Analisi – Un “articolo 4” europeo, un Consiglio di sicurezza, una base industriale della difesa più integrata, materie prime da accumulare, intelligenza artificiale da governare e perfino il Canada alle porte dell’Unione. Nel SOTEU 2026 Ursula von der Leyen non si limita più a descrivere un’Europa minacciata, ma prova a disegnare gli strumenti con cui trasformarla in un soggetto strategico. Tra la scala continentale delle ambizioni e una politica europea ancora frammentata resta il problema che accompagna l’UE da anni: chi esercita davvero questa potenza?
DALL’AUTONOMIA AGLI STRUMENTI DELLA POTENZA
Un anno fa, in occasione del momento politico più importante del calendario europeo, Ursula von der Leyen aveva portato nell’emiciclo un’Europa in a fight: esposta alla guerra sul continente, alla competizione tecnologica, alle dipendenze energetiche e al rischio dell’irrilevanza strategica. Nel SOTEU 2026 quella diagnosi è ormai acquisita. Il discorso parte da un’Unione che si considera esposta alla competizione industriale cinese, alla pressione russa, alla vulnerabilità energetica e alla corsa tecnologica, e prova a misurare la propria autonomia in termini concreti: reti elettriche, materie prime, capitali, capacità di calcolo, industria della difesa.
È questa la linea che tiene insieme un discorso altrimenti sterminato, dalla difesa all’intelligenza artificiale, dalle materie prime al clima, dall’Ucraina ai social network. Von der Leyen descrive un’UE insieme più forte e più precaria che mai. Non è necessariamente una contraddizione. Una maggiore capacità europea si sta costruendo proprio mentre si restringono gli spazi nei quali l’UE poteva permettersi di non averne una.
Il passaggio più significativo arriva quando la Presidente parla dell’ordine internazionale. L’UE, dice, continuerà a difendere il sistema basato sulle regole, ma non può più presumere che quelle regole siano sufficienti a proteggerne gli interessi. È uno scarto notevole nel lessico europeo. L’UE che per decenni ha fatto della norma uno dei propri principali strumenti di proiezione riconosce implicitamente che la norma, senza capacità materiali che la sostengano, ha dei limiti.
Il discorso si manifesta qui nella sua chiave più prettamente geopolitica: il potere che von der Leyen cerca di costruire non è astratto, deve esercitarsi su spazi differenti, attraverso risorse differenti. Materie prime per industria, batterie e difesa; capacità satellitari e cyber; infrastrutture e corridoi commerciali; sistemi antimissile; intelligenza artificiale e dati. La competizione contemporanea attraversa simultaneamente spazio terrestre, digitale, industriale, celeste e reticolare: essere forti in uno soltanto non basta. È precisamente uno dei problemi fondamentali della potenza geopolitica contemporanea: il controllo dello spazio politico diventa più difficile quanto più aumentano gli ambienti nei quali il potere deve essere esercitato.
Da questo punto di vista, persino alcune delle iniziative apparentemente più tecniche acquistano un significato diverso. La European Corporation of Critical Raw Materials dovrebbe acquistare e accumulare risorse necessarie a chip, batterie, cleantech e difesa; il Middle Corridor dovrebbe collegare più direttamente Caucaso meridionale e Asia centrale al mercato europeo; sull’AI la Commissione concentra l’intervento su cinque settori considerati strategici, compresi manifattura avanzata, difesa e spazio. Sono tutti dossier presentati non separatamente, bensì come tentativi di ridurre la vulnerabilità europea nei nodi attraverso cui oggi passa la capacità di agire.
Fig. 1 – La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronuncia il discorso sullo Stato dell’Unione davanti al Parlamento Europeo, Strasburgo, 16 settembre 2026
UN ARTICOLO 4 SENZA UN’ALLEANZA
Sulla sicurezza il salto rispetto al 2025 diventa ancor più evidente. Von der Leyen usa una formula volutamente brutale: le minacce ibride contro l’Europa sono ormai «less and less hybrid and less and less threats». Sabotaggi, cyberattacchi, incendi e incursioni di droni vengono descritti non come episodi periferici, ma come uno spazio intermedio di conflitto per il quale le istituzioni europee non sarebbero state costruite.
La risposta proposta è quasi un piccolo abbozzo costituzionale della sicurezza europea: una nuova European Security Strategy, un Emergency Security Protocol modellato sull’articolo 4 della NATO, un European Security Council aperto alla cooperazione con Regno Unito, Norvegia, Ucraina e Canada, più un nuovo strumento europeo per gli strategic enablers: difesa aerea e missilistica, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio e cyber.
Qui si concentra probabilmente il cuore politico del discorso. La costruzione di una potenza europea passa anche dalla spesa militare, ma si misura soprattutto nella capacità di riconoscere autonomamente una minaccia, stabilirne la rilevanza per l’insieme dell’Unione e organizzare una risposta comune.
