In 3 Sorsi – Crescono di nuovo le tensioni (mai sopite) tra i due vicini, mentre una soluzione resta ancora lontana.
1. GLI SVILUPPI PIÙ RECENTI
A partire dai primi giorni di ottobre si è registrato un rinnovato incremento degli scontri nell’area di frontiera tra la regione del Khyber Pakhtunkhwa nel Pakistan nordoccidentale e le confinanti province sudorientali dell’Afghanistan. Il 10 ottobre il Governo dei Talebani ha annunciato che soldati afghani e truppe pakistane si sarebbero scambiati colpi d’artiglieria, affermando che le forze di Islamabad fossero state le prime ad aprire il fuoco, senza però provocare vittime.
Il giorno dopo, invece, l’esercito pakistano ha riportato una versione opposta degli eventi, sostenendo di aver affrontato una tentata incursione di miliziani armati provenienti dall’Afghanistan nel proprio territorio nazionale, uccidendo dodici membri del movimento Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), noti anche come “Talebani pakistani”, e combattenti afghani che avrebbero supportato l’infiltrazione. Da Kabul è stata respinta qualunque ipotesi di un coinvolgimento.
L’ultima ondata di scontri fa seguito a un attacco suicida verificatosi a settembre nel nord-ovest del Pakistan, che aveva provocato 31 morti e oltre 100 feriti, dietro cui ci sarebbero state fazioni risalenti al TTP. In risposta, Islamabad aveva sferrato una nuova serie di bombardamenti aerei in Afghanistan, colpendo molteplici infrastrutture collegate ai terroristi. I Talebani avevano denunciato la violazione della sovranità nazionale, riservandosi il diritto di rispondere.
Fig. 1 – Una famiglia di profughi rientra in Afghanistan dal Pakistan, giugno 2026
2. ALLE ORIGINI DEL CONFLITTO
Le cronache delle ultime settimane non vanno lette come episodi isolati, ma rientrano in un’escalation bellica che ha fatto precipitare i rapporti tra Pakistan e Afghanistan. Dopo mesi di tensioni e attentati sanguinosi in territorio pakistano da parte del TTP e altri movimenti associati, il 27 febbraio scorso Islamabad annunciò l’Operazione Ghazab Lil-Haq (“Furia per la Verità”), dichiarando guerra aperta a Kabul e lanciando massicci raid sulla capitale e altre province afghane.
Da allora, la crisi è peggiorata, con il ripetersi di offensive transfrontaliere da ambo i lati e l’utilizzo di bombe, missili e droni. A farne le spese sono stati soprattutto i civili: si stima che finora il conflitto abbia causato oltre 115mila sfollati in Afghanistan e circa 3mila in Pakistan. In aggiunta, si contano centinaia di morti in incidenti dovuti a “errori di calcolo”, come quello accaduto a marzo, quando un raid pakistano su un centro di disintossicazione a Kabul provocò più di 400 vittime.
Il punto di rottura deriva dall’accusa di Islamabad secondo la quale il Governo talebano fornirebbe asilo e supporto logistico ai terroristi del TTP, responsabili di reiterati attacchi letali in territorio pakistano. Le Autorità di Kabul, seppur negando qualsiasi sostegno, hanno fatto ben poco per arginare la presenza dei miliziani nel Paese. A ciò si aggiunge che l’Afghanistan non riconosce la Linea Durand, il confine di 2.600 chilometri che lo separa dal Pakistan, tracciata dai colonizzatori britannici.
Fig. 2 – Incontro diplomatico a Kazan tra rappresentanti di Pakistan, Afghanistan, Russia, Cina e Paesi dell’Asia centrale, settembre 2023
3. I TENTATIVI DI MEDIAZIONE E LA DIFFICILE SOLUZIONE
Alla fine del 2025, in ragione degli scontri già allora avvenuti al confine, la mediazione congiunta di Qatar e Turchia condusse Islamabad e Kabul alla firma di un cessate il fuoco a Doha, al quale fecero seguito colloqui tecnici a Istanbul. I successivi round negoziali si tennero poi a Riyad, con l’adesione dell’Arabia Saudita agli sforzi per terminare il conflitto, purtroppo naufragati, come dimostrato dallo scoppio della guerra aperta a febbraio.
Un altro attore decisamente attivo nella stabilizzazione dei rapporti tra i due vicini è la Cina, mossa da interessi geo-economici relativi alla tutela dei corridoi commerciali, specie quello sino-pakistano, nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI). Pechino ha facilitato una serie di incontri diplomatici per spingere Islamabad e Kabul a cooperare maggiormente sulla sicurezza frontaliera, ma i rinnovati contrasti evidenziano come anche la mediazione cinese non stia funzionando.
Infine, lo scorso 4 ottobre la Russia ha ospitato un forum allargato che ha riunito, tra gli altri, Pakistan, Afghanistan, Cina, India e Iran per discutere una soluzione condivisa, ma il vertice si è chiuso senza una posizione comune. Il nodo cruciale rimane immutato: Islamabad esige che i Talebani smantellino le infrastrutture del TTP in Afghanistan e ne arrestino i leader, mentre Kabul continua a smentire la presenza dei terroristi e ritiene che il Pakistan sfrutti la situazione per finalità di propaganda e mire egemoniche. Finché le istanze delle parti rimarranno tanto inconciliabili, risulta arduo prevedere che il conflitto giunga a una rapida conclusione, infliggendo ulteriori sofferenze alla popolazione civile e contribuendo ad aggravare l’instabilità nella regione.
Simone Frusciante
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