Kazakistan, la scommessa nucleare con Rosatom

In 3 Sorsi – Con il contratto firmato a settembre 2026, la centrale di Balkhash diventa il primo impianto nucleare kazako dagli anni Novanta. Astana lega così per decenni la propria strategia energetica a Rosatom, mentre cerca di bilanciare il rapporto con Mosca affidando alla Cina le centrali successive. Il progetto promette di ridurre la dipendenza dal carbone, ma apre interrogativi su ambiente, trasparenza e autonomia geopolitica.

1. UN CONTRATTO CHE CHIUDE UN’ATTESA DECENNALE

Il 3 settembre 2026, a margine dell’Eastern Economic Forum di Vladivostok, Rosatom e la società kazaka KNPP hanno firmato il contratto per la centrale di Balkhash, vicino al villaggio di Ulken, nella regione di Almaty. È il punto di partenza di un progetto che unisce esigenze energetiche interne e dipendenza da un unico fornitore straniero. L’accordo intergovernativo con Mosca è stato firmato durante la visita di Stato di Putin in Kazakistan e copre l’intera vita dell’impianto, con manutenzione e forniture di combustibile. Il costo si aggira sui 15 miliardi di dollari, i lavori dovrebbero iniziare nel 2027, con l’entrata in servizio tra il 2035 e il 2036.
Le ragioni sono principalmente energetiche: nel 2023 il Paese centroasiatico ha prodotto il 43% dell’uranio mondiale, ma circa il 70% della sua elettricità viene da vecchie centrali a carbone e l’obiettivo dichiarato è la neutralità carbonica nel 2060. Il via libera politico è arrivato con il referendum dell’ottobre 2024, approvato dal 71,12% dei votanti con un’affluenza del 63,66%. Dopo aver valutato le offerte di Rosatom, CNNC, EDF e KHNP, nel giugno 2025 Astana ha individuato l’azienda russa come guida del consorzio incaricato del progetto.

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Fig. 1 – Il sito dove dovrebbe sorgere la centrale nucleare di Balkhash, foto del 2024

2. UN PARTNER INTEGRATO, UNA DIPENDENZA DI LUNGO PERIODO

Rosatom è l’unico fornitore a presentare un’offerta completa, dall’estrazione dell’uranio alla gestione delle centrali. Per un Paese che produce la materia prima, ma non controlla il resto della filiera, è un vantaggio concreto. Il rovescio è che il combustibile e l’assistenza arriveranno dallo stesso fornitore per decenni. Non è un rischio solo teorico. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ad esempio, Kiev ha dovuto accelerare la sostituzione del combustibile Rosatom nei suoi reattori di origine sovietica, un processo complesso durato anni proprio per l’assenza di alternative immediate. È il tipo di vulnerabilità alla quale il Kazakistan si espone scegliendo un fornitore unico.
Per bilanciare, Astana ha affidato alla CNNC la seconda e la terza centrale, nello stesso distretto di Zhambyl: Mosca per il primo impianto, Pechino per l’espansione. Il prezzo tecnico resta però alto, perché due tecnologie richiedono due filiere di combustibile e manutenzione da far convivere. Anche sulle scorie il quadro è ancora incerto: nel novembre 2025 Rosatom e il Centro nucleare kazako hanno firmato un memorandum d’intenti su rifiuti radioattivi e decommissioning. È un primo segnale, ma non ancora un piano con tempi e costi definiti.

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Fig. 2 – Il Presidente del Kazakistan Qasym-Jomart Tokayev insieme a Vladimir Putin durante il Forum di Cooperazione Interregionale Russia-Kazakistan del luglio 2026

3. LE VULNERABILITÀ DEL PROGETTO

Il primo ostacolo è il lago Balkhash: la sua profondità media è di soli sei metri, i livelli sono già instabili e nel suo bacino vivono 3,3 milioni di persone. Gli attivisti lamentano l’assenza di studi ambientali indipendenti prima del voto, mentre il Governo sottolinea il buon accesso del sito alle risorse idriche. Il secondo nodo è il consenso: secondo la stampa internazionale, prima del referendum quasi trenta attivisti sono stati fermati, mentre il sostegno locale “fino al 90%” citato da KNPP viene da una parte in causa. C’è poi la dimensione geopolitica: una centrale russa, temono i critici, mantiene il Kazakistan nella sfera d’influenza di Mosca.
Nel breve periodo Astana proseguirà probabilmente la sua politica multidirezionale, con Rosatom a Balkhash e CNNC alle centrali successive. Nel medio periodo, però, la tutela del lago, la trasparenza dei controlli e la dipendenza da un solo fornitore di combustibile potrebbero restringere questi margini, rendendo più difficile conciliare la sovranità energetica con i rapporti privilegiati mantenuti con Mosca e Pechino.

Giulia Ferrè

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Indice

Perchè è importante

  • Il 3 settembre 2026 Rosatom e KNPP hanno firmato il contratto per la centrale di Balkhash, da circa 15 miliardi di dollari, con lavori dal 2027 e avvio tra il 2035 e il 2036.
  • Rosatom offre una filiera completa, ma il Kazakistan dipenderà per decenni da un solo fornitore. Restano anche aperti diversi nodi, dalla tutela del lago di Balkhash al consenso politico locale.

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Giulia Ferrè
Giulia Ferrè

Laureata magistrale in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano, durante il percorso di studi ho trascorso un semestre in Repubblica Ceca, all’Università di Olomouc, uno alla XJTLU di Suzhou, in Cina, e uno presso l’Istituto di Relazioni Internazionali dell’Università di Vilnius, in Lituania. Queste esperienze mi hanno permesso di osservare da vicino contesti diversi e di approfondire temi che seguo con particolare attenzione: l’Asia, l’Asia centrale e la Russia, di cui studio anche la lingua. Mi interessa la geopolitica, che mi piace leggere anche con uno sguardo antropologico. Nel tempo libero mi dedico alla fotografia e alla montagna.

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