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    Piove sempre sul bagnato: il Corno d’Africa devastato dalle cavallette

    In breve

    • L’Africa orientale è alle prese con la peggiore invasione di cavallette degli ultimi 70 anni.
    • L’emergenza sta mettendo a dura prova la tenuta della regione, già gravata da povertà e terrorismo. Il tutto con la minaccia del coronavirus.
    • Le cavallette potrebbero espandersi verso la Penisola araba e il subocontinente indiano. La FAO sollecita la comunità internazionale, mentre la Cina si muove in Pakistan.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiL’emergenza ambientale che si è abbattuta sul continente africano si espande verso il Golfo Persico e il subcontinente indiano. In piena emergenza da coronavirus, la sicurezza alimentare di milioni di persone è messa a rischio.

    1. LA PIÙ GRAVE INVASIONE DEGLI ULTIMI 70 ANNI

    Sono centinaia, migliaia, e divorano tutto. Possono consumare l’equivalente di ciò che 3,5 milioni di persone mangerebbero in un giorno, e sono in grado di percorrere 150 chilometri in sole 24 ore. Sono le cavallette del deserto, una specie particolarmente aggressiva che ha letteralmente invaso buona parte del Corno d’Africa, mettendo in ginocchio un’intera regione flagellata già da guerre e povertà. Kenya, Etiopia, Eritrea, Somalia, Mozambico, Tanzania e Sud Sudan stanno affrontando la più grave invasione di cavallette degli ultimi 70 anni, con conseguenze sul piano economico e umanitario devastanti: interi ettari di colture e vegetazione divorati. Uno sciame di circa 200 miliardi di cavallette è stato registrato in Kenya, ma si teme che i numeri possano aumentare, con una diffusione rapida ed endemica in almeno altri 30 Paesi. Sulle principali riviste scientifiche internazionali viene lanciato l’allarme: le cavallette si riproducono e si spostano velocemente da un continente all’altro. Il problema non riguarderebbe solo l’Africa Orientale, ma anche Yemen, India e Pakistan. Quali sono le cause dell’acuirsi di un problema che, soprattutto i Paesi africani, conoscono molto bene? Cicloni e lunghi periodi di fortissime piogge hanno creato l’habitat ideale per la riproduzione veloce e in massa delle locuste del deserto.

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    Fig. 1 – Una foto scattata il 25 febbraio 2020 mostra sciami di cavallette appollaiati sui cespugli nella contea di Isiolo, nel Kenya orientale

    2. TRA TERRORISMO E CORONAVIRUS: COMBATTERE LE CAVALLETTE NON È SEMPLICE

    Questo disastro ambientale e umanitario sta avvenendo prevalentemente in un contesto già martoriato da guerre e fame. Basti pensare al Sud Sudan, dove, secondo un recente rapporto ONU, circa 200mila civili vivono in centri d’accoglienza delle Nazioni Unite e oltre un milione di persone versa in condizioni di povertà assoluta, e dove il fragile Governo di transizione nato nel settembre 2018 si trova totalmente incapace di gestire un’emergenza così grave. La strategia più efficace per combattere questa emergenza è spruzzare pesticidi con l’aiuto di aerei. Ma non in tutti i luoghi è facile. Nella regione semiautonoma somala del Puntland, una delle zone in cui si registra la presenza più massiccia di cavallette, è difficile se non impossibile condurre una disinfestazione accurata del territorio a causa della presenza dei miliziani di Al-Shabaab, gruppo estremista islamico. Per non parlare della situazione in Yemen: la guerra civile in corso rende inaccessibile gran parte del territorio, impedendo di fatto un intervento di contenimento dello sciame. Come riportato da Bloomberg, inoltre, l’esplodere della pandemia causata dal coronavirus sta rallentando la lotta alle cavallette in Africa orientale, perché la consegna di pesticidi e attrezzature è rallentata, il che mette ulteriormente a rischio la già precaria sicurezza alimentare del continente in un momento di per sé drammatico.

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    Fig. 2 – Volontari usano spray motorizzati per spargere pesticidi sugli sciami di cavallette, Kenya

    3. IL “GRIDO DI DOLORE” DELLA FAO E LA REAZIONE DEL MONDO

    L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha lanciato l’allarme: se non si interviene velocemente e in maniera efficace ci vorranno anni per risanare le aree colpite e lo sciame potrebbe diffondersi in tre continenti. Sconfiggere questa piaga, costa caro. Dal 2003 al 2005 sono stati spesi circa 450 milioni di dollari per contrastare l’avanzata delle locuste in Africa, che ha provocato danni per 2,5 miliardi di dollari. La FAO ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire con investimenti che ammontano a 138 milioni di dollari, che serviranno anche per sostenere le comunità colpite. Ad oggi solo 52 milioni di dollari sono stati investiti, di cui 10 milioni dalla fondazione Bill e Melinda Gates. A febbraio il Governo cinese, in piena crisi da coronavirus, ha dichiarato che avrebbe mandato un team di esperti in Pakistan per sviluppare programmi di intervento mirati. Come riporta la BBC, tra le ipotesi considerate ci sarebbe lo schieramento di un vero e proprio esercito di 100mila papere in Pakistan per fermare l’avanzata delle locuste. E non sarebbe la prima volta che la Cina ricorre a una simile soluzione: già nel 2000 il Governo aveva implementato questa strategia nella provincia dello Xinjiang. Una sola papera può mangiare più di 200 locuste in un giorno.

    Giulia Cannizzaro

    Bird Grasshopper (Ornithacris cyanea)” by berniedup is licensed under CC BY-SA

    Giulia Cannizzaro
    Giulia Cannizzaro

    Appassionata di relazioni internazionali e di diritto internazionale, con un occhio di riguardo per i diritti umani, ho studiato relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Milano. Collaboro con la trasmissione di esteri “Nessun Luogo è Lontano”di Giampaolo Musumeci, su Radio24-Il Sole 24 Ore. Sogni nel cassetto: diventare la nuova Christiane Amanpour e imparare a giocare a basket

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