utenti ip tracking
domenica 17 Ottobre 2021

Il Partito democratico in vista delle midterm: quali sfide da affrontare?

In breve

  • Le elezioni di metà mandato (midterm) sono un appuntamento importante per la politica americana e la Presidenza Biden, rappresentando la possibilità o meno di portare avanti la sua agenda.
  • La reputazione di Biden nei primi 100 giorni si è attestata attorno al 57 per cento, ma la gestione della situazione afghana ha provocato un calo di consensi.
  • Il Presidente è alla ricerca di un equilibrio fra moderati e progressisti. Due figure simbolo in tal senso sono, rispettivamente, Eric Adams e Alexandria Ocasio-Cortez.
  • La sfida di Biden è anche quella di trovare accordi con i repubblicani e, in vista del 2022, di aumentare il consenso tra gli elettori democratici.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

Analisi – Dopo la vittoria alle presidenziali, Joe Biden ha cercato un equilibrio all’interno del Partito democratico, tra moderati e progressisti. Nonostante le promesse bipartisan, Biden ha per lo più governato su sole linee di partito, anche a fronte di un Partito repubblicano poco incline al dialogo. Con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, tradizionalmente vinte dall’opposizione, gli elettori democratici saranno l’ago della bilancia per misurare l’impatto che l’agenda Biden ha avuto sino a ora.

L’AGENDA BIDEN ALLA PROVA DELLE MIDTERM

Le elezioni di metà mandato rappresentano un appuntamento importante per la politica statunitense e la Presidenza in carica, delineando le nuove maggioranze alla Camera dei Rappresentanti e al Senato. Da questo dipende la possibilità per il Presidente Biden di portare avanti o meno la propria agenda politica, in un momento storico eccezionale che richiede compattezza all’interno dello stesso partito, ma anche un sano confronto con il Partito repubblicano, nel quadro post-pandemico. In generale, poi, sarà interessante capire a quali candidati gli elettori democratici daranno la propria preferenza, se a figure centriste o liberal, e su cosa punteranno i repubblicani dopo l’era Trump, tra elementi più moderati o di destra. La Presidenza Biden è stata caratterizzata finora da alcuni importanti risultati legislativi, tra i quali l’approvazione dell’American Rescue Plan, il piano di aiuti da 1.900 miliardi per la pandemia, pur senza essere riuscito a includere la proposta dell’incremento del salario minimo. Sull’altro grande progetto – American Jobs Plan – (piano di investimenti in infrastrutture da 2.300 miliardi) è ancora in corso una mediazione tra partiti. Biden sta portando avanti la propria agenda, per lo più con l’appoggio dei democratici, pur cercando un dialogo con i repubblicani sui pochi temi in cui può esserci convergenza – come gli investimenti infrastrutturali o un approccio duro con la Cina, – poiché altrimenti sarebbe difficile raggiungere i risultati sperati e ne risentirebbe anche l’esito delle midterm nel 2022. Ad esempio Obama fece approvare l’Affordable Care Act, la tanto discussa riforma sanitaria, all’inizio del mandato, quando ancora godeva di ampie maggioranze in Congresso. Alle midterm del 2010 i democratici persero poi il controllo della Camera, fatto che portò a un blocco dell’agenda del Presidente su alcuni ambiti.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Biden durante il recente “Global Covid-19 Summit” delle Nazioni Unite

COSA PENSANO GLI STATUNITENSI DELLA PRESIDENZA BIDEN

Nei primi 100 giorni di Governo il tasso di approvazione del Presidente si è attestato al 57%, una soglia che l’ex Presidente Trump non ha mai raggiunto durante il proprio mandato, ma che risulta inferiore rispetto ad altri Presidenti (vedi grafico in basso). Nel mese di settembre, complice la gestione della situazione afghana, si è aggirato attorno al 43%. Dalle rilevazioni Gallup gli statunitendi sono meno in apprensione rispetto al coronavirus e guardano alla ripresa economica con fiducia. D’altra parte le questioni razziali e l’immigrazione sono fonti di crescente preoccupazione (dati del 28 aprile 2021), insieme al tema del crimine. Tra gli slogan vincenti di Biden c’è “buy America, tax the corporations”, fidelizzando l’elettorato di sinistra per la proposta di aumentare l’imposta sulle imprese dal 21% al 28%, cui è legato il programma della Segretaria al Tesoro Yellen di una minimum corporate tax a livello globale. D’altra parte ci sono alcune proposte che mettono in difficoltà Biden, come la questione “defund the police”, richiesta dagli elettori più progressisti a seguito dell’ondata di proteste Black lives Matter dopo l’uccisione dell’afroamericano George Floyd, nel maggio 2020. Ancora, il problema dell’immigrazione illegale al confine con il Messico pone in crisi l’Amministrazione, che fatica a trovare una soluzione con appoggio bipartisan, data la generale polarizzazione esistente nella politica americana, a maggior ragione su tale questione, che rappresentava uno dei cavalli di battaglia nella campagna elettorale dell’ex Presidente Trump (e che continuerà a esserlo nelle strategie repubblicane).

