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    In breve

    • Il 22 febbraio in Togo si sono svolte le elezioni presidenziali, che hanno visto la rielezione di Faure Gnassingbé, confermato alla guida del Paese per il suo quarto mandato con l’Union pour la République con più del 70% dei voti.
    • Gnassingbé è al potere dal 2005 dopo essere succeduto a suo padre Gnassingbé Eyadema, al potere nel Paese per 38 anni.
    • Nel 2017 l’opposizione era scesa in piazza per chiedere l’introduzione del limite dei termini presidenziali e le dimissioni del capo dello Stato. Nel maggio 2019, tuttavia, il Parlamento ha votato una revisione costituzionale che consente al Presidente Gnassingbé di ricandidarsi anche per il 2025 e gli concede immunità permanente durante il mandato.

    Dove si trova

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    In 3 sorsi La lunga stagione elettorale che avrebbe dovuto attraversare il continente africano nel 2020 si è inaugurata con le elezioni presidenziali in Togo, che si sono tenute il 22 febbraio portando alla conferma di Faure Gnassingbé, all’insegna della lunga tradizione che vede la sua famiglia al potere da ormai 53 anni.

    1. IL CONTESTO PRE-ELETTORALE

    Il Togo ha vissuto un periodo pre-elettorale caratterizzato dall’impopolarità del Presidente in carica e dalla sfiducia nei confronti del governo e della stessa Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI), il che emerge per esempio da alcuni sondaggi condotti da Afrobarometer, una rete di ricerca ritenuta imparziale e obiettiva. A tutto ciò si sono aggiunte le proteste di piazza iniziate nel 2017 e proseguite fino al maggio 2019 e che hanno portato all’annullamento delle ultime modifiche costituzionali, ottenendo il passaggio a un sistema di voto uninominale a due turni e alla reintroduzione di un massimo di due mandati presidenziali per una durata quinquennale, senza però valore retroattivo. Il Presidente Gnassingbé ha così potuto ricandidarsi per un quarto mandato e potenzialmente anche per un quinto nel 2025.

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    Fig. 1 – Il candidato del partito Union for the Republic (UNIR) e Presidente del Togo Faure Gnassingbé all’interno del seggio elettorale di Kara, durante le elezioni presidenziali svoltesi lo scorso 22 febbraio

    2. ENNESIMA VITTORIA PER GNASSINGBÉ

    Faure Gnassingbé è stato rieletto alla guida del Paese per il suo quarto mandato con l’Union pour la République con più del 70% dei voti. Dei sette candidati in corsa per la presidenza, tra i principali all’opposizione c’erano l’ex Primo Ministro Agbéyomé Kodjo per il Mouvement Patriotique pour le Développement et la Démocratie (MPDD) e Jean-Pierre Fabre per l’Alliance Nationale pour le Changement (ANC) che rispettivamente hanno ottenuto circa il 19% e il 5% dei voti. Dallo scrutinio si direbbe che l’ANC – fino al 2015 il maggior partito d’opposizione – possa aver ceduto il passo al MPDD. A livello nazionale i risultati non sono stati ben accolti a cominciare dalla decisione della CENI di pubblicare i risultati a livello centrale e non per collegi elettorali. L’opposizione, inoltre, non ha accettato il risultato e a pochi giorni dal voto Agbéyomé Kodjo ha presentato un ricorso alla Corte Costituzionale, accusando la stessa Commissione di aver annunciato risultati falsi, ricorso che è stato rigettato dalla corte per mancanza di prove a sostegno. Nonostante il malcontento non dobbiamo stupirci troppo del risultato del voto. Il nuovo Presidente, infatti, beneficia di una rete di sostegno capillare presso tutti i poteri dello Stato ereditata già dal padre – Gnassingbé Eyadéma – e rafforzata nei suoi anni al potere. La stessa influenza viene esercitata anche nella stessa CENI, basti pensare che essa si compone di soli 2 membri afferenti al partito di opposizione su un totale di 19.

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    Fig. 2 – Seggio elettorale di Lome

    3. OLTRE IL VOTO

    A livello internazionale i commenti sono stati piuttosto freddi. A osservare le elezioni la Economic Community of West African States (ECOWAS) e l’Unione Africana, che hanno affermato che le elezioni si sono svolte senza maggiori irregolarità ed episodi di violenza e hanno invitato ad accettare i risultati e a risolvere eventuali dispute presso i tribunali competenti. Negata invece la possibilità di osservare le elezioni alla statunitense National Democratic Institute (NDI). Infatti la CENI aveva inizialmente autorizzato la missione di osservazione elettorale in gennaio, ma il 18 febbraio le Autorità togolesi hanno revocato l’accreditamento senza preavviso. A livello geopolitico va considerato l’importante ruolo che il Togo svolge nella regione e ciò che la sua apparente stabilità rappresenta per gli attori internazionali e per il continente. Il Togo sembra infatti resistere ancora alle minacce terroristiche sempre più in aumento nel Sahel. Il cambiamento non sembrerebbe quindi auspicabile o comunque non viene supportato dalla comunità internazionale. Quale sarà la tendenza nel 2020 dei nuovi leader africani non è ancora chiaro, ma ad oggi è lecito pensare che sarà quella che tutto resti immutato, il mantenimento dello status quo.

    Veronica Frasghini

    Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

    N.d.A. Le opinioni espresse nel presente documento sono quelle dell’autrice e non riflettono necessariamente le opinioni delle Nazioni Unite.

    Veronica Frasghini
    Veronica Frasghini

    Classe 1988, nata e cresciuta a Roma, laureata in Scienze Politiche per la Cooperazione allo Sviluppo presso La Sapienza. Da sempre appassionata di politica internazionale mi interesso principalmente di Elezioni e processi di democratizzazione in Africa .Nostalgicamente amante della politica italiana dei tempi andati. Ho lavorato per diversi anni tra Khartoum, Bangui e in diversi paesi del continente africano e attualmente vivo e lavoro a New York.

     

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