Gli stretti margini geopolitici della Serbia

In 3 SorsiDa anni Belgrado persegue una politica estera multidirezionale. Il suo primo obiettivo strategico dichiarato è l’adesione all’Unione Europea, ma non rinuncia agli stretti rapporti con Mosca, oltre che avvicinarsi sempre più a Pechino. Una strategia che sembra però lasciare margini di manovra sempre più limitati.

1. L’EQUILIBRIO DIPLOMATICO

I negoziati ufficiali per l’entrata della Serbia nell’Unione Europea sono iniziati nel 2014. Considerato tra i Paesi più avanzati nel percorso europeo dei Balcani occidentali, si trova però oggi in una fase di stallo. Da una parte Belgrado rafforza i propri legami con gli Stati membri, dall’altra i rapporti politici ed economici con Mosca si riflettono nel mancato allineamento alle sanzioni europee per la guerra in Ucraina. Nonostante il Paese dichiari il diritto di Kyiv all’integrità territoriale e abbia condannato l’aggressione russa, non si allontana da Mosca. Questo è uno dei principali elementi di attrito nel progressivo allineamento della politica estera serba a quella dell’Unione. Parallelamente, la Serbia proietta la propria politica estera verso l’Asia, formando un partenariato con Pechino, consolidatosi nell’estate del 2024 con l’accordo di libero scambio. La Cina rappresenta oggi uno dei suoi principali partner commerciali: nel 2025 l’interscambio di merci ha raggiunto gli 8,29 miliardi di euro. Belgrado utilizza quindi interlocutori diversi per soddisfare esigenze distinte: l’UE come principale orizzonte politico ed economico, la Russia come partner energetico e diplomatico, la Cina per la diversificazione commerciale.

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Fig. 1 – Il Presidente serbo Aleksandar Vucic

2. I RAPPORTI ECONOMICI MOSTRANO L’AUTONOMIA RELATIVA DELLA SERBIA

Nonostante sul piano diplomatico la Serbia sia riuscita a mantenere una certa equidistanza, sul piano economico il quadro cambia. I Paesi membri dell’Unione Europea rappresentano il 58,3% del commercio estero totale serbo. Ciò significa che, benché la politica serba non si sia ancora del tutto adattata alla politica europea, l’economia di Belgrado è sempre più integrata a quella dell’Unione. Allo stesso tempo però anche in questo settore gioca un ruolo primario la Russia. NIS – principale compagnia energetica serba – vede, nel giugno 2026, Gazprom Neft detenere il 44,85% delle quote, mentre la Repubblica di Serbia il 29,87%. La rilevanza strategica dell’assetto è emersa con le sanzioni statunitensi imposte a NIS nell’ambito delle misure contro il settore energetico russo. Il caso mostra come il mantenimento dei legami con Mosca possa trasformarsi in una vulnerabilità per Belgrado quando entra in contrasto con le sanzioni statunitensi e con il suo avvicinamento all’UE. Il Governo serbo ha cercato di trovare una soluzione, dato che la compagnia risponde a circa l’80% della domanda di carburanti nel Paese. Attualmente è riuscito a ottenere una deroga alle sanzioni fino al 30 settembre 2026, in considerazione dei negoziati tra la compagnia petrolifera ungherese MOL e Gazprom Neft per la vendita della quota di maggioranza. Il Presidente serbo Aleksandar Vucic ha rassicurato anche l’UE, che spinge a sua volta per la vendita, sulla politica di diversificazione che lo Stato sta attuando: acquista gas dai partner europei, oltre che dall’Azerbaijan, e la costruzione di un gasdotto dovrebbe presto portare all’accesso di GNL proveniente dalla Grecia, mentre un oleodotto sta per collegarlo alla Romania. L’autonomia serba appare dunque relativa: se sul piano diplomatico Belgrado conserva margini di scelta, le sue dipendenze economiche ed energetiche ne limitano la libertà d’azione.

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Fig. 2 – Lo skyline di Belgrado

3. LO SPAZIO DI MANOVRA SI RESTRINGE

Tra i principali ostacoli all’adesione all’UE ci sono il mancato completamento del processo di normalizzazione dei rapporti con il Kosovo e le criticità dello Stato di diritto. Nel 2023 Serbia e Kosovo hanno raggiunto con la mediazione europea l’Accordo di Ohrid, ma l’attuazione degli 11 articoli resta incompleta: Belgrado continua a non riconoscere l’indipendenza kosovara. A complicare il dialogo c’è la memoria ancora irrisolta del conflitto, che continua a riflettersi nella retorica di entrambe le parti e nelle persistenti tensioni presenti al nord del Kosovo, dove c’è una forte presenza della comunità serba. Sul tema la Serbia conta sul sostegno di Russia e Cina, elemento che contribuisce alla scelta di non allontanarsi dai due attori. Questi, in quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e contrari al riconoscimento del Kosovo, ostacolano il suo ingresso all’ONU. Come anticipato, a ciò si aggiungono le problematiche interne. Nonostante gli sforzi iniziali, negli ultimi anni si è assistito a un rallentamento delle riforme sullo Stato di diritto e sulle Istituzioni democratiche. Dal 2024 le proteste hanno riportato al centro del dibattito la cattiva gestione e la corruzione del partito al Governo (SNS – Partito progressista serbo). I problemi relativi all’indipendenza del sistema giudiziario, alla libertà dei media e alla continua difusione di idee anti-europeiste provenienti anche da figure istituzionali, stanno rallentando l’entrata nell’UE. Nel breve periodo è probabile che Belgrado continui a perseguire la propria politica estera multidirezionale. Nel medio periodo, però, i problemi attuali potrebbero restringere progressivamente i margini di questa strategia, rendendo sempre più difficile conciliare il processo di adesione all’Unione con i rapporti privilegiati mantenuti con Russia e Cina.

Martina Selvaggio

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Indice

Perchè è importante

  • La Serbia resta uno degli attori centrali dei Balcani occidentali e il suo percorso verso l’UE è condizionato dal maggiore allineamento alle politiche europee.
  • I rapporti con Mosca e Pechino garantiscono a Belgrado margini diplomatici ed economici, ma oggi mostrano i costi crescenti di questa politica multidirezionale.

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