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    Il fattore Bloomberg

    In breve

    • I candidati si sono scagliati contro il miliardario newyorchese.
    • Il dibattito si è concentrato sulla caratura personale, oltre che politica, del prossimo candidato.
    • Le politiche di Bloomberg: Obamacare, Accordi di Parigi e aumento delle tasse per i ricchi.

     

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi Il nono dibattito democratico è stato segnato dal fattore Michael Bloomberg che ha scatenando un durissimo “tutti contro tutti” sul palco di Las Vegas.

    1. TUTTI CONTRO BLOOMBERG

    Il dibattito democratico del 19 febbraio a Las Vegas è stato senza dubbio il più duro per i candidati alla Casa Bianca.  Mentre la pressione si fa sempre più pesante a causa dell’unione tra ritmi serrati e primi risultati elettorali, sul palco democratico è arrivato l’ex Sindaco di New York: Michael Bloomberg. Se i precedenti dibattiti avevano rispettato una scaletta di temi politici ben precisa, l’incontro di Las Vegas si è trasformato sin da subito in uno scontro a viso aperto tra i candidati. Così, alla prima domanda della serata, Bernie Sanders ha sintetizzato la ragione della forza della sua “rivoluzione” e ha attaccato duramente il nuovo arrivato ricordando la degenerazione del “stop and frisk”, la misura di sicurezza messa in atto dalla polizia di New York durante gli anni dell’amministrazione Bloomberg. Elizabeth Warren ha equiparato Bloomberg al Presidente Trump definendolo un “miliardario arrogante” e portando alla luce i dubbi riguardo alcuni presunti comportamenti abusivi nei confronti delle donne. Joe Biden ha rivendicato l’azione dell’amministrazione Obama sul tema specifico dello “stop and frisk” e ha accusato Bloomberg di non aver saputo amministrare correttamente New York City.

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    Fig 1. – I candidati democratici sul palco di Las Vegas.

    2. LA STRATEGIA DI BUTTIGIEG

    L’arrivo del miliardario newyorchese sul palco democratico ha spostato l’attenzione dai piani politico-economici alla caratura del futuro candidato inquilino della Casa Bianca. Dopo una prima offensiva corale su Bloomberg, i candidati hanno aperto una serie di scontri che hanno permesso di comprendere alcune delle loro strategie elettorali. Pete Buttigieg ha giocato su due fronti con l’obiettivo di calamitare il voto moderato. Dopo essersi presentato come la terza via tra gli estremi Sanders e Bloomberg, l’ex Sindaco di South Bend ha messo in dubbio le capacità di leadership del primo rilevando una certa perdita di controllo della campagna Sanders su alcuni sostenitori particolarmente violenti sui social network. Ancora più interessante è stato lo scontro con Amy Klobuchar, figura moderata alla quale Buttigieg vuole e deve rubare elettori. Buttigieg ha dunque preso la palla al balzo quando la giornalista di Noticias Telemundo Vanessa Hauc ha messo in dubbio le conoscenze della Senatrice del Minnesota che, durante una intervista, non aveva saputo nominare il Presidente del Messico né spiegarne le politiche. Klobuchar ha prima riconosciuto l’errore e ha poi tentato di riportare il tema sul piano prettamente politico affermando di non voler classificare i cartelli messicani della droga come organizzazioni terroristiche, al contrario di Pete Buttigieg.

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    Fig. 2 – Pete Buttigieg e Amy Klobuchar durante il dibattito in Nevada, 19 febbraio 2020.

    3. LA PERFORMANCE DI BLOOMBERG

    Michael Bloomberg, impassibile e senza mai brillare per capacità comunicativa, ha provato a parare e rispondere ai colpi degli avversari. Così, la sua posizione di miliardario newyorchese si è trasformata nell’arma perfetta per battere Trump e il successo delle sue imprese è diventato un tornaconto della sua capacità amministrativa e della sua moralità. Bloomberg ha anche provato a spostare il piano del dibattito e a tracciare la sua idea politica: Obamacare, ritorno agli Accordi di Parigi e completa integrazione di Cina e India nel processo, aumento delle tasse per i ricchi (ma opposizione alla tassa sulla ricchezza come pensata da Warren). Il miliardario ha anche provato a contestualizzare lo “stop and frisk”, si è scusato e ha riconosciuto di aver perso rapidamente il controllo della misura di sicurezza.

    Elena Poddighe

    Elena Poddighe
    Elena Poddighe

    Nata a Sassari nel 1993, ho studiato in Italia, Francia e Belgio. Sono laureata in Scienze Politiche e specializzata in Relazioni Internazionali. Dopo l’esperienza Erasmus ho preso sul serio l’idea che tutto il territorio europeo potesse essere casa mia, così mi sposto costantemente da un punto all’altro, scoprendo pregi e difetti di questa nostra bellissima Europa. Non so preparare il caffè e non lo bevo, ma so cucinare e soprattutto mangiare le lasagne!

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