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Caos Libia: Haftar avanza verso Tripoli

Ristretto – Sono giorni di scontri in cui gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla Libia. Il Generale Khalifa Haftar ha sferrato un’offensiva a ovest ed è penetrato a Tripoli. Il Governo di Al-Serraj sta tentando di contrastare l’avanzata del suo avversario, il Ministero dell’Interno libico ha dichiarato lo Stato d’Emergenza, l’aeroporto di Tripoli è stato bombardato e la missione ONU UNSMIL ha richiesto la tregua per proteggere ed evacuare i civili nella zona sud di Tripoli. La Libia è piombata nel caos.

Secondo i piani delle Nazioni Unite sulla Libia, questi dovevano essere i giorni del dialogo tra gli attori coinvolti e contrapposti nel disastroso quadro post-Gheddafi. Infatti a fine marzo era stata annunciata una Conferenza Nazionale che avrebbe dovuto tenersi proprio tra il 14 e il 16 aprile con l’obiettivo di favorire il processo di stabilizzazione della Libia. Parliamo di un’iniziativa che, purtroppo, si è dovuta confrontare con gli eventi.
Il 4 aprile scorso il Generale Khalifa Haftar – dopo aver condotto con successo operazioni militari nelle zone a sud ed est del territorio libico – ha deciso di spostare la propria offensiva su Tripoli, ordinando alle proprie forze di spingersi per la prima volta a ovest e ingaggiare uno scontro frontale con le forze filogovernative di Al-Serraj. L’uomo forte di Tobruk punta a ottenere il pieno controllo della Libia e delle sue risorse e ha dimostrato di essere disposto autilizzare la forza per farlo.
La battaglia di Tripoli, iniziata con le dichiarazioni del Colonnello Al-Mismari, fedele ad Haftar, che ha annunciato l’avvio delle operazioni per la liberazione di Tripoli e della Libia, ha provocato fino a oggi 174 vittime di entrambi gli schieramenti, 756 feriti e lo sfollamento di più di 15mila persone che hanno dovuto abbandonare, per motivi di sicurezza, le proprie case. Secondo fonti ONU-UNSMIL la zona più colpita è quella di Tripoli Sud, dove le forze di Haftar avrebbero attaccato infrastrutture civili, comprese alcune scuole e un edificio appartenente al Ministero dell’Educazione.
Nonostante gli appelli provenienti dalla comunità internazionale e, soprattutto, dalle Nazioni Unite, affinché non si consideri la strada militare come unica via per la pacificazione della Libia, il processo di stabilizzazione così come precedentemente inteso dall’inviato speciale ONU Ghassan Salamé sembra ormai morto, schiacciato da tre elementi: la volontà del Generale Haftar di proseguire il suo disegno di conquista del territorio e delle risorse libiche; la perdurante difficoltà della comunità internazionale di ingaggiare tutti gli interlocutori coinvolti nella scena libica; e, infine, la connivenza e il sottile tessuto di alleanze e appoggi che – a livello internazionale e regionale e a livello ufficiale e ufficioso – rendono ancora più complesso il quadro politico e sociale della Libia, che si allontana, ogni ora di più, dalla pace e dalla stabilità.

Sara Cutrona

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Sara Cutrona

Attualmente lavoro come assistente di redazione presso la sede regionale RAI dell’Emilia-Romagna, a Bologna. Ho ottenuto la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche al Polo Didattico distaccato di Forlì dell’Università Alma Mater di Bologna, specializzandomi in politica e sicurezza internazionale. Durante il mio percorso accademico ho studiato in Spagna, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Nel 2016 sono stata tirocinante presso l’Ambasciata d’Italia a Baghdad in Iraq. Nel 2019 ho ottenuto il Master di I livello in Management Politico, presso la LUISS School of Government e in collaborazione con ilSole24Ore. Dal 21 ottobre 2019 al 20 aprile 2022 ho prestato servizio come Ufficiale in Ferma Prefissata del Corpo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana, dove ho svolto gli incarichi di Liaison Officer con Unità straniere, political advisor, Ufficiale incaricato per la Pubblica Informazione. Nel 2022 ho conseguito un Master di II livello in Intelligence presso l’Università della Calabria. Fra i miei interessi di ricerca attuali: la guerra cognitiva, le operazioni di anti e counter terrorism; la cybersecurity, i processi politici e le relazioni inter-regionali dell’area MENA.

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