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    Brasile 2020, i rischi di un’economia fragile

    In breve

    • In seguito alla recessione del 2015-2016 il Brasile cerca faticosamente di riagganciare la crescita economica e di riportare in equilibrio il proprio bilancio.
    • Bolsonaro persegue una politica economica liberista, volta al recupero della competitività delle imprese brasiliane, e un politica fiscale restrittiva, al fine di ridurre i persistenti disavanzi del Paese.
    • Il crollo del prezzo del petrolio e la dilagante epidemia di coronavirus rischiano di vanificare gli sforzi per il risanamento del bilancio, facendo sprofondare nuovamente il Paese in recessione.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 sorsi Proveniente da una grave recessione, il Brasile è ora impegnato a consolidare una crescita economica ancora debole. Ma la caduta del prezzo del petrolio e l’esplosione dell’epidemia di coronavirus agitano i sogni di Bolsonaro.

    1. LA CRISI ECONOMICA IN BRASILE

    Appena un decennio fa il Brasile governato da Lula Da Silva viveva un periodo di forte crescita economica, dovuta all’elevato prezzo delle materie prime e all’intensificarsi degli scambi commerciali con la Cina. Nel 2015, durante la presidenza di Dilma Rousseff, il rallentamento della domanda cinese e il crollo dei prezzi delle materie prime innescavano una grave crisi che mandò in recessione l’economia brasiliana. La crisi durò due anni. Il Pil scese del 3,7% nel 2015 e del 3,5% nel 2016, la produzione industriale crollò, l’inflazione sfondò la doppia cifra e il deficit esplose. Nello stesso periodo scoppiava l’inchiesta Lava Jato, che portò all’impeachment di Rousseff, all’arresto di Lula e all’investitura di Michel Temer alla carica di Presidente. Durante il suo mandato Temer, in seguito anch’egli arrestato per corruzione nello scandalo Petrobras, si è speso per riportare il bilancio in equilibrio, attraverso le privatizzazioni e il blocco dell’aumento della spesa pubblica, e per rendere la disciplina dei rapporti di lavoro più flessibile. Nel 2017 la crescita tornò in positivo, ma i conflitti sociali s’inasprirono e non si riuscì a concludere la riforma della previdenza sociale, la causa principale dei crescenti disavanzi del Paese.

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    Fig.1- La Borsa di San Paulo (Bovespa)

    2. ECONOMIA FRAGILE, LE RIFORME DI BOLSONARO

    Le elezioni presidenziali del 2018 sono state vinte da Jair Bolsonaro che proponeva un programma economico liberista, volto al contenimento della spesa pubblica e alla riduzione della presenza dello Stato nell’economia. Tra le varie misure promosse da Bolsonaro vanno segnalate le privatizzazioni, le liberalizzazioni, i tagli alla spesa sociale e la riforma fiscale. Il suo risultato più significativo è senza dubbio la riforma delle pensioni, da molti ritenuta indispensabile per la sostenibilità del debito pubblico. Nel suo primo anno di Governo, Bolsonaro è riuscito a consolidare la crescita economica, anche se rimane piuttosto bassa e al di sotto delle aspettative (+1,1%). Tuttavia, la crescente austerità ha colpito duramente le fasce più fragili della popolazione, determinando un malcontento diffuso e un netto calo della popolarità del Presidente. A inizio anno le prospettive economiche del Brasile sembravano migliorare quando il Fondo Monetario Internazionale ha stimato una crescita del 2,2%, ma il rapido sconvolgimento dello scenario internazionale rischia di mettere a dura prova l’economia brasiliana.

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    Fig. 2- Bolsonaro durante una conferenza stampa sull’emergenza COVID-19

    3. UN FUTURO INCERTO A CAUSA DELL’ECONOMIA FRAGILE

    A oggi, due sono i fattori di maggiore incertezza per l’economia brasiliana: il crollo del prezzo del petrolio, causato dalla disputa tra Russia e Arabia Saudita, e la crisi internazionale derivante dalla diffusione del Covid-19. A causa di questi avvenimenti la Borsa di San Paulo ha già registrato enormi perdite, dovendo sospendere le operazioni per ben due volte, il 9 e l’11 marzo. Successivamente, il Governo brasiliano è stato costretto a tagliare la previsione di crescita di quest’anno allo 0,02%. È difficile prevedere quali saranno le conseguenze complessive della crisi innescata dal coronavirus in Brasile e nel mondo. Quel che è certo è che Bolsonaro si troverà ad affrontare una congiuntura particolarmente negativa, alla quale alle tensioni internazionali e ai problemi storici del Brasile (infrastrutture carenti, scarsa efficienza produttiva, tassazione elevata, corruzione dilagante e burocrazia farraginosa) si aggiunge il rischio di una grave crisi politica e istituzionale, derivante dal crollo della sua popolarità, dalle irregolarità riscontrate nell’inchiesta Lava Jato e dallo scontro tra il Presidente e i governatori sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

    Sebastiano Coenda

    Sebastiano Coenda
    Sebastiano Coenda

    Sono nato a Savona nel 1992 e cresciuto in un piccolo paese dell’entroterra ligure. Mi sono laureato, per la triennale, in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Genova e, in seguito a un periodo di studi presso l’Università di Lisbona, ho conseguito quella magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Sono un grande appassionato di politica internazionale con un forte interesse per la regione sudamericana.

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