In 3 Sorsi – L’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC) affronta gravi fragilità nel 2026. Nonostante il memorandum Italia-India di maggio, la guerra in Medio Oriente e le ipotesi saudite di un tracciato alternativo mettono in discussione le ambizioni del porto di Trieste.
1. TRIESTE, DALLA VIA DELLA SETA ALL’IMEC
Il corridoio IMEC si inserisce nella strategia occidentale di de-risking, intesa come riduzione della dipendenza logistica e commerciale da un singolo fornitore o Paese. In passato Trieste era stata corteggiata da Pechino per la Via della Seta, ma il memorandum del 2019 non ha generato flussi finanziari rilevanti. Il vero ingresso di capitali è arrivato nel 2020 con il gruppo tedesco HHLA nella Piattaforma Logistica, prima dell’uscita formale dell’Italia dalla Belt and Road Initiative (BRI) a fine 2023. Anche altrove la BRI mostra segnali di arretramento: nel 2025 Panama ha abbandonato il progetto cinese. Oggi l’Italia promuove l’IMEC come asset strategico con il memorandum portuale Italia-India firmato a maggio 2026, come riporta anche Ports Europe. Trieste resta però una semplice candidatura italiana e non una scelta consolidata del corridoio multilaterale: deve affrontare la concorrenza di Marsiglia e degli scali greci, segnalata dal Greek City Times, nonostante l’impegno diplomatico di Roma documentato da Decode39.
Fig. 1 – Il corridoio IMEC, progetto 2023
2. LA TRATTA MEDIORIENTALE SOTTO PRESSIONE
L’escalation bellica del 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran ha messo sotto pressione la tratta mediorientale del corridoio. Con lo Stretto di Hormuz quasi bloccato e gli Houthi in guerra con l’Arabia Saudita, la crisi si somma a un ostacolo precedente: secondo il think tank indiano ORF, la normalizzazione diplomatica tra Riad e Tel Aviv, presupposto del transito attraverso la Giordania verso il Mediterraneo, è congelata dall’ottobre 2023. Secondo due fonti anonime citate a luglio dal Jerusalem Post, l’Arabia Saudita valuta una modifica del tracciato che escluda il territorio israeliano, con un corridoio ferroviario alternativo attraverso la Siria. Questa frammentazione tocca direttamente gli interessi di Nuova Delhi, che tiene alla tratta israeliana anche perché, come riporta Ship Technology, il gruppo indiano Adani controlla il 70% del porto di Haifa, terminale marittimo chiave del corridoio.
Fig. 2 – Il porto di Trieste durante la Barcolana, 2026
3. SCENARI PER IL CORRIDOIO E PER TRIESTE
Il futuro dell’IMEC e il ruolo dell’Alto Adriatico dipendono da alcuni indicatori osservabili. Un primo scenario è legato al prolungarsi della crisi di Hormuz e del blocco commerciale: se le ostilità non rientreranno, l’IMEC rischia di rimanere un progetto incompiuto, costringendo i partner del Golfo a diversificare verso corridoi esclusivamente regionali o continentali. Un secondo scenario vede il corridoio avanzare per parti, senza attendere il lancio formale: è la linea dell’inviato speciale italiano Francesco Maria Talò, che in un’intervista a Il Nord Est invita a rafforzare fin d’ora porti e reti di trasporto europee. In questo caso conteranno due segnali: se Riad formalizzerà la variante siriana e se l’UE includerà Trieste nei documenti di pianificazione ufficiali. Da qui dipenderà la capacità di attrarre investimenti, e se l’Alto Adriatico resterà tagliato fuori a vantaggio dei porti dell’Europa occidentale o greci.
Carmelo Prestia – Master in Intelligence UNICAL
“TRIESTE TRAMONTI” by Antonio Marano is licensed under CC BY


