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    Per tutta la giornata di ieri sono continuate le manifestazioni in Sudan, sebbene, secondo fonti dirette, alcune zone di Khartoum stiano tornando alla normalità. Dal partito di Governo giungono ad al-Bashir sollecitazioni a revocare le misure di austerità, ma, al momento, le uniche risposte sono state le promesse dell’invio di aiuti alle famiglie più disagiate e dell’aumento degli stipendi nella Pubblica Amministrazione.

     

    1. I CORTEI DI DOMENICA – A distanza di una settimana, migliaia di persone proseguono la contestazione ad al-Bashir, iniziata lunedì scorso, dopo che il Governo aveva deciso il taglio dei sussidi per il carburante, aggravando ulteriormente un sistema economico già in profonda crisi. Anche ieri, circa 3mila persone sono sfilate nella sola Khartoum (ma le marce hanno interessato anche altre città del Nord e Nordest), chiedendo le dimissioni di al-Bashir e ricordando Salah Sanhoury, l’attivista ucciso la scorsa settimana durante una manifestazione (il bilancio complessivo è di oltre 100 morti). Durante la giornata alcuni esponenti di formazioni islamiste e del Partito del Congresso Nazionale, la forza di maggioranza, hanno chiesto ad al-Bashir di revocare le misure di austerità e operare attivamente contro le difficoltà economiche, considerato che il tasso di disoccupazione è al 20%, l’inflazione al 40% e la percentuale di cittadini sotto la soglia di povertà superiore al 45%.

     

    2. PROMESSE E CENSURA – Sebbene in un primo momento il Presidente non si fosse pronunciato, in serata l’agenzia stampa ufficiale, la SUNA, ha annunciato che il Governo attuerà nei prossimi giorni una serie di provvedimenti, tra i quali la distribuzione da parte del ministero per la Solidarietà Sociale di pacchi viveri del valore di 150 sterline sudanesi (15 euro) alle famiglie più bisognose, mentre il ministero delle Finanze dovrebbe approvare un aumento dei salari del settore pubblico. Nel frattempo, le Autorità hanno imposto a uno dei principali giornali sudanesi, “al-Intibaha”, critico nei confronti del Governo, nonostante il direttore sia un parente di al-Bashir, di interrompere le pubblicazioni a tempo indeterminato. L’atto è da inserirsi nella rapida censura imposta ai mezzi di comunicazione in questi giorni, con la chiusura diretta o indiretta, a volte temporanea, di molte redazioni, tra le quali quelle di “al-Arabiya” e “Sky News Arabia”, oltre all’oscuramento di internet tra mercoledì e venerdì.

     

    3. UNA TESTIMONIANZAIl Caffè ha nuovamente raggiunto uno degli organizzatori di alcune manifestazioni a Khartoum, il quale, chiedendo di restare anonimo per motivi di sicurezza, ci ha detto che nel fronte dell’opposizione stia cominciando a sorgere il timore che le proteste possano concludersi senza esito: «In alcune zone, Khartoum è calma, ma si percepisce che non è una calma vera. Molti sono tornati a lavorare, altri sono scivolati in secondo piano. La speranza è forte, però altrettanto lo sono la paura e l’incertezza. Chi credeva che in poche ore al-Bashir revocasse le misure di austerità era sicuramente un illuso. Eppure, tutti abbiamo visto quello che è successo: ci sono stati morti e feriti, porte sfondate, lacrimogeni lanciati contro le finestre delle case. Per questo, molti di noi hanno avuto paura, e io non posso biasimarli. Dobbiamo convincere gli indecisi e gli indifferenti, perché sono anni che scendiamo in piazza e poi ci tiriamo indietro. Se ci fermiamo adesso, sarà tutto vanificato. Comunque, nei cortei si vedono sempre persone nuove, quindi qualcosa forse si sta muovendo davvero. I miei compagni e io continuiamo a lottare: se Dio vorrà, ce la faremo».

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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