARE
La risposta dei singoli Stati rischia di rivelarsi insufficiente senza un coordinamento regionale: le organizzazioni criminali sfruttano le differenze tra normative, risorse investigative e capacità di sorveglianza per trasferire rapidamente rotte, capitali e attività verso i territori meno controllati. Una prima variabile da monitorare sarà la capacità dei Paesi amazzonici di condividere informazioni e armonizzare le norme sui reati ambientali: regole divergenti, come quelle sull’importazione del mercurio, creano vuoti normativi sfruttabili dalle reti transnazionali. Un secondo aspetto riguarda il coinvolgimento delle comunità indigene, che monitorano il territorio pur essendo spesso considerate dalle autorità interlocutori marginali. Sarà infine cruciale colpire non solo i gruppi armati, ma anche le reti finanziarie che legalizzano oro, legname, bestiame e terreni di provenienza illecita: senza controlli sulle filiere e alternative economiche per le popolazioni locali, le operazioni militari rischiano di restare temporanee, senza intaccare le cause strutturali dell’espansione criminale.
Fabio Di Matteo – Master in Intelligence UNICAL
“VENDE-SE AMAZONIA” by CRANIO. is licensed under CC BY-ND