Fig. 2 – Grafico sul grado di approvazione del Presidente USA. | Fonte: Gallup

IN CERCA DI EQUILIBRIO, TRA MODERATI E PROGRESSISTI

L’iter che ha accompagnato l’American Rescue Plan, monumentale pacchetto legislativo a sostegno dell’economia duramente colpita dalla Covid-19, ha confermato da una parte l’opposizione dei repubblicani, evidenziando il rischio di crescita del debito pubblico e criticando i sussidi, un “liberal wish list” che inciderà in maniera sugli “stati blu”, dall’altra parte le tensioni interne al Partito democratico, in particolare per la contrarietà dei moderati all’introduzione di un aumento del salario minimo, che in effetti non è stata approvata. La sfida attuale e futura per Biden consiste dunque su come orientare il partito nei prossimi anni, specie alla luce dell’obiettivo di portare avanti la propria agenda. Emblematiche, in tal senso, sono due figure dei poli opposti del partito: Alexandria Ocasio-Cortez e Eric Adams. La prima è diventata la più giovane a essere eletta al Congresso nel 2018 e si posiziona nelle file della sinistra più radicale, mentre il secondo ha vinto le primarie di New York per l’elezione a Sindaco e ha una lunga carriera politica alle spalle. Ocasio-Cortez punta molto sulle questioni razziali e di giustizia sociale – si ricordi che gode dell’appoggio di associazioni come Black Lives Matter e Move On – e sul Green New Deal (tema molto divisivo all’interno del partito stesso). La transizione energetica, inoltre, è un fattore chiave per la mobilitazione elettorale: la maggioranza degli statunitensi sostiene il passaggio a fonti zero-carbon entro il 2035, a prescindere che siano in Stati “rossi” o “blu”, come mostra un sondaggio di Third Way, in particolare in tre swing states come Arizona (62%), Georgia (60,8%) e Pennsylvania (64%). Adams rappresenta un trait d’union fondamentale con la working class – il cui consenso si sta affievolendo presso i democratici – e la comunità nera. Inoltre la sua campagna elettorale muove da temi di pubblica sicurezza, anche in virtù della sua lunga carriera da poliziotto, ottenendo così l’appoggio degli elettori moderati, intimoriti dagli slogan relativi a “defund the police”. La strategia generale di Biden è (e sarà) volta a trovare un bilanciamento tra i temi che stanno a cuore alle minoranze con quelli cari alla working class bianca, due constituencies determinanti, rispettivamente, nella Sunbelt (Arizona, Georgia, Carolina del Nord) e nella Rustbelt (Michigan, Wisconsin, Pennsylvania), come lo sono state nelle presidenziali del 2020.

Embed from Getty Images

Fig. 3 – Eric Adams è il front-runner del Partito democratico a New York

VERSO IL 2022

Alla luce del quadro delineato potrebbero verificarsi risultati differenti. Un primo rischio, per Biden, è l’allontanamento degli elettori centristi per via delle frange della sinistra radicale. Infatti esasperando il “politically correct” e le battaglie progressiste si rischia di inasprire il dibattito e quindi di alienarsi dei segmenti di elettorato. Uno studio di gruppi di advocacy democratici, inoltre, mostra che il partito rischia di perdere terreno tra neri, ispanici e asiatici se non presenta una agenda economica capace di rispondere alle esigenze di questi segmenti di elettorato e se non reagisce alla disinformazione diffusa dai repubblicani. Tuttavia sappiamo che tradizionalmente alle midterm il partito del Presidente in carica perde, eccetto che nel 1998, sotto l’Amministrazione Clinton, e nel 2002, con George W. Bush. Tra le ultime tornate Barack Obama nel 2014 perse 13 seggi alla Camera e 9 al Senato, mentre nel 2018 Trump non riuscì a mantenere 40 seggi alla Camera. In base alle precedenti elezioni di metà mandato il tasso di approvazione del Presidente costituisce un fattore rilevante nel determinare un aumento o una perdita nei seggi. Dal 1950 quando il gradimento risulta al di sotto del 50% il partito del Presidente perde all’incirca 37 seggi in media. Presumibilmente Biden si ritroverà nella stessa situazione di Obama, dato che misure come l’aumento delle imposte e della spesa per il welfare sono osteggiate dai repubblicani. In questo quadro ci sono però spiragli di collaborazione tra i due partiti, come gli investimenti infrastrutturali e una politica estera anti-cinese. Infine fattori come la gestione del ritiro statunitense dall’Afghanistan nel mese di agosto e le sue conseguenze possono influire negativamente (e già lo stanno facendo) sulla reputazione di Biden e sulle midterm del 2022 (sebbene le questioni internazionali siano solitamente secondarie per gli elettori americani).

Marta Annalisa Savino

Foto di copertina: “Democratic Donkey – Icon” by DonkeyHotey is licensed under CC BY

Marta Annalisa Savino

Laureata magistrale in “Relazioni internazionali” presso l’Università degli Studi di Milano, appassionata di viaggi, scrittura, geopolitica e lingue: inglese, francese e spagnolo. Ne “Il Caffé geopolitico” si occupa di Nord America e in particolare di Stati Uniti

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite