In 3 Sorsi – La visita del Presidente cinese in Egitto rilancia la partnership tra Pechino e Il Cairo, tra tecnologia, infrastrutture e sicurezza. Ma l’avvicinamento a Xi non significa per al-Sisi una rottura con Washington: l’obiettivo è ampliare i margini di manovra senza legarsi a un’unica potenza.
1. LA CINA ENTRA NEL CUORE DELLA STRATEGIA EGIZIANA
Settant’anni di relazioni diplomatiche e una partnership sempre più ampia. È questo il contesto della visita ufficiale di Xi Jinping in Egitto, la prima visita di Stato del Presidente cinese nel Paese dal gennaio 2016. Al di là delle celebrazioni e del forte simbolismo diplomatico, il viaggio si inserisce in una situazione di guerre e forte instabilità. Per entrambi, infatti, la stabilità regionale è un interesse condiviso: l’Egitto deve contemporaneamente sostenere un’economia sotto pressione e proteggere infrastrutture strategiche, come il Canale di Suez, una delle principali fonti di entrate del Paese, i cui ricavi sono stati ridotti del 60% a causa della guerra a Gaza e del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Per la Cina, invece, il Canale rappresenta un nodo essenziale delle proprie rotte commerciali e dei collegamenti tra Asia, Medio Oriente, Africa ed Europa. Non sorprende quindi la scelta di approfondire la cooperazione. Durante la visita sono stati firmati 25 accordi nei settori economico, commerciale, tecnologico, militare e della sicurezza. Tra i dossier centrali c’è il collegamento tra la strategia egiziana Vision 2030 e la Belt and Road Initiative cinese, insieme all’ampliamento della zona economica sino-egiziana nell’area del Canale di Suez. I due Paesi, inoltre, hanno espresso l’intenzione di incrementare gli scambi commerciali nelle rispettive valute locali, riducendo così la dipendenza dal dollaro.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Presidente cinese Xi Jinping, con la First Lady Peng Liyuan, viene accolto dal Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e da sua moglie, la First Lady Entissar Amer, all’aeroporto del Cairo
2. L’IA DIVENTA UN ULTERIORE TERRENO DELLA COMPETIZIONE
È però il fronte tecnologico ad assumere un significato particolarmente rilevante. L’Egitto sta cercando di sviluppare una propria capacità nel settore dell’intelligenza artificiale, ma dispone di risorse finanziarie ed energetiche limitate. Pochi giorni prima dell’arrivo di Xi, Huawei ha proposto di guidare lo sviluppo dei data center egiziani dedicati all’intelligenza artificiale, con 1.408 chip Ascend 950 per l’addestramento e altri 600 per due cluster. Se realizzato, il progetto segnerebbe un importante ingresso dell’industria cinese dell’IA in un mercato mediorientale al di fuori del Golfo. Ciò avrebbe destato le preoccupazioni dell’Amministrazione Trump, che starebbe valutando una risposta attraverso il coinvolgimento di aziende statunitensi come Microsoft, Nvidia e AMD. Il confronto tecnologico si sovrappone così alla competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina. Per Pechino, l’IA non è soltanto un settore economico, ma anche uno strumento attraverso cui consolidare la propria presenza internazionale, come dimostra l’iniziativa della World Artificial Intelligence Cooperation Organisation, lanciata da Pechino nel luglio 2026.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Un’immagine delle principali applicazioni concernenti il mondo dell’intelligenza artificiale
3. AL-SISI NON SCEGLIE: DIVERSIFICA
La visita di Xi ha un enorme significato geopolitico, in quanto l’avvicinamento tra Egitto e Cina non coincide con un allontanamento dagli Stati Uniti. Al contrario, la strategia di al-Sisi sembra essere quella di evitare una dipendenza esclusiva da una singola potenza, mantenendo aperti contemporaneamente più canali di cooperazione. Ciò è particolarmente evidente sul piano della sicurezza. Pochi giorni prima della visita di Xi, Egitto e Cina avevano condotto una nuova esercitazione congiunta delle rispettive forze aeree. Inoltre, Il Cairo ha ribadito il proprio sostegno al principio della One China policy, mentre Xi ha espresso il riconoscimento dei diritti e degli interessi egiziani sulla sicurezza delle risorse idriche del Nilo. Tuttavia, Washington continua a rappresentare un partner fondamentale per Il Cairo sul piano militare e diplomatico, soprattutto rispetto alla stabilità regionale, ai dossier di Gaza, Libia e Sudan e alla sicurezza mediorientale. La logica egiziana è quindi quella dell’equilibrio strategico: sfruttare la competizione tra le grandi potenze per aumentare i propri margini di autonomia. La Cina può offrire investimenti, tecnologia e infrastrutture, mentre gli Stati Uniti restano indispensabili sul piano della sicurezza e della cooperazione militare. Al-Sisi non sembra intenzionato a scegliere tra Washington e Pechino, ma a rendere entrambe le relazioni funzionali agli interessi egiziani.
Chiara Salvò
“President Abdel Fattah Al-Sisi of Egypt speaking at the UK-Africa Investment Summit” by DFID – UK Department for International Development is licensed under CC BY.


