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    Il Brasile tra il virus e i militari

    In breve

    • Nonostante l’aumento dei contagi, Bolsonaro continua a negare la pericolosità dell’epidemia di Covid-19 e a infrangere le misure di isolamento sociale.
    • In meno di due mesi il Governo brasiliano è stato scosso dalla fuoriuscita di Luiz Henrique Mandetta e Nelson Luiz Sperle Teich dal Ministero della Sanità e dalle dimissioni di Sergio Moro dal Ministero della Giustizia.
    • Bolsonaro, sempre più isolato, cerca l’appoggio dei militari.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiIl Brasile è ormai il Paese più colpito dall’epidemia di Covid-19 in America Latina, ma Bolsonaro continua a minimizzare sul virus, caccia i propri Ministri e cerca l’appoggio dei militari. 

    1. IL NEGAZIONISMO DI BOLSONARO

    Il Brasile è uno dei Paesi in cui la gestione dell’epidemia di coronavirus è destinata a lacerare profondamente il tessuto politico, economico e sociale. Qui il Presidente, Jair Bolsonaro, ha fatto molto discutere per le proprie posizioni negazionistiche nei confronti della malattia e ha ribadito in più occasioni che il blocco delle attività produttive causerà più morti del virus. Posizione in netto contrasto con le decisioni assunte dai governatori degli Stati federati, che hanno invece decretato il lockdown nei rispettivi territori, seguendo le raccomandazioni dell’ormai ex Ministro della Salute, Luiz Henrique Mandetta, strenuo difensore delle misure di isolamento sociale. Non contento, Bolsonaro si è rifiutato di mostrare pubblicamente il test che avrebbe provato la sua negatività al Covid-19, dopo che ben 23 persone del suo staff hanno contratto il virus, e ha continuato a uscire per le strade, creando assembramenti e postando il tutto sui social network. Azioni alquanto discutibili per le quali il Capo di Stato potrebbe rischiare addirittura l’impeachment, in quanto imputabile di “crimine comune di disobbedienza e responsabilità“.

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    Fig. 1 – Bolsonaro alza il pollice verso i suoi sostenitori

    2. IL GOVERNO PERDE PEZZI

    Negli ultimi due mesi il Governo di Bolsonaro è stato scosso dalla fuoriuscita di tre Ministri: i due Ministri della Sanità, Mandetta e Nelson Luiz Sperle Teich, e il Ministro della Giustizia, Sergio Moro, il più popolare tra i membri dell’esecutivo. L’allontanamento dei due titolari della Sanità è motivato principalmente dal loro mancato allineamento alle posizioni del Presidente. Mentre Bolsonaro continuava a minimizzare sul virus e a fare pressioni affinchè venissero rimosse le misure di distanziamento sociale, i due medici hanno preferito mantenere un approccio più scientifico, continuando a raccomandare prudenza rispetto alla completa riapertura delle attività economiche. In seguito al licenziamento del direttore generale della polizia federale, Mauricio Valexio, è stato Sergio Moro ad abbandonare il Governo. Ma prima d’andarsene l’ex giudice dell’inchiesta Lava Jato ha accusato Bolsonaro di interferenza politica sulla polizia federale, facendo così partire un’indagine che trova il favore della Corte Suprema e minaccia di acuire ulteriormente la crisi istituzionale già in atto.

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    Fig. 2 – Cittadino brasiliano protesta contro Bolsonaro davanti Palácio do Planalto

    3. TORNANO I MILITARI?

    L’epidemia di Covid-19 si è abbattuta con forza sul Brasile, già sfiancato da una lunga stagnazione economica, minacciando d’innescare una delle peggiori crisi politiche della sua storia. Da settimane i cittadini protestano per criticare la gestione dell’emergenza sanitaria da parte di Bolsonaro. Isolato e in lite con le altre Istituzioni, il Capo di Stato si sta pericolosamente avvicinando all’unica istituzione rimastagli fedele: le Forze Armate. Sin dal principio Bolsonaro ha riservato un peso notevole ai militari all’interno del suo Governo. Dopo la fuoriuscita di Teich, il generale Eduardo Palazuello è diventato il decimo militare tra i 22 Ministri che compongono l’esecutivo brasiliano. Persino il gabinetto di crisi sulla pandemia è stato affidato a un militare, il generale Walter Souza Braga Netto. Il 19 aprile Bolsonaro ha tenuto un comizio di fronte a un pubblico che invocava il golpe militare, la chiusura del Parlamento e forti limitazioni alle libertà personali. Dopo questi avvenimenti il timore che i militari possano tornare al potere appare sempre più fondato. In Brasile la tenuta delle Istituzioni democratiche era già messa a dura prova dalla corruzione dilagante, dalle difficoltà economiche e dalle crescenti tensioni sociali. La pandemia rischia di accelerare questi processi e minaccia di riportare indietro l’orologio della storia all’epoca degli autoritarismi e delle giunte militari. Una fase che speravamo, o forse ci illudevamo, di aver per sempre accantonato.

    Sebastiano Coenda

    Immagine di copertina: “Soldados” by André Gustavo Stumpf is licensed under CC BY

    Sebastiano Coenda
    Sebastiano Coenda

    Sono nato a Savona nel 1992 e cresciuto in un piccolo paese dell’entroterra ligure. Mi sono laureato, per la triennale, in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Genova e, in seguito a un periodo di studi presso l’Università di Lisbona, ho conseguito quella magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Sono un grande appassionato di politica internazionale con un forte interesse per la regione sudamericana.

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