Caffè lungo – Lo scioglimento delle calotte polari e la conseguente riattivazione delle rivalità tra grandi potenze nell’Artico impongono all’Unione Europea una ridefinizione della propria postura strategica. In questa direzione si inserisce la dichiarazione sottoscritta da dodici Stati membri al vertice di Rovaniemi dello scorso 13-14 settembre, sancendo la transizione di Bruxelles da attore prevalentemente normativo e ambientale a protagonista per la sicurezza nel Grande Nord.
1. IL NUOVO FRONTE NORDICO E LA SVOLTA DI ROVANIEMI
L’iniziativa diplomatica promossa in Finlandia si inserisce in una trasformazione degli equilibri regionali, accelerata dall’ingresso di Helsinki (4 aprile 2023) e Stoccolma (7 marzo 2024) nella NATO. L’adesione dei due Paesi scandinavi ha rafforzato la posizione dell’Alleanza nel Baltico e nel Grande Nord, modificando il quadro strategico entro cui operano gli Stati membri dell’Unione Europea. In particolare, con l’ingresso della Finlandia, Paese membro dell’UE che condivide con la Russia una frontiera terrestre di circa 1.340 chilometri, si è ampliato il confine diretto tra l’Unione e la Federazione Russa. Questo nuovo assetto accresce la rilevanza strategica del fianco nord-orientale europeo, in particolare in prossimità della penisola di Kola, sede della Flotta del Nord e di una componente fondamentale della deterrenza nucleare russa. In questo contesto, Mosca ha riorganizzato la propria struttura militare nel quadrante nord-occidentale: con un decreto del febbraio 2024, Putin ha ripristinato il Distretto militare di Leningrado, operativo dal 1° marzo dello stesso anno. La riorganizzazione ha riportato sotto un comando dedicato queste aree, evidenziando il peso assunto dal fronte settentrionale nella pianificazione militare di Mosca.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Soldato finlandese sorveglia il confine con la Russia nei pressi di Vaalimaa, luglio 2026
2. LA MINACCIA DI MOSCA E LA RISPOSTA GEOECONOMICA DELL’UNIONE
Il rafforzamento militare russo nell’Artico, concentrato nella penisola di Kola e nelle installazioni della Flotta del Nord, insieme al mantenimento e al possibile potenziamento delle capacità russe connesse ai test nucleari nell’arcipelago di Novaja Zemlja e al controllo esercitato da Mosca sulla Rotta marittima settentrionale (Northern Sea Route, NSR), accresce le preoccupazioni europee in materia di sicurezza e libertà di navigazione. La competizione artica, tuttavia, non riguarda soltanto la dimensione militare: la disponibilità di materie prime critiche e terre rare rende la regione strategica per la transizione digitale ed ecologica e per la riduzione delle dipendenze industriali dell’Unione. In tale prospettiva si inserisce l’apertura dell’ufficio della Commissione Europea a Nuuk, in Groenlandia, nel marzo 2024, volta a rafforzare la cooperazione politica ed economica con il territorio. Finora, l’azione europea si è concentrata soprattutto sulla tutela ambientale, sulla ricerca scientifica e sull’osservazione satellitare attraverso Copernicus, affiancata dai servizi di navigazione di Galileo. La crescente vulnerabilità dei cavi sottomarini e delle infrastrutture energetiche evidenzia, tuttavia, la necessità di integrare questi strumenti con politiche più incisive di sicurezza economica, protezione delle infrastrutture critiche e diversificazione degli approvvigionamenti.
Fig. 2 – Una spedizione scientifica turca al lavoro presso le Isole Svalbard, agosto 2026. Nonostante crescenti tensioni militari e geopolitiche, l’area dell’Artico resta meta privilegiata di studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo
3. LA STRATEGIA EUROPEA TRA FRIZIONI E VULNERABILITÀ
Le ambizioni dell’Unione europea nell’Artico si confrontano con interessi divergenti e vulnerabilità crescenti sul piano della sicurezza. La Norvegia illustra le complessità del fianco settentrionale: membro centrale della NATO e confinante con la Russia nell’Artico, Oslo deve conciliare la deterrenza militare con la gestione dei rapporti bilaterali e la protezione delle infrastrutture critiche. I rischi associati alle interferenze ibride e ai danneggiamenti dei cavi sottomarini di comunicazione e delle infrastrutture energetiche evidenziano la necessità di rafforzare la sorveglianza e la resilienza delle reti da cui dipendono le economie europee. Un secondo nodo strategico riguarda la Groenlandia, rilevante per la sua posizione geografica, le rotte artiche e il potenziale delle sue risorse minerarie. L’interesse europeo per le materie prime critiche si inserisce in un contesto di crescente competizione internazionale, nel quale anche la Cina mira ad ampliare la propria presenza economica. La strategia europea si traduce in iniziative di cooperazione e diversificazione degli approvvigionamenti, come documentato dal partenariato UE-Groenlandia sulle materie prime critiche e dalla dichiarazione congiunta UE-Groenlandia-Danimarca del settembre 2026. La sfida per l’UE consiste nel promuovere partenariati industriali senza trascurare le priorità ambientali ed economiche dell’isola. Il coinvolgimento delle Autorità di Nuuk e il rispetto dell’autonomia groenlandese e del principio di autodeterminazione sono condizioni essenziali per una cooperazione duratura.
Un ulteriore fattore di complessità è rappresentato dall’intensificazione della cooperazione tra Mosca e Pechino. La Cina, che nel proprio Libro bianco del 2018 si definisce “Stato vicino all’Artico”, ha ampliato il proprio coinvolgimento nella ricerca polare, nelle attività marittime e nei progetti economici connessi alle rotte settentrionali. La convergenza d’interessi con la Russia riguarda anche lo sviluppo della Rotta marittima settentrionale e alcune infrastrutture energetiche e logistiche. In questo contesto, l’impiego duale di determinate tecnologie, comprese quelle di osservazione e rilevazione oceanografica, solleva interrogativi sulla sicurezza. Un’analisi della RAND Corporation sulle attività economiche, scientifiche e informative cinesi nell’Artico esamina i possibili rischi di raccolta di informazioni e di accesso a infrastrutture strategiche, sottolineando l’importanza di distinguere le attività documentate dalle valutazioni sui loro possibili impieghi militari. Nel complesso, l’Artico si configura come uno spazio in cui si sovrappongono rischi militari, vulnerabilità infrastrutturali e competizione per le risorse strategiche. Per l’Unione Europea, la sfida consiste nel tradurre gli interessi condivisi in capacità operative e strumenti di coordinamento efficaci, rafforzando la protezione delle infrastrutture fisiche e digitali, la sicurezza degli approvvigionamenti e la cooperazione con gli alleati nordici e nordamericani. Senza un maggiore coordinamento tra gli Stati membri e un dialogo strutturato con i partner e le Autorità locali, Bruxelles rischia di esercitare un’influenza limitata su dinamiche sempre più rilevanti per la propria sicurezza economica e strategica.
Arianna Minonzio
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