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domenica 25 Ottobre 2020
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    Il Canada alle prese con la Covid-19

    In breve

    • Pur essendo in teoria “pronto” all’emergenza, il Canada è stato colpito duramente dal coronavirus e le Autorità sanitarie sono state colte di sorpresa.
    • Il numero di contagi e vittime è in crescita, ma nessuno Stato ha implementato misure di quarantena stringenti come quelle europee.
    • Il governo Trudeau ha varato un piano di oltre 120 miliardi di euro per sostenere l’economia del Paese.

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    In 3 sorsi Neppure il Canada è stato risparmiato dalla Covid-19: in questo breve articolo vedremo come il Governo di Justin Trudeau ha reagito all’incipiente pandemia, e se la risposta sia stata più o meno adeguata alla gravità della minaccia.

    1. I PRECEDENTI

    Già nel lontano 2003 il Canada era stato investito dalla pandemia della SARS, il cui passaggio aveva lasciato sul terreno 43 morti su 251 infetti – principalmente a Toronto. Un po’ come tutte le altre nazioni duramente colpite dalla SARS, come la Corea del Sud, Hong Kong e Singapore, anche Ottawa si era preparata all’eventualità dello scoppio di una nuova epidemia globale, aggiornando costantemente i propri protocolli d’emergenza in caso di emergenza sanitaria di portata mondiale. I preparativi predisposti, tuttavia, non hanno impedito alle Autorità canadesi di sottovalutare la portata della Covid-19: il 29 gennaio, ovvero circa una settimana dopo l’imposizione di una severissima quarantena su Wuhan e tutta la provincia dell’Hubei, le Autorità sanitarie canadesi rassicuravano la popolazione sulle scarse probabilità che il virus arrivasse in Canada – e che, a ogni modo, ci si stava preparando per assistere le poche manciate di contagiati.

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    Fig. 1 – Justin Trudeau e la moglie Sophie-Grégoire

    2. L’EPIDEMIA

    Alla luce della situazione attuale, con oltre 50mila contagiati – inclusa la moglie di Justin Trudeau, Sophie-Grégoire – e 3mila morti, in ragione di un aumento di vittime di circa 100-150 al giorno, le parole degli “addetti ai lavori” potrebbero sembrare alquanto incaute, se non le si paragonasse a quelle dei loro omologhi, occidentali e non: del resto, come la grande maggioranza degli altri Stati, il Canada non poteva certo fare sfoggio di maggiore preparazione. Come denunciato dal Globe and Mail, uno degli organi di stampa più importanti del Paese, già nel 2010 (a seguito dell’epidemia di H1N1) un’inchiesta governativa aveva evidenziato preoccupanti carenze nel National Emergency Strategic Stockpile (NESS), creato negli anni Cinquanta con il preciso scopo di immagazzinare presidi medici potenzialmente suscettibili di un forte aumento di domanda nel caso di gravi emergenze sanitarie, e trascurato al punto che l’indagine non era neppure riuscita a trovare un preciso inventario, tantomeno a scoprire quanto adeguate fossero le relative strumentazioni. Questa denuncia non aveva dato adito a nessuna misura particolare – difatti, si era deciso di procrastinare e ritardare il ripristino del NESS sine die. Le conseguenze al dilagare della Covid-19 erano state identiche a quelle viste altrove: mancanza di ventilatori polmonari, personale medico privo di protezioni adeguate, difficoltà a reperire presidi adeguati sul mercato. Prevedibilmente Justin Trudeau aveva giustificato le mancanze del proprio Governo dichiarando che “tutto il mondo è impreparato”.

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    Fig. 2 – Assalto al supermercato a Toronto

    3. LE MISURE DI CONTENIMENTO

    Coerentemente con la costituzione federale del Paese, era toccato a ciascuna provincia elaborare una risposta all’emergenza, con il Governo centrale concentrato soprattutto sulle misure di sostegno economico e riorganizzazione della produzione nazionale per far fronte alla domanda dei presidi medici già citati – in nessun caso sono state varate misure di coprifuoco e divieto di assembramenti tout court. Anche per quanto riguarda l’economia le previsioni sono tutt’altro che promettenti: il numero di disoccupati è pericolosamente aumentato (2,2 punti percentuali, il peggiore dato di sempre) e non accenna a diminuire. Per cercare di arginare questa preoccupante crescita Ottawa si è dunque risolta a varare un’imponente misura di stimolo finanziario del valore di 120 miliardi di euro, che porterà il deficit a sfiorare l’8,5% del proprio PIL: gran parte di questa somma si concretizzerà in un sussidio per evitare licenziamenti di massa – pagando per un periodo di tre mesi i salari dei lavoratori, – per assicurarsi che il maggior numero delle imprese possa accedere facilmente al credito ed erogare delle misure di sostegno al reddito per i più poveri e per quei lavoratori che non hanno garanzie durante i periodi di malattia. 

    Vincenzo G. Romeo

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    Vins G. Romeo

    Nato nel 1997, studio Economia a Bologna. La politica americana si somma ai miei già numerosi interessi in politica internazionale, storia ed economia, in particolare dopo un fruttuoso scambio accademico alla University of California, Los Angeles.

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