Ed è proprio questo il passaggio ancora incompleto. L’“articolo 4 europeo” immaginato da von der Leyen convocherebbe gli Stati membri per coordinare una risposta, senza trasferire automaticamente a Bruxelles il potere di determinarla. Il Consiglio di sicurezza europeo, per ora, è una proposta. La difesa resta esplicitamente allineata alla NATO. La Commissione tenta quindi di costruire una capacità europea senza sciogliere il nodo politico che la precede: una potenza richiede mezzi, ma richiede anche un centro capace di decidere come e quando usarli.
Fig. 2 – La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e il Primo Ministro canadese Mark Carney al Parlamento europeo, Strasburgo, 16 settembre 2026
IL CANADA E LA GEOGRAFIA MOBILE DELL’EUROPA
C’è poi un passaggio apparentemente eccentrico che merita più spazio di quanto sembri: il Canada. Von der Leyen propone di aprire la porta a Ottawa come primo membro associato dell’UE, dentro una “Alliance for the Future” che dovrebbe integrare sicurezza economica, tecnologia, industria della difesa, Artico, energia, minerali critici, batterie, AI, quantum e cyber.Una dichiarazione di amicizia transatlantica che, se presa sul serio, modifica la stessa rappresentazione geografica dell’Europa. L’integrazione europea è nata come costruzione territoriale fondata anzitutto sulla contiguità; qui von der Leyen immagina invece una forma di appartenenza politica fondata anche su interessi strategici, connessioni economiche e affinità istituzionali, capace di attraversare l’Atlantico.
È interessante che nello stesso discorso compaia il Middle Corridor verso l’Asia centrale. A ovest il Canada, a est Caucaso e Asia centrale: l’Unione tenta di riorganizzare le proprie connessioni esterne per ridurre dipendenze e costruire coalizioni. Lo spazio della sua azione politica diventa meno semplicemente areale e più reticolare: contano accessi, infrastrutture, corridoi, catene di approvvigionamento e nodi tecnologici. È una dinamica coerente con una lettura geopolitica nella quale il valore degli spazi dipende anche dalla capacità di controllarne collegamenti e punti strategici.
Fig. 3 – Manon Aubry, co-presidente del gruppo The Left al Parlamento europeo, durante una conferenza stampa a Strasburgo, 15 settembre 2026. Nel dibattito sul SOTEU del giorno successivo, Aubry ha criticato la Commissione sul costo della vita, chiedendo tetti ai prezzi dei beni essenziali, maggiore tassazione dei più ricchi e investimenti nei servizi pubblici
QUALE POTENZA, QUALE EUROPA
Il dibattito successivo al discorso, sempre sorprendentemente al di là della capacità propositiva della Commissione, diventa quasi più rivelatore del discorso stesso. Nell’emiciclo non emerge semplicemente una divisione fra europeisti e antieuropeisti, ma una contesa sul significato stesso della potenza europea.
Manfred Weber, per il PPE (Partito Popolare Europeo), parla apertamente di tre shock — tecnologico, geopolitico e sociale — e arriva a chiedere un vero pilastro europeo della difesa, con mercato unico degli armamenti, strutture di comando comuni, droni e satelliti europei. Renew spinge ancora oltre sul terreno politico, chiedendo trasferimenti di sovranità e istituzioni più forti. I Verdi leggono invece la potenza anche come capacità di sottrarsi alla dipendenza dai combustibili fossili e di rispondere alla crisi climatica. Socialisti e sinistra insistono sulla vulnerabilità sociale, sul costo della vita e sulla credibilità europea a Gaza.
Jordan Bardella, presidente del gruppo Patrioti per l’Europa parte quasi dallo stesso problema di von der Leyen e arriva a una soluzione opposta. Anche lui parla di energia, produzione, frontiere, tecnologia, spazio e difesa; anche lui sostiene che un soggetto incapace di produrre ciò di cui ha bisogno e di controllare i propri confini consegni ad altri il proprio destino. Ma la scala politica cambia: Buy European quando il denaro è europeo, Buy French quando è francese. Dove von der Leyen cerca di aggregare sovranità per produrre scala, Bardella vuole restituirla alle nazioni.
È forse questa la frattura più interessante del SOTEU 2026. Non c’è più soltanto chi crede nella potenza e chi crede nelle regole. Quasi tutti, con significati molto diversi, parlano ormai il linguaggio di sicurezza, industria, energia, confini, tecnologia e autonomia. La battaglia è diventata sulla scala alla quale quella potenza debba essere organizzata.
Ed è un problema che nessun State of the Union può risolvere da solo. Von der Leyen ha presentato un’UE che accumula materie prime, protegge le frontiere, costruisce sistemi antimissile, regola gli algoritmi, cerca corridoi verso l’Asia e alleati oltre l’Atlantico. È già molto distante dall’Unione che poteva pensarsi principalmente come mercato e potenza normativa.
Ma tra possedere gli strumenti della potenza ed essere una potenza rimane uno spazio politico enorme. Nel 2025 von der Leyen aveva detto all’Europa che era in guerra. Nel 2026 prova a darle gli strumenti per comportarsi di conseguenza. Resta da capire se esista un’Europa politica capace di impugnarli.
Ginevra Dolce
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