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    La Francia svolta a destra?

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    Nel fine settimana si sono tenute le elezioni locali (cantonale) a Brignoles, nella Francia meridionale. La vittoria è andata a Laurent Lopez, esponente del Front National, battendo alla seconda tornata l’avversaria del partito di centro-destra UMP, Chatherine Delzers. Nonostante si tratti di elezioni amministrative di scarsa valenza per la politica nazionale, il Front National ha cavalcato il successo per accrescere il proprio consenso. Vediamo i dettagli in 3 sorsi

     

    UN VOLTO NUOVO (DEL FN) – Così è stato definito Lopez dalla leader del partito Marine Le Pen. L’approccio pragmatico e vicino alla gente del neoeletto Consigliere Generale è stato indicato come la discriminante principale che avrebbe portato Lopez alla vittoria. I temi affrontati durante la campagna elettorale, però, dicono il contrario. Il candidato del Front National ha fatto leva sul senso diffuso di insicurezza, la crescente povertà e l’eccessivo carico fiscale, una situazione comune a tutti i Paesi europei colpiti dalla crisi. Una ricetta non nuova per il Front National, che si è spesso fatto portavoce del malcontento popolare, non senza una buona dose di populismo. Il tutto condito con la consueta retorica nazionalista e nostalgica di “tempi d’oro” della nazione francese. Il mix però sembra funzionare, e il Front National torna ciclicamente ad essere protagonista della scena politica francese.

     

    TRA I DUE LITIGANTI… – Subito dopo i risultati elettorali si sono scatenati i “j’accuse” tra i rappresentanti del Partito Socialista e quelli dell’UMP. In effetti, il consueto “asse repubblicano” non è scattato, a tutto vantaggio di Lopez e Le Pen.

    I socialisti ne attribuiscono la responsabilità alla politica inconcludente e confusionaria del partito di centro-destra, che avrebbe favorito il candidato nazionalista, il quale aveva distaccato la Delzers di ben 20 punti alla prima tornata.  Il partito di Sarkozy, dalla precedente campagna elettorale, ha cercato di andare incontro agli elettori di destra nel tentativo di frenare l’emorragia di voti a favore del FN, scontentando però l’elettorato moderato, che ha mal tollerato alcune puntate nazionaliste.

    L’UMP, a sua volta, ribatte che la colpa è invece tutta socialista, soprattutto visto che Brignoles ha un sindaco del PS, e la vittoria del Front National sarebbe la prova della decisa caduta di popolarità e consenso del partito di sinistra. Non è un mistero che sia il Presidente Hollande che il Governo Ayrault siano in caduta libera nei sondaggi e meno graditi di un anno e mezzo fa, ai tempi delle elezioni presidenziali.

    Marine Le Pen ha ovviamente colto la palla al balzo, etichettando (tanto per cambiare) entrambi i contendenti come poco vicini alla gente e troppo impegnati a litigare per occuparsi delle esigenze reali dei francesi.

     

    FU VERA GLORIA? – La vittoria di Brignoles è un risultato piccolo e lontano dal rappresentare davvero la ribalta del Front National. Soprattutto visto che la

    l leader del Front National, Marine Le Pen.

    partecipazione si è attestata al 45% circa, discreta per un’elezione amministrativa, ma decisamente lontana dal fornire una prospettiva di voto più ampia. Lopez, che ora si sente più forte, mira a scalzare il sindaco socialista Claude Gilardo alle prossime elezioni. Ma i giochi sono ancora aperti. Marine Le Pen è stata abile, dal canto suo, a sfruttare un piccolo risultato per garantirsi visibilità e a provocare gli esponenti di UMP e PS che, rispondendo a tono, hanno ulteriormente caricato di significato l’avvenimento. Il risultato elettorale di Domenica non va nemmeno svalutato troppo. Il successo del FN è un campanello d’allarme e richiama l’attenzione sull’andamento dei sondaggi politici che, in effetti, danno il partito di Marine Le Pen in costante crescita di consensi.

     

    Marco Giulio Barone
    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